Perché Belpietro direttore de l'Unità non è un insulto ma un ricatto

Mettere il giornalista che ha definito boia il medico di Welby e tante altre cose forse fa parte di un tentativo per spingere qualcuno che paghi i debiti per salvare la testata e riportarla nel suo ambito

L'Unità

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Daniela Amenta 25 maggio 2019

Quindi a ridosso dalle elezioni, l'editore dell'Unità che fa? Affida la direzione a Belpietro. Ogni anno il giornale, pena la fine della testata, deve pubblicare un numero per non estinguersi.


Tre pagine, un po' di foto d'archivio, il solito editoriale del poro Gramsci. Tre colleghi erano stati chiamati, il direttore doveva essere un uomo dell'ufficio stampa dell'editore Pessina messo in sella, quando eravamo vivi, da Matteo Renzi.


Scrive il Cdr: "L’ultimo affronto è arrivato questo pomeriggio all’improvviso e senza alcuna comunicazione al Comitato di redazione da parte dell’amministratore delegato Guido Stefanelli quando in redazione era in chiusura il numero speciale realizzato per evitare la decadenza della testata. Si tratta di un gesto gravissimo, un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali". 
Con tutta la stima per mio Cdr, credo che la parola insulto non sia corretta. E' un ricatto. L'ennesimo. Continua la nota del Comitato di Redazione: "La notizia della nomina di Maurizio Belpietro alla direzione de l’Unità è soltanto l’ultimo tassello di una storia iniziata nel 2015 quando la Piesse di Guido Stefanelli e Massimo Pessina ha riportato in edicola il giornale, e culminata nel giugno 2017 con la chiusura dopo mesi di attacchi ai diritti dei lavoratori e alle norme contrattuali". 
Carne da porco sulla pelle di un giornale e dei suoi lavoratori, giornalisti e poligrafici. L'hanno fatto però. Nella storia di questo mio giornale, nostro povero giornale, per un giorno, due o tre Belpietro - quello che titolava "Bastardi Islamici", quello che ha definito "Boia" il medico di Welby, quello condannato per odio etnico, quello che ha cacciato Sofri da Panorama e si è preso Freda, etc - figurerà direttore del giornale al pari di Pietro Ingrao e Alfredo Reichlin. 
Mi auguro anche solo per evitare banali contraccolpi elettorali, che qualcuno nel Pd  smetta di lasciarci soli, come è accaduto negli ultimi 10 anni, e alzi la voce contro questi macellai.