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I media ipocriti che piangono Tiziana e divulgano dettagli sulle foto di Diletta

Il telefonino della giornalista Sky è stato hackerato e alcune sue foto privatissime insieme a evidenti fotomontaggi, in queste ore sono distribuite in rete da moltissime persone

Diletta Leotta
Diletta Leotta

Claudia Sarritzu

21 Settembre 2016 - 11.11


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Soltanto pochi giorni fa abbiamo pianto la 31enne napoletana Tiziana Cantone, che si è tolta la vita dopo due anni di stalkeraggio, offese e umiliazioni, per un video intimo finito in rete contro la sua volontà e rilanciato non solo dai dementi che popolano il web, ma anche da giornali e televisioni.

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Ora, il caso della giornalista Sky Diletta Leotta. Il suo telefono portatile è stato hackerato e alcune sue foto privatissime di alcuni anni fa, in realtà insieme ad evidenti fotomontaggi, in queste ore sono distribuite in rete da moltissime persone, non solo uomini ma anche tante donne a caccia di un difetto fisico della giornalista, per sentirsi meno brutte.

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La Leotta ha subito sporto denuncia alla Polizia di Stato chiedendo che si dia inizio all’azione penale contro chiunque risulti concorrente di tutti i reati perseguibili e cioè della pubblicazione e distribuzione delle foto, come si legge in una nota dell’ufficio stampa di Sky.

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Gli stessi che una settimana fa si indignavano per la vicenda di Tiziana, oggi vanno a caccia delle foto “hot” della giornalista dimostrando ancora una volta che l’ipocrisia ci caratterizza più di un piatto di pasta o un mandolino. Gli stessi giornali che avevano recentemente accusato se stessi di essere stati complici del bulli da tastiera hanno subito rilanciato la “notizia” con dettagli sul dove reperire le foto dell’hackeraggio ai danni della giovane donna, che in queste ore ha detto di sentirsi profondamente offesa e preoccupata per le ragazze ancora più giovani e più fragili di lei che stanno, o dovranno, affrontare un attacco simile.

In una società in cui un paio di tette e un culo non sono più dei tabù, che vengono mostrati in prima serata, c’è ancora questa morbosità nei confronti di un corpo femminile ormai abbondantemente sdoganato. Forse ciò che attira oggi è mettere alla berlina e quindi al pubblico ludibrio il nostro corpo per poterlo offendere e umiliare dietro a una tastiera coperti dall’anonimato. Una folla medievale che dalla piazza cittadina si è spostata a quella virtuale dei social network, da raggiungere comodamente dal salotto di casa propria. Difficile trovare parole che possano definire un tale comportamento. Schifo! Schifo per una società che ama spiare dal buco della serratura e sfogare le proprie frustrazioni contro il capro espiatorio del momento. Spesso e volentieri Una donna e il suo corpo.

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