Avvenire difende la giornalista che empatizza con il killer di Francavilla

Siamo stati i primi a contestare Marina Rinaldi che ha solidarizzato con il "pover'uomo" che ha sterminato la sua famiglia. Ma noi non facciamo campagne di odio, semmai solleviamo riflessioni

Fausto Filippone
Fausto Filippone
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25 Maggio 2018 - 17.16


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Il direttore di Avvenire Marco Tarquinio replica a Globalist e ad un gruppo di lettrici che si sono indignate per l’articolo di Marina Corradi sulla tragedia di Francavilla dove un uomo, Fausto Filippone, ha ucciso la moglie e la figlia, e poi si è tolto la vita. Tarquinio replica e difende l’operato della sua giornalista che in un pezzo-commento ha empatizzato con “il pover’uomo” senza però manifestare a nostro dire (e non solo) medesima solidarietà con le vere vittime di questo dramma: una mamma e la sua bambina. Di questo abbiamo dato conto ieri mattina con un articolo della nostra Claudia Sarritzu.

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Scrive Tarquinio: “Come trasformare questa “lettura” proposta sulle pagine del giornale che dirigo e da me progettata, lettura criticabile liberamente, ma che non si può amputare di una delle sue parti se non costruendo una caricatura, in una pagina “di empatia con l’assassino”? Con una piccola campagna all’insegna dell’indice puntato e del Marina Corradi si vergogni e Marco Tarquinio si scusi e l’articolo venga rimosso e cancellato e fatto idealmente a pezzi. Cosa che si sono premurate di fare una collega giornalista sul sito “Globalist” e una blogger sul sito del “Fatto Quotidiano”… So bene quanto e come montano e quanto e come mentono certe ‘campagnette’ via internet (e social) che producono «tanta indignazione». Ne subiamo di cicliche, e ci arrivano addosso dalle più diverse direzioni, ma non ci fanno perdere voce e serenità e determinazione. E non ci facciamo zittire o limitare nell’informazione e nell’opinione proprio perché ‘campagnette’ di questo tipo non propongono soltanto una libera critica, ma vogliono punizione e ludibrio e censura. No, non censuro e non mi faccio censurare. Accetto critiche e malcomprensioni, faccio i conti con l’errore se in coscienza ritengo di averlo compiuto o lasciato compiere, ma non censuro. Non amputo della sua parte femminile, dedicata a un uomo che ha ucciso e che si è ucciso, la duplice riflessione che ho deciso di offrire ai lettori tra il 21 e il 22 maggio 2018. E continuo, accanto a Marina, a vivere, a credere e a lavorare schierato senza esitazioni dalla parte delle vittime e convinto che “pietà non è morta” e si potrà fare giustizia senza vendetta e informazione senza anatemi se ci sarà qualcuna e qualcuno che sa accostarsi persino a un assassino e guardare e vedere il «pover’uomo», straziato dal male, che lui è”.

Ne prendiamo atto. Poiché non è nel nostro stile vestire i panni degli haters, ci limitiamo ai fatti. E alla possibilità che anche ottimi professionisti, quali sono i colleghi dell’Avvenire, possano incorrere in qualche errore. Chi è senza peccato, d’altraparte? Nel frattempo forse lo stesso direttore di Avvenire ha sottovalutato ‘la campagnetta’, come la definisce, che è approdata su Change. Org con la richiesta di rimozione dell’articolo. Una riflessione senza barricate, direttore Tarquinio,  forse non ci starebbe male.

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