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L'ipocrisia del Tg1 che censura gli occhi di Amal, morta a 7 anni di fame e indifferenza

Erano l'unica cosa umana rimasta in un corpicino che non hanno neanche gli animaletti abbattuti e lasciati a lungo ai margini della strada.

Amal
Amal

Onofrio Dispenza

4 Novembre 2018 - 11.51


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Di Amal, 7 anni, morta di fame, dopo che gli stenti della guerra, la più atroce, l’avevano ridotta pelle ed ossa, il TG1 delle 20 di sabato sera ci ha censurato gli occhi. Erano l’unica cosa umana rimasta in un corpicino che non hanno neanche gli animaletti abbattuti e lasciati a lungo ai margini della strada. Gli occhi, quelli che avremmo dovuto osservare a lungo per avere coscienza di quello che accade in Yemen come in tanti altri angoli del mondo sfregiati dall’ingiustizia, quelli il TG1 ce li ha censurati.

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Negando così ad Amal il diritto di mandare al mondo un messaggio straziante e doloroso. Si è negato ad Amal quello che avrebbe voluto urlare con gli occhi, lei che non aveva più la forza di piangere. Amal così è morta due volte. E per l’ennesima volta si è sferrato un duro colpo alla credibilità della nostra informazione nel mondo, che si ripresenta come pavida, sostanzialmente ignorante e provinciale. Colpa e responsabilità di chi il TG guida, che con una scelta così miope ha fatto torto allo stesso corpo redazionale, oltre che a chi guardava, immaginando gli occhi oltre il velo della censura. Un torto anche a chi il servizio, con sensibilità e partecipazione, si era fatto carico di realizzare. Nelle ore in cui l’urlo di Amal veniva censurato, Amal nel mondo coi suoi occhi era l’icona del mondo intero che soffre. E con i suoi occhi enormi per un corpo ridotto piccolissimo dalla fame, attraversava giornali e tv, scandalizzando, come è giusto che fosse. Non è la prima volta che accade, alcuni direttori, con una interpretazione di comodo della carta di Treviso, hanno quotidianamente preferito mettere il ferro dietro la porta, oscurando e sbianchettando. Pratica da ufficio di ragioneria, “filosofia” dilagante che sarebbe bene fermare.

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Proprio nel nome di quella Carta di Treviso che intanto va letta, poi letta bene, poi applicata con intelligenza ( se c’è ) e con coscienza ( pure questa se c’è ). Dice la Carta di Treviso:”Al bambino coinvolto come autore, vittima o teste – in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l’assoluto anonimato”. A chi ha censurato l’urlo di Amal chiediamo di aprire un dizionario e leggere alle parole “cronaca” e “storia”. Gli occhi di Amal appartengono alla Storia, la mano che li ha censurati, che ha soffocato il suo ultimo urlo, alla cronaca. Piccola cronaca di piccole scelleratezze.

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