Quando Report parlava della galassia nera che lega Salvini, Savoini e gli oligarchi russi

L'importantissima inchiesta di Giorgio Mottola che apriva uno squarcio sul Russiagate era dell'ottobre 2019. Salvini ancora si rifiuta di parlare.

Quando Report parlava della galassia nera che lega Salvini, Savoini e gli oligarchi russi
Salvini e Savoini
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22 Febbraio 2022 - 19.19


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Salvini non condanna Putin per l’invasione del Donbass? In una puntata di Report (che oggi molti vorrebbero far chiudere) ci sono una serie di spiegazioni politiche che dimostrano come la Lega sia ambigua politicamente e che non dovrebbe far parte di alcun governo, soprattutto di salvezza nazionale.

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Non è possibile rimanere tranquilli davanti alla puntata di Report del 21 ottobre 2019 E se Salvini aveva detto di aver visto Checco Zalone, vuol dire che era stato uno dei pochi: per fortuna, oltre 2 milioni di italiani hanno visto l’inchiesta di Giorgio Mottola sul Russiagate, anche se definirlo così è riduttivo. Faremmo meglio a parlare di complotto, un piano nero per cambiare il volto dell’Europa, far implodere l’Unione Europea e usare il pugno di ferro contro le minoranze indesiderate che ‘minacciano le radici cristiane’ del Continente: in altre parole, donne e omosessuali. 

È un lavoro lungo e articolato, che comincia fin dai primi rapporti tra Matteo Salvini e Luca Savoini nella redazione della Padania, dove Salvini aveva già cominciato a mostrare – secondo la testimonianza del direttore del giornale – due dei suoi principali tratti distintivi: arroganza e assenteismo. Diverso era Savoini: un fanatico del nazismo, con tanto di immagini del Reich nel suo ufficio, che salutava i suoi colleghi con la mano tesa e sbattendo i tacchi e chiamandoli ‘camerata’. Una ‘goliardata’ la definiva. Ma Savoini di ‘goliardate’ ne ha fatte parecchie. 

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Divenne portavoce di Salvini già nel 2013, quando lui divenne il nuovo segretario della Lega. E in quell’occasione, un misterioso russo, Alexey Komov, braccio destro di uno dei più potenti oligarchi russi, Konstantin Malofeev. 
È su questo oscuro personaggio che si concentra la seconda parte dell’inchiesta. Amico di vecchia data di Salvini – lo ammette lui stesso – Malofeev è nella lista nera degli indesiderati dell’Ue: nostalgico dello zarismo, vicinissimo a Vladimir Putin, il suo obiettivo dichiarato è rendere la Russia il centro per la difesa del cattolicesimo ultraconservatore in Europa.

Le sue parole nell’intervista di Mottola contro gay e donne sono abominevoli: “Io non li chiamo gay, li chiamo sodomiti perché sono cristiano e pretendo di chiamarli con il loro nome. L’Europa non può diventare schiava dei sodomiti. Se non ci fossero i gay pride, a nessun uomo verrebbe in mente di andare con un altro uomo”. E ancora: “Le donne devono essere amate dai mariti. Solo le donne che non hanno amore diventano femministe. Bisogna riempire le donne di soldi, così non viene loro voglia di andare a lavorare e possono essere casalinghe e madri, che è il loro compito”. 


Questo disgustoso signore è uno dei principali finanziatori del World Congress of Family, lo stesso che ha organizzato la sua kermesse a Verona (dove ha parlato anche Salvini, insieme a Giorgia Meloni). Ma tutte queste cose, bene o male, erano intuibili. Ciò che emerge con chiarezza dal servizio è una stretta sconvolgente sul ruolo di Salvini nella trattativa che Savoini ebbe al Metropol: dopo le immagini esclusive, è impossibile per Salvini continuare a sostenere che nulla è avvenuto. Eppure, lui ieri sera guardava Checco Zalone. 

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