Gli unici giornalisti buoni sono quelli morti (e nemmeno tutti)

Tutti a piangere Antonio Megalizzi. Anche quelli che non l'hanno mai conosciuto e quelli che sull'odio alla libera informazione ci vogliono costruire le fortune elettorali

Strasburgo ricorda le vittime dell'attentato

Strasburgo ricorda le vittime dell'attentato

globalist 15 dicembre 2018
Sciacalli, puttane. E ancora giornalai, pennivendoli. Bugiardi, faziosi, iene. Vergogna, vergognatevi, campate con i soldi pubblici, venduti.
E poi insulti, ‘andate via’ quando si va da qualche parte, magari un raduno politico. Spintoni, testate, diffide e denunce. Tante denunce. Anche infondate, perché basta la denuncia a intimidire.
La lista degli epiteti e delle intimidazioni è lunghissima.
Poi muore Antonio Megalizzi e tutti si affrettano a commentare. Pochi insulti (per fortuna) e tante tante parole.
Di chi l’ha conosciuto e piange un amico e un compagno di lavoro.
Ma anche di chi non l’ha conosciuto e lo chiama Antonio manifestando una vicinanza che non c’è mai stata.
Ma anche quelli che in questi anni si sono spesi nella ‘caccia al giornalista’ non meno rispetto alla ‘caccia al negro’, visto che l’odio contro la stampa fa cassetta. Quelli che tentano di delegittimare a suon di insulti e menzogne il ruolo di giornali e giornalisti.
Tutti contriti e commossi nel ricordo di Antonio.
Così viene amaramente da pensare che gli unici giornalisti buoni sono quelli morti. E certe volte nemmeno basta.