Rai, spirito di rivalsa, occupazione e pochezza culturale: il crimine è consumato

La morte della Rai, che s'annuncia con clamorosi e costosi fallimenti, quando sarà certificata, avrà molti responsabili. Bisognerà leggere il delitto andando a ritroso.

Rai, spirito di rivalsa, occupazione e pochezza culturale: il crimine è consumato
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7 Novembre 2023 - 16.20


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di Adelmina Meier

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La morte della Rai, che s’annuncia con clamorosi e costosi fallimenti, quando sarà certificata, avrà molti responsabili. Bisognerà leggere il delitto andando a ritroso. L’ultima coltellata comunque è di facile lettura: l’attuale gestione, fatta di una sostanziale incompetenza, da un meschino spirito di rivalsa, da una famelica occupazione, da una disarmante pochezza culturale e manageriale.   

      Quando la Rai morirà, avrà già perso per strada l’elemento centrale del suo esistere, il servizio pubblico. Da tempo La7, lo ha fatto suo, un pezzo dopo un altro. La Rai lo avrà già perso, si, perchè in questi ultimi anni il servizio pubblico della Rai è stato come quel carico che si perdeva lentamente a inesorabilmente in uno dei film più belli di Alfred Hitchcock, “Frenzy”. Diverso assai il carico, nel film di Hitchcock era un carico di patate, quello Rai un capitolo importante della storia, non solo culturale, del Paese. Era testimonianza di storia e di democrazia insieme, se vogliamo un pilastro delle istituzioni che hanno retto l’impianto democratico dell’Italia che aveva saputo liberarsi dal fascismo ed avviare la ricostruzione, una ricostruzione difficile per un Paese con una vasta fetta di analfabetismo, con tante diseguaglianze, un Paese sconfitto per le scelte e le alleanze rovinose della dittatura. 

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Non è un caso che la lunga malattia della Rai scivoli nel coma con la destra al governo. Quella della Rai, una malattia con fasi acute importanti al tempo di Berlusconi, tempo nel quale, comunque, la Rai non varcò mai la porta della Terapia Intensiva, editto bulgaro a parte, peraltro mai stracciato pienamente.

Certo, anche quello fu un tempo con colpi pesanti alla tenuta statica del servizio pubblico, si picchiò pesantemente alle ginocchia del sistema informativo, si modificò tanto il messaggio culturale, adeguandolo al “gioiellino” Mediaset di chi teneva il banco. Non colpi mortali, ma un importante infiacchimento del corpo del servizio pubblico. Sarà il più recente passaggio da centrodestra a destra ad affilare l’arma letale. Una morte con molti responsabili, dicevamo, perchè un delitto è fatta da mandanti, esecutori materiali, complici ed anche di spettatori indifferenti che avrebbero potuto evitare delitto e morte se solo avessero fatto piuttosto che no.

E a questo punto la scena si apre e gli attori diventano tanti. Compaiono le forze democratiche che avrebbero dovuto far fare passi indietro alla politica, dare gambe autonome al servizio pubblico, strutturandolo, per esempio, come il modello inglese. Che avrebbero dovuto liberare il campo dalla presunzione e dal valore esclusivo dell’appartenenza.

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La Rai è storia di riforme mancate ed ostacolate, scoraggiate anche dall’interno e da attori esterni e interni del servizio pubblico che si dicevano distanti dai protagonisti del fallimento di oggi.

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