Da Franca Leosini i peggiori stereotipi sulla violenza contro le donne. E la Rai non interviene

Il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi: "La Rai ha il dovere di arrivare prima quando c’è da modificare distorsioni culturali inaccettabili ma invece...".

Franca Leosini e Sonia Bracciale
Franca Leosini e Sonia Bracciale
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16 Giugno 2020 - 17.12


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La conduttrice di “Storie maledette”, nella scorsa puntata in onda su Rai3 ha intervistato Sonia Bracciale, condannata a 21 anni di reclusione come mandante dell’omicidio dell’ex marito Dino Reatti, accusato di maltrattamenti ai suoi danni.

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Il commento fatto per Globalist da Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione vigilanza della Rai

Ancora una volta una trasmissione di punta del servizio pubblico, “Storie maledette” condotta su Rai3 da Franca Leosini, è caduta sui peggiori stereotipi a proposito di violenza contro le donne. Una donna, Sonia Bracciale, grazie alla tv è diventata vittima due volte: dopo essere stata vittima della violenza subita dal marito, in tv è diventata vittima di giudizi moralistici d’altri tempi. Sul banco degli imputati è finita lei, peraltro in carcere per la violenta uccisione del consorte, perché ai tempi del suo matrimonio non avrebbe reagito alla violenza dell’uomo, non avrebbe risposto con altrettanta violenza oppure andandosene.
Insomma, la colpa sarebbe stata in parte anche della donna, come ha detto la conduttrice. E’ chiaro che non si può pensare di accusare una conduttrice esperta come Franca Leosini di stare dalla parte degli aguzzini. Come la stessa accusa non veniva rivolta a Bruno Vespa in occasione dell’intervista a settembre 2019 a Lucia Panigalli, un’altra donna vittima di violenza. Ma se in Rai ci si trova di fronte a ben due episodi del genere, in cui parole e toni utilizzati nei confronti delle donne hanno tradito addirittura la colpevolizzazione della vittima, significa che siamo di fronte ad un problema culturale che colpisce anche il servizio pubblico.
Che le donne si trovino spesso in difficoltà quando devono denunciare, che abbiano paura per le possibili ritorsioni, che vivano una situazione critica anche a livello di rapporto umano è noto. La questione è complessa e va affrontata con grande delicatezza, ma anche con la giusta conoscenza del fenomeno.
Sorprende che la Rai, però, non abbia fatto nulla per evitare casi imbarazzanti come quelli che hanno riguardato Leosini e Vespa. La Rai ha il dovere di arrivare prima quando c’è da modificare distorsioni culturali inaccettabili, invece addirittura oggi si conferma ultima, ancora prigioniera di luoghi comuni e stereotipi.
Su questo l’amministratore delegato Salini che cosa ha fatto e cosa intende fare per garantire che situazioni del genere non si verifichino più? Il Cda, dove siedono due consigliere donne, che provvedimenti intende prendere? Il caso Leosini passerà in cavalleria, come i precedenti, senza che venga fatto nulla, oppure la Rai nominata dai cinque stelle si mostrerà finalmente sensibile alla questione?

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