Barbara Palombelli e le frasi contro il sud: della serie, quando parla il vuoto e prova a far rumore

La giornalista ha detto: "Come mai il 90 per cento delle morti avviene sempre al Nord, forse sono persone ligie, che vanno tutte a lavorare?". Ma si può?

Barbara Palombelli

Barbara Palombelli

Onofrio Dispenza 21 marzo 2020
Barbara Palombelli col suo fare in tv di chi ha ingoiato una scopa, durante "Stasera Italia" di Rete4, ieri sera ne ha detto una che, ahinoi, merita qualche parola ma solo per il rapido licenziamento della minchiata. Ha detto la Barbara, anzi si è chiesta, come se l'oggi e la Storia non abbiano saputo darle una risposta facile, facile: "Come mai il 90 per cento delle morti avviene sempre al Nord, forse sono persone ligie, che vanno tutte a lavorare?". Come se, in questi giorni di paura, al Sud il primo pensiero fosse stato quello di smettere di lavorare.
La domanda con risposta incorporata della Palombelli, figlia di ignoranza, stupidità, e malevola, è di quelle che vorremmo perderci nel tunnel che stiamo attraversando, sperando che, usciti, non avremo più a che fare con codeste castronerie. Che la vittoria sull'insidioso virus possa corrispondere alla sconfitta anche della stupidità e del malevolo è solo una speranza, un gioco dell'ottimismo necessario nel tempo buio che viviamo.
Più probabile, ahinoi, che usciti da questa notte buia saremo costretti a dover fare i conti con rinnovate stupidità, con maliziosi pregiudizi con lo strascico di sostanziali teorie della diversità che bagnano il biscotto nel bicchiere dove lo stereotipo è un liquido vomitevole.
La signora Palombelli potrebbe interrogarsi, pensare per un attimo, e pensare che al Sud è più "facile" smettere di lavorare perché continua ad esserci meno lavoro. E dovrebbe - meno distrattamente e con minor leggerezza - guardarsi attorno, osservare, per esempio, l'umanità fatta di medici e infermieri arrivati dal Sud e che negli ospedali del Nord si muove senza pausa per salvare uomini e donne.
Medici e infermieri del Sud, che il Sud hanno lasciato perché lì anche per loro non c'era lavoro, non c'erano prospettive. E che adesso si trovano in una trincea dove non c'è tempo di pensare a Nord e Sud, ad Est ed Ovest.
Famiglie e case restano lontane, ma non fa niente, hanno altre priorità. E si potrebbe continuare, oltre i medici e gli infermieri e parlare di tanti altri deboli e meno fortunati.
Ed ancora, la signora avrebbe dovuto interrogarsi su quanti giovani (un po’ più al Sud, ritengo, a pelle) in questa inaspettata, insidiosa e rovinosa emergenza, si sono ritrovati in una condizione assai più nera del già nerissimo lavoro precario che consentiva loro, comunque, di andare avanti alla giornata. Sempre sperando in una ripartizione più giusta di occasioni di crescita. Queste e tante altre le ragioni che si potrebbero discutere se il vuoto dell'ipotetica interlocuzione non fosse incolmabile.