La Rai e il job posting: merito o foglia di fico?

Se il risultato per gli uffici di corrispondenza sarà quello "annunciato", non escluso il ricorso legale e alla magistratura.

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globalist 13 aprile 2017

di Adelmina Meier


Alla fine potrebbe esserci chi decide di affidare tutto nelle mani di un avvocato a passare direttamente alla valutazioni di un magistrato. La Rai è la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo e questo impone regole e trasparenza. Questo, se il risultato apparisse così clamorosamente scandaloso e si confermassero le voci della vigilia che non sembrano proprio legate al merito, ai titoli, alle competenze e alla qualità del curriculum. Ad essere nel mirino, il job posting che la Rai ha introdotto da tempo. Inizialmente salutato come novità (frutto di un accordo sindacale) che poteva offrire occasioni a tutti i giornalisti, oggi è messo sotto accusa perché appare la foglia di fico per perpetrare vecchi metodi, ma zittendo ogni protesta perché, appunto, a suo tempo concordato col sindacato. A Saxa Rubra e in Rete non si parla d'altro e si commentano le voci sul risultato annunciato a proposito del mega job posting per gli uffici di corrispondenza all'estero: New York, Parigi, Berlino, Istanbul, Mosca. In cima  alle partecipazioni, gli Usa e Parigi. Per concorrere, bisognava essere caporedattore, vice, caposervizio e/o inviato da almeno tre anni. E già questi paletti hanno ristretto il campo d'azione ed escluso competenze. Dicevamo delle voci, accompagnate da indiscrezioni di stampa. Voci e indiscrezioni che hanno fatto pensare a bandierine con nome e cognome già ficcate su questo e quell'altro ufficio di corrispondenza. Imprudentemente, pare ci siano candidati che non hanno nascosto di aver già preparato le valige. Unico loro dubbio dove dovranno andare. Ma hanno esposto a chi di dovere il loro gradimento e la scala dei desideri. Indiscrezioni parlano di un candidato papabile che non si è mai occupato di esteri, di un candidato che ha fatto un numero di servizi calcolabile con le dita di una mano, due mani al massimo. Certo è, suggerisce un dirigente, che attorno a questo job posting "si è scatenato l'inferno". "La politica mai così protagonista....",aggiunge". 


"Il job posting, questo job posting? È come la favoletta del “Re nudo”...- scrivono sui social quelli di Saxa Rubra - tutti lo sanno e nessuno lo dice. Alla Rai, dobbiamo ancora trovare il bimbo ingenuo che abbia il coraggio di dire che sì, effettivamente, il Re è nudo...".


 E un altro ancora:"Il Job dovrebbe essere obbligatorio, ma per la scelta dei direttori...". "Tutti sanno chi vincerà il job - aggiunge un altro - vedremo se le voci e le indiscrezioni saranno smentite, ce lo auguriamo. Se questo job posting per il risultato sarà capace di ribaltare i metodi e le previsioni, felici di esserci sbagliati...Ma, sono addirittura usciti articoli che scrivevano in anticipo  i nomi di chi avrebbe ricoperto le posizioni...". Intanto, sono iniziati i colloqui, pare si proceda speditamente. Perché tanto vale chiuderla presto o perché così si potrà interrompere la costosa catena di sostituzioni? Nell'attesa, unica cosa certa, e assai contestata, il fatto che nei passati job posting e in quelli in. corso non si è mai conosciuta la graduatoria finale, mai pubblici i criteri di scelta, mai la possibilità di una comparazione dei titoli, delle competenze, conoscenze e del percorso culturale e professionale. "Trasparenza zero - nota uno che al job posting ci partecipa - chiederemo che siano resi pubblici i curricula di chi l'ha spuntata e di chi è stato escluso. A meno che non ci siano chiari segni di cambiamento, scelte di merito che escludano quelli di questo o quell'altro salotto, l'amico dell'amico, quelli che ritornano ad ogni occasione e che utilizzano la loro attuale posizione per agganciarsi a utili carri vincenti".