Ritirato 'Rape Day', il videogioco dove si stuprano le donne

Era uscita un'anteprima su Steam ma in seguito alle polemiche il gioco è stato ritirato. Ma l'episodio riapre il dibattito sulla morale nel mondo dei videogiochi

Rape Day

Rape Day

globalist 10 marzo 2019
Gli addetti ai lavori lo sanno bene: i cosiddetti 'nerd' sono adorabili sfigati solo nelle serie tv. La realtà è ben diversa e nasconde un substrato di misoginia, suprematismo bianco, razzismo, antisetimismo ed omofobia che fanno della comunità videoludica e nerd uno delle principali fasce a sostegno della politica più reazionaria di destra.
Oltre che nelle chat, questo atteggiamento può ritrovarsi in alcuni videogiochi che di tanto in tanto vedono la luce. Ne esistono a centinaia, persi nel mare di internet, e arrivano alla ribalta delle cronache solo quelli che hanno la (s)fortuna di approdare su piattaforme mainstream come Steam, che permette il download di un gran numero di titoli con una politica che fondamentalmente può riassumersi nel mantra 'se vende, lo commercializziamo'. Tanto che fino all'anno scorso, prima che venisse rimosso per le giuste polemiche, era possibile interpretare un killer armato di mitra in un liceo americano. 
L'ultimo titolo al centro della bufera è stato Rape Day, 'Giorno dello Stupro': destinato a un pubblico di sociopatici (parole dell'autore del videogioco), racconta le disavventure di un serial killer e stupratore seriale di donne nel corso di un Apocalisse zombie. Insomma, violenze, uccisioni, pedofilia, linguaggio osceno, necrofilia e quant'altro infarcisono il racconto del videogioco, di cui era stata pubblicata un'anteprima su Steam ma che non vedrà mai la luce, sempre in seguito alle polemiche. 
La motivazione degli sviluppatori di Steam è stata che il gioco "comportava dei rischi che la piattaforma non è disposta ad affrontare", anche se specificano, casomai ci fossero dubbi, che comunque la filosofia di Steam è quella di permettere agli artisti del videogioco di incontrare il proprio pubblico, a prescindere dai contenuti. Il che può essere anche apprezzabile, perché che i videogiochi influenzino la vita reale è una favoletta per vecchiette suggestionabili. Casomani, è vero il contrario: chi già nella vita reale ha di queste tendenze va a rifugiarsi nel mondo videoludico che gli permette di sfogarle. Il problema è tutto di morale: è giusto che anche chi nella vita trova divertente stuprare una donna abbia il suo piccolo spazio virtuale dove poterlo fare? Il dibattito è più attuale che mai, dato che è proprio nella realtà virtuale e nel videogioco che si muoverà l'intrattenimento del prossimo futuro.