La vita di Angela, 'terrona' e ballerina: una risposta a Libero

Guardando la foto della ragazza, seguendo le notizie sul suo percorso ospedaliero, emerge - vomitevole contraltare - la prima pagina del quotidiano di Feltri. Quell'oscena prima pagina.

Angela Grignano

Angela Grignano

Onofrio Dispenza 13 gennaio 2019
Lo dico subito: alla notizia che Angela Grignano poteva perdere una gamba, dilaniata dall'esplosione di Parigi, ho pensato al titolo a tutta pagina di Libero, che pensava di offendere i meridionali con l'onorevole etichetta di "Terroni". E di offendere soprattutto quei meridionali come il Capo dello Stato che, al culmine di una vita di impegno sul fronte della legalità, è stato chiamato ( per nostra fortuna ) a rappresentarci tutti. E fortuna che le ultimissime notizie dicono che Angela è uscita dal coma e che forse riuscirà a salvare la gamba, come miracolosamente la mano. Probabilmente non potrà tornare a ballare, ma questo oggi poco importa. La vita sopra ogni cosa.
Guardando la foto di Angela, seguendo le notizie sul suo percorso ospedaliero, la mano ricostruita, le preoccupazioni per la gamba, il coma, i parenti lontani, ho pensato alla sua storia, riletto velocemente la sua giovane vita, tenendo aperta - vomitevole contraltare - la prima pagina di Libero. Quell'oscena prima pagina.
Angela Grignano amava e ama la danza. L'amava fin da piccola, nella sua Xitta, periferia di Trapani, lì dove la città sposa il mare su specchi di sale. Laurea a Roma, insegnante di danza, a Parigi c'era andata per imparare di più, per imparare il francese. Per meglio disegnare il suo sogno, toccava umilmente lavorare, e così Angela aveva trovato lavoro come cameriera nell'albergo investito dall'esplosione, non lontano dall'Opera. Lavorava da cameriera all'ombra del tempio della danza. Probabilmente scelta non casuale, dettata dal cuore e dai sogni. Papà elettricista, lavoratore, lavoratrice la mamma, e un fratello sacerdote. Il sogno di Angela sbocciato e cresciuto nell'angolo più "pungente" di quel triangolo che è la Sicilia. Piede "incretato", sporco di terra e di argilla, di un Paese al quale si vorrebbero amputare i migliori valori, quelli antichi che la stessa Angela aveva fatto propri. Angela è una splendida "terrona", bella fuori, in viso, negli occhi, e bella dentro. In queste ore, da Trapani, amici, conoscenti, semplici cittadini le stanno facendo arrivare una valanga di messaggi di incoraggiamento: "Angela, ce la farai!". 
Ecco, a fronte della storia di Angela, di tanti altri giovani terroni di oggi e di ieri, quel titolo di LIBERO appare infinitamente osceno, scandaloso. Libero è un giornale, ci lavorano giornalisti, i più ci lavorano perché lavorare si deve, se si può. Ma credo che ci sia un limite, e l'indignazione è un sentimento che non può non appartenere a chi a Libero lavora e col suo lavoro, volendo o tacendo, sdogana l'osceno.