L'intervista ad Assad: il brutto affaire sull'asse Viale Mazzini-Damasco

Ora che il caso è scoppiato e che i siriani parlano di accordi con il servizio pubblico restano da capire molte cose. E se ci sono stati degli errori non potrà finire a tarallucci e vino

Assad

Assad

globalist 8 dicembre 2019
di Adelmina Meier
Chi ha messo la Rai e l'Italia in balìa del ricatto di Assad? Chi lo ha fatto deve pagare, messo alla porta. Ne va della credibilità del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, ne va la credibilità del nostro Paese. Quel che è accaduto con l'intervista non richiesta ad Assad è incredibile e di una gravità senza precedenti in Rai. Non si ricordano episodi analoghi al mondo.
 I fatti sono riepilogati anche qui da Globalist. 
Lo stesso Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che paratie all'oltraggio delle regole forse avrebbe dovuto alzarle anche prima, in tante vicende oscure e pasticciate, oggi chiede di sapere nomi e cognomi del brutto affaire consumato sull'asse Viale Mazzini-Damasco.
 Bene, forse tra i principali responsabili c'è chi in passato ha goduto anche della benevolenza del sindacato, quando procedeva come un caterpillar a Saxa Rubra.  In realtà, per una volta le responsabilità oggi sono facilmente individuabili e sono ad alto livello, solo ad alto livello. E richiedono la severità massima, la stessa che viale Mazzini esercita, con parecchi discrezione e mai con equità, coi più deboli, con quelli che in Rai non hanno alcuna "copertura". 
Dicevamo del ricatto di Assad. Sostanzialmente riepilogo che il 26 novembre fu fatta a Damasco una intervista al presidente siriano. Ovviamente, intervista ampiamente preparata, con contatti su contatti, con assicurazioni su assicurazioni. A farla, l'ex presidente della Rai che ad Assad fece una prima intervista, anche quella accompagnata da parecchi dubbi e da polemiche.
Una intervista come quella ad Assad si fa solo con contatti forti e consolidati. L'intervista della discordia vien fatta con un accordo preciso, calendario alla mano: il 2 dicembre andrà contemporaneamente su Rainews24 in Italia e su tutti i media siriani, tutti saldamente controllati da Assad, che ha un concetto di libertà di stampa assai distante dall'articolo 21 della Costituzione. 
Chi stilò quegli accordi? Sulla base di cosa? Dopo quali valutazioni di ordine professionale e politico? Tutto farebbe pensare che quell'intervista che ora imbarazza l'Italia più che la Rai, che magari l'avrebbe nascosta sotto il tappeto, sia opera della frenetica attività dell'ex presidente Rai, ora ad di Rai Com, impegnata nel fare a gomitate con un altro ex, il misteriosamente intramontabile Orfeo. Tutti e due in corsa, con la lingua di fuori, per sedersi (nel caso di Orfeo tornare a sedersi) nella poltrona più prestigiosa dell'informazione pubblica, il Tg1.
Di certo c'è che dopo i contatti con la Siria, la Maggioni è partita per Damasco per intervistare Assad. Missione, sul piano pratico (aereo, hotel, auto, autista, ed altro) pagato da chi? Da Rai Com? E perché Rai Com dovrebbe pensare e far pesare sulle casse Rai la trasferta per una intervista a solo vantaggio di Assad, senza essere una testata giornalistica, non avendo un Tg? Tutto alle spalle di testate giornalistiche, direttori delle testate, inviati e corrispondenti di quell'area? Trasferta oltre che irresponsabilmente autorizzata, anche pagata direttamente dalla direzione generale?  Con l'ok di un Salini che di fatto avrebbe autorizzato una trasferta quantomeno bizzarra che poi avrebbe "calato" d'autorità in un Tg, magari "periferico", e più facilmente "espugnabile? 
Tutto fa, comunque, pensare che l'ad Sailni prima di far partire (e non stoppare) la Maggioni, non abbia avuto certezza, anzi non abbia proprio cercato lo "sbocco" di quella ingombrante intervista. Sta di fatto che Assad ha atteso che i patti venissero rispettati entro il 2 dicembre, ha ingoiato tre rinvii (chi lo ha avvertito dei rinvii, provando a tenerlo buono e rassicurarlo?), poi ha mandato a dire che si è rotto e che lui l'intervista (e sottolinea "come concordato") la manderà in onda sui media siriani. Bel pasticcio: sui media siriani una intervista realizzata soprattutto per l'Italia, considerando che Assad quando vuole parlare nei suoi media non ha che da ordinare. Bel pasticcio davvero, protagonista un alto dirigente Rai, ex presidente del servizio pubblico, candidata sempre a tutto, ora al Tg1 dove da sempre vorrebbe tornare, dopo quel passaggio a Rainews24 dove ha avuto (con molti silenzi e compiacenze) mano libera in tutto, in redazione con la vertiginosa crescita dei fedelissimi, e nelle attività esterne, anche onerose.
Di tutta questa vicenda, ora resta lo scoglio dell'ultimatum di Assad, Lui pretende che la Rai rispetti i patti; patti che qualcuno ha sottoscritto con lui, spendendo nome e credibilità del servizio pubblico. Due le cose alle quali potremmo assistere: un mortale cedimento della Rai e dell'Italia a un presidente che ha un bel po’ di stragi e di morti sul groppone, e che ha determinato le tante fughe di profughi che hanno attraversato mare e Balcani per investire l'Italia e l'Europa di spese e responsabilità, o una agghiacciante programmazione in Siria, solo in Siria, su ordine di Assad di una intervista concordato con la Maggioni con o senza il consenso di Salini.
Questo ultimo nodo può scioglierlo solo Salini. Se Salini dirà di aver autorizzato l'intervista, dovrà lasciare il posto; se tutto è stato fatto in maniera estemporanea e solo a cose fatte sia stata coinvolta la Rai nel suo vertice, altrettanto grave e a lasciare dovrebbe essere chi di tutto questo si è reso responsabile. Meglio entrambi. 
Comunque la si metta, un bel pasticcio che non si può chiudere come tanti altri, piccoli e grandi scandali. Questo è lo scandalo degli scandali, e in un Paese civile si sarebbe già chiuso con l'addio ai responsabili. Forse anche in Paesi con qualche criticità democratica. 
 A questo punto, un "tarallucci e vino" sarebbe la fine del servizio pubblico, già abbastanza compromesso. 
Al popolo Rai, giornalisti e no, e ai loro rappresentanti sindacali, a chi in Consiglio di Amministrazione ci è andato per rappresentarne gli interessi, arrivi il monito che se si chiudono gli occhi, le orecchie una sola volta, si sdogana il peggio. Nei viale di Saxa Rubra, sotto il cavallo di Viale Mazzini e nelle sedi opportune qualche volta si può mostrare un briciolo di indignazione.