Report, puntata shock: la galassia nera che lega Salvini, Savoini e gli oligarchi russi

L'importantissima inchiesta di Giorgio Mottola apre uno squarcio sul Russiagate. Salvini non può ancora rifiutarsi di parlare

Salvini e Savoini a Mosca

Salvini e Savoini a Mosca

globalist 22 ottobre 2019
Non è possibile rimanere tranquilli davanti alla puntata di Report di ieri sera. E se Salvini ha visto Checco Zalone, è stato uno dei pochi: per fortuna, oltre 2 milioni di italiani hanno visto l'inchiesta di Giorgio Mottola sul Russiagate, anche se definirlo così è riduttivo. Faremmo meglio a parlare di complotto, un piano nero per cambiare il volto dell'Europa, far implodere l'Unione Europea e usare il pugno di ferro contro le minoranze indesiderate che 'minacciano le radici cristiane' del Continente: in altre parole, donne e omosessuali. 
L'inchiesta di Mottola la trovate qui, sul sito di Report. 

È un lavoro lungo e articolato, che comincia fin dai primi rapporti tra Matteo Salvini e Luca Savoini nella redazione della Padania, dove Salvini aveva già cominciato a mostrare - secondo la testimonianza del direttore del giornale - due dei suoi principali tratti distintivi: arroganza e assenteismo. Diverso era Savoini: un fanatico del nazismo, con tanto di immagini del Reich nel suo ufficio, che salutava i suoi colleghi con la mano tesa e sbattendo i tacchi e chiamandoli 'camerata'. Una 'goliardata' la definiva. Ma Savoini di 'goliardate' ne ha fatte parecchie. 
Divenne portavoce di Salvini già nel 2013, quando lui divenne il nuovo segretario della Lega. E in quell'occasione, un misterioso russo, Alexey Komov, braccio destro di uno dei più potenti oligarchi russi, Konstantin Malofeev. 
È su questo oscuro personaggio che si concentra la seconda parte dell'inchiesta. Amico di vecchia data di Salvini - lo ammette lui stesso - Malofeev è nella lista nera degli indesiderati dell'Ue: nostalgico dello zarismo, vicinissimo a Vladimir Putin, il suo obiettivo dichiarato è rendere la Russia il centro per la difesa del cattolicesimo ultraconservatore in Europa. Le sue parole nell'intervista di Mottola contro gay e donne sono abominevoli: "Io non li chiamo gay, li chiamo sodomiti perché sono cristiano e pretendo di chiamarli con il loro nome. L'Europa non può diventare schiava dei sodomiti. Se non ci fossero i gay pride, a nessun uomo verrebbe in mente di andare con un altro uomo". E ancora: "Le donne devono essere amate dai mariti. Solo le donne che non hanno amore diventano femministe. Bisogna riempire le donne di soldi, così non viene loro voglia di andare a lavorare e possono essere casalinghe e madri, che è il loro compito". 
Questo disgustoso signore è uno dei principali finanziatori del World Congress of Family, lo stesso che ha organizzato la sua kermesse a Verona (dove ha parlato anche Salvini, insieme a Giorgia Meloni). Ma tutte queste cose, bene o male, erano intuibili. Ciò che emerge con chiarezza dal servizio è una stretta sconvolgente sul ruolo di Salvini nella trattativa che Savoini ebbe al Metropol: dopo le immagini esclusive, è impossibile per Salvini continuare a sostenere che nulla è avvenuto. Eppure, lui ieri sera guardava Checco Zalone.