Il quotidiano dei vescovi su Voghera: "Evitare la deriva della giustizia fai-da-te"

Il direttore Marco Tarquinio dell'Avvenire nella rubrica delle risposte ai lettori: "E' la tragica espressione di una autoreferenzialità smisurata"

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire

globalist 1 agosto 2021

Il processo valuterà tutte le colpe, ma è evidente che girare armati con una pistola è già una mezza condanna, così come lo è sparare all’impazzata verso chi non può difendersi.

"Nel processo si valuterà tutto, ma è un fatto che a Voghera, per strada, un uomo armato ha ammazzato una persona disarmata, colpevole di 'irregolarità' e di 'fastidiosa' confusione mentale. Ecco a che cosa ci si riferisce quando viene giustamente, vorrei dire sanamente, evocata la necessità di evitare ogni deriva verso una 'giustizia fai-da-te', che come altre vertigini del nostro tempo è tragica espressione di una autoreferenzialità smisurata, libertina e (qualunque bandiera o bandierina si sventoli) indifferente alla vita altrui, sulla quale però si sentenzia e si decide".

Lo afferma oggi sul quotidiano cattolico Avvenire il direttore Marco Tarquinio, nella rubrica delle risposte ai lettori.

"La 'giustizia fai-da-te' a mano armata fa sempre almeno tre vittime - prosegue -: 1) ovviamente la persona che viene bersagliata, e chi a quella vittima è legato; 2) la persona che colpisce (e anche i suoi familiari), perché quel fatto di sangue - che lo si ammetta o meno come colpa - resterà comunque inciso nella memoria e nella coscienza; 3) la comunità di cui si è parte, perché la morte inferta è un choc collettivo ed è sempre un atto di follia fratricida, che proviamo a rimuovere o magari a mitizzare, ma che ha peso schiacciante e inesorabile".

"Non vorrei mai essere nella pelle di chi 'si fa giustizia' - aggiunge Tarquinio -. E non per la possibile punizione legale, ma proprio per il peso del sangue versato".