Addio a Rocco Di Blasi, firma storica de l'Unità e direttore del Salvagente

Una morte improvvisa dovuta alle complicazioni successive ad una caduta che aveva provocato la rottura del femore.

Rocco Di Blasi

Rocco Di Blasi

Claudio Visani 2 aprile 2021

Oggi è una giornata molto triste per me e credo per tutti i miei colleghi e compagni de l'Unità che hanno avuto la fortuna di conoscere e lavorare con Rocco Di Blasi, che ci ha lasciati. 

Nel mio profilo ho condiviso diversi post e articoli per ricordare chi era Rocco, l'aspetto personale, la sua carriera. Un gran bravo giornalista e una gran bella persona. Ho condiviso anche due suoi pezzi, uno sul terremoto in Irpinia e l'altro sulla redazione de l'Unità di Napoli, che sono due perle di vita e di giornalismo. Se volete - lo dico agli amici di Fb che non lo conoscevano - andate a leggerli, ne vale la pena e svelano, da soli, la sua qualità professionale e umana.

Oggi faccio fatica a scriverne. Per me Rocco è stato un capo, un maestro di giornalismo, un amico. Che ero felicissimo di aver ritrovato a Bologna dopo diversi anni in cui le nostre vite avevano preso percorsi differenti. Ci eravamo rivisti due anni fa nel corso di una visita guidata del Fai a Palazzo Marescotti, in via Barberia 4, dove c'era la sede del Pci e la nostra redazione. E da allora ci sentivamo e commentavamo a vicenda quasi ogni giorno sui social. Con la promessa di ritrovarci e riabbracciarci non appena questa maledetta pandemia ce lo avesse concesso. I ricordi sono tanti, l'emozione anche. Ma uno lo voglio condividere con voi.

 

Io l'ho conosciuto nella seconda metà degli anni Ottanta, quando fu mandato a Bologna a dirigere le cronache dell'Emilia-Romagna. Lavoravo già a l'Unità. Avevo cominciato a collaborare all'inizio degli anni Ottanta. Nel 1984 Walter Guagneli (un altro amico fraterno che da anni lotta con una terribile malattia), che era con Nevio Galeati uno dei due cronisti assunti alla redazione di Ravenna, fu chiamato a Roma allo sport (era un grande cronista di motori, pugilato e calcio) e mi fu proposto di prendere il suo posto. Io avevo già un lavoro ma la mia passione era il giornalismo e mi buttai senza esitare. Seguirono cinque anni e mezzo di gavetta, giornalista a tempo pieno de l'Unità ma assunto dal Pci con contratto da metalmeccanico (così funzionavano le cose allora). I miei primi direttori in quegli anni furono Emanuele Macaluso e Gerardo Chiaromonte. Caporedattore delle cronache emiliano-romagnole era Vanja Ferretti, un'altra cara compagna e amica che ci ha lasciati, i suoi vice erano Antonio Polito (pensate un po' che palestra di giornalismo è stata l'Unità, anche in Emilia-Romagna) e Franco De Felice.

 

Quando arrivò Rocco, nell'87 se ricordo bene, l'Unità fece pagine specifiche di cronaca per la Romagna e io diventai coordinatore di quella di Ravenna, ma sempre "in prestito" dal Pci con contratto da metalmeccanico. Una anomalia diffusa anche in altre realtà, ma che cominciava a pesare perchè faceva di noi giornalisti senza contratto giornalistico dei giornalisti di serie B. Rocco si diede molto da fare per regolarizzare queste situazioni e per dirigere una redazione di professionisti contrattualizzati.

Nel 1989, quando direttore era Massimo D'Alema, mi fu proposto di andare a fare il vice capo cronista delle Gazzette, che stavano aprendo in Romagna, con regolare contratto giornalistico. La mia casa è sempre stata l'Unità, ma professionalmente ero tentato. Rocco si battè per convincermi a rimanere e lavorò, assieme all'allora segretario della Federazione Vasco Errani e a D'Alema, per farmi assumere. Cosa che avvenne nell'autunno del 1989. Poi, finchè rimase a Bologna, fu per me un vero maestro di giornalismo. Un capo leggendario anche per le sue cazziate, ma un uomo buono, gentile, dal cuore grande. Grazie caro Rocco, quel che professionalmente sono diventato lo devo anche a te. Ti volevo bene. Mi mancherai.

 

Il fondatore di Globalist Gianni Cipriani e tutti i giornalisti e collaboratori della syndication, commossi per la dolorosa e improvvisa notizia si stringono alla famiglia