Bavaglio sulla stampa: il 90% delle querele contro i giornalisti sono infondate

I dati da Ossigeno: troppo facile far partire un procedimento penale che ha costi anche se si è innocenti e rappresenta uno strumento di intimidazione

Fnsi No-Bavaglio manifestazione del 22 novembre 2017

Fnsi No-Bavaglio manifestazione del 22 novembre 2017

globalist 16 dicembre 2018
Cose turche, anche se non siamo ancora nella Turchia di Erdogan, ma comunque in un paese che fa di tutto per delegittimare i giornalisti, rendere difficile il giornalismo e impedire una reale libertà di stampa: migliaia di querele infondate, anni e anni di processo e spese legali esose, decine di milioni di risarcimento danni chiesti ogni anno. Poi l'attesa del processo, da due a sei anni, con l'incubo di una condanna che arriva tre volte su dieci, ma quando arriva, una volta su tre prevede il carcere, con condanne che in media non superano dodici mesi di reclusione e complessivamente nel 2015 hanno cumulato 103 anni di detenzione. E' questo il tunnel in cui si trovano in Italia i giornalisti querelati per diffamazione a mezzo stampa. Dentro questo tunnel è difficile, "è molto rischioso scrivere notizie su temi delicati e controversi". "Si lavora con la spada di Damocle di un processo che può coinvolgere per anni anche chi ha agito nel modo più corretto". E' la situazione attuale di migliaia di giornalisti fotografata dal Ministero della Giustizia con i dati forniti a Ossigeno per l'Informazione, l'osservatorio sui giornalisti minacciati promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti.
"I dati vanno oltre ogni pessimistica previsione - spiega Ossigeno - Ogni anno a carico dei giornalisti ci sono 5.125 procedimenti penali che si concludono accertando che erano nati da querele infondate (quasi il 90% del totale). Ogni anno vengono avviate 911 citazioni per danni con richieste medie di 50 mila euro, per complessivi 45,6 milioni di euro. Ogni anno i giornalisti querelati spendono 54 milioni di euro per spese legali. Occorrono minimo due anni e mezzo per essere prosciolti; sei anni per una sentenza di primo grado. Questa massa di procedimenti, fra l'altro, intasa inutilmente gli uffici giudiziari, perché nella maggior parte dei casi il processo per diffamazione a mezzo stampa si conclude con un nulla di fatto e ha l'unico effetto di tenere sotto scacco il giornalista e il suo giornale".
Dal dossier di Ossigeno emerge che nell'ultimo biennio i tribunali si sono espressi su 6813 procedimenti l'anno: hanno definito 5.902 procedimenti penali e 911 cause civili. a cui vanno aggiunti 1300 procedimenti penali pendenti (arretrati). "Il che significa che la macchina della giustizia macina 567 procedimenti al mese, 19 al giorno. E probabilmente dovrà andare più veloce, perché le querele aumentano al ritmo dell'8% l'anno".
Per Ossigeno "fa riflettere il fatto che soltanto un'azione giudiziaria su sette si risolve con la condanna del giornalista accusato. La montagna partorisce un topolino, ma un topolino con denti aguzzi: ogni anno 475 dei 5902 pronunciamenti penali trattati si concludono con condanne, delle quali 320 al pagamento di multe e 155 a pene detentive che nella quasi totalità dei casi non superano un anno di reclusione, ma sommando le singole condanne si arriva ad oltre cento anni di carcere l'anno".
''Il fatto che soltanto una percentuale esigua di denunce sia convalidata da una sentenza di colpevolezza significa che moltissime querele contengono accuse infondate e pretestuose. - spiega il direttore di Ossigeno Alberto Spampinato - Molte querele e molte citazioni per danni da diffamazione a mezzo stampa sono presentate per ragioni che non hanno niente a che fare con la tutela della reputazione personale. Sono abusi del diritto che fanno girare a vuoto la macchina della giustizia, che trasformano uno strumento concepito per fini di giustizia in un'arma di intimidazione, in un bavaglio per i giornali e i giornalisti. Per fortuna moltissime querele sono fermate in fase preliminare, ma si impiega troppo tempo per bloccare procedimenti che dovrebbero essere fermate sul nascere''.
Il 70% delle querele viene archiviato dal GIP, ma in media dopo due anni e mezzo, durante i quali anche per queste il giornalista rimane imputato, deve nominare un difensore e deve pagarlo. Dai pronunciamenti dei giudici emerge che oltre i due terzi dei procedimenti è sostanzialmente infondato. Per i tre procedimenti su dieci che superano lo sbarramento del GIP, nel biennio 2014-2015 i Tribunali hanno deciso così: 26,4% Assoluzione; 32,4% Non luogo a procedere; 5,2% Prescrizione del reato; 20,4% Condanna a multa; 9,4% Condanna a reclusione; 6,2 % Altro. Questa mole di dati illustra che c'è un abisso fra la necessità di consentire alle persone di difendere la loro onorabilità e l'utilizzo distorto che si fa di questo diritto per determinare quel ''chilling effect'', l'effetto raggelante sui giornali e sui giornalisti, di cui parlano le istituzioni internazionali: quell'effetto che, per il timore di querele e di condanne, anche a pene detentive, spinge ad autocensurarsi.
"In Italia è fin troppo semplice avviare un provvedimento penale per diffamazione - denuncia Ossigeno - Con poca spesa si può accusare di diffamazione a mezzo stampa, anche senza fondato motivo, chi in realtà scrive soltanto qualcosa di sgradito. Chi muove queste accuse rischia poco: raraente gli abusi sono perseguiti, molto spesso il querelante pretestuoso non è condannato neppure a pagare le spese legali sostenute dal giornalista prosciolto".
''L'attuale legge sulla diffamazione a mezzo stampa - aggiunge Spampinato - funziona come un vero e proprio bavaglio, colpisce ogni anno migliaia di giornalisti. I dati inediti forniti dal Ministero sono inequivocabili. Nessuno può più nascondersi dietro l'alibi di non sapere ciò che accade per rinviare sine die le correzioni legislativi indispensabili individuate da tempo. E' sorprendente che il legislatore, da anni intento a riordinare la materia, finora abbia agito senza avere questa mappa della situazione reale che Ossigeno ha ottenuto dal Ministero della Giustizia. Adesso questa mappa è pubblica ed è a disposizione anche del Parlamento. Si spera che osservando questa drammatica fotografia della realtà i legislatori prendano finalmente le decisioni necessarie e conseguenti, varino le misure necessarie per impedire questa marea di abusi, per difendere attivamente il diritto di esercitare la libertà di stampa e di espressione sancita nell'Art.21 della Costituzione, per punire chi deliberatamente cerca di impedirlo''.