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Sinistra proposta di Debenedetti: la tv pubblica andrebbe spacchettata e messa in vendita

Rai

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globalist 6 agosto 2016

di Adelmina Meier


E finite le (strumentali) polemiche sulle nomine Rai, ecco, oggi, il solito Franco Debenedetti di turno che ormai senza pudore rilancia dalle pagine del Sole 24 Ore la soluzione ai problemi Rai: privatizzarla e spezzettarla. E senza pudore ammette (come avrebbe potuto non farlo) di essere consigliere di Cir, gruppo Espresso. In questa veste, cosa chiede: spacchettare e vendere, e a prezzi stracciati, visto il calo del mercato pubblicitario. E così i Debenedetti si comprano, facile facile, i canali TV che vogliono. Partiamo da questo tema reale, che vorrà dire tagli e poi tagli, e poi tagli ancora, per passare alla falsa trincea della libertà che una orchestrata regia ha messo in piedi nei giorni scorsi per provare a difendere la posizione di Bianca Berlinguer al Tg3. Posizione più personale, poggiata su un bel gruzzolo annuale, che altro. Dalla tanta polvere sollevata attorno ad una diversa direzione del Tg3, dopo ben sette anni di dominio, rimane sempre qualcosa sul quale non sputare: una striscia quotidiana di mezzora, dalle 18 e 30 alle 19 quando arriva la sigla del Tg3 e due approfondimenti settimanali la sera, questi da definire. Sulla Terza Rete, quella della Bignardi. Vedi caso, nel progetto fa capolino Santoro, che in pratica dovrebbe essere l'autore, l'ideatore, con la Berlinguer conduttrice,  mansione che le riesce meglio. Santoro dunque, che non è distante dagli interessi di quel Fatto Quotidiano che sulla difesa della posizione della Berlinguer si è giocata per giorni la prima pagina. Se cadeva la Berlinguer cadeva la libertà. La Berlinguer è caduta, ma in piedi, senza tzunami alle tasche. E noi non siamo la Turchia come Freccero era arrivato a dire. La ex avrà una striscia, incassa pure Santoro. Liberi come ieri, forse un po' di più, a leggere i pensieri di queste ore che arrivano in Rete dall'interno del Tg3 liberato. "Avremmo voluto vedere Brunetta e Freccero sette anni con lei...", Sette? Un solo anno bastava...". Brunetta e Freccero. Nella saga in difesa della Berlinguer le cose più spassose le hanno detto loro, zittiti però dalla battuta di tutte le battute, quella finale della stessa direttora grosso modo così riassumibile: "In questi anni abbiamo difeso chi ha lamentato ingiustizie...". Al Tg3 in molti si sono detti "Se è una battuta è carina, ma fuori luogo...". Perché nel bilancio di sette anni di direzione Berlinguer, oltre al calo di ascolti rispetto alla direzione Di Bella, e al tracollo di ascolti per l'approfondimento della sera, c'è il pesante clima istaurato in redazione: cause perse per demansionamento continuato, soldi sborsati ( dalla Rai ) per altre situazioni di sofferenza da sanare, una lista di cattivi - dicono al Tg3 - stilata sulla base solo della fedeltà indiscussa. All'inizio, nella lista nera, in capo alla lista c'era quel Luca Mazzà che fu costretto ad emigrare ( come tanti altri ) e peregrinare da una testata all'altra, e che ora torna da direttore, sulla sedia dalla quale, su richiesta di viale Mazini si è dovuta alzare la Berlinguer. Cerrto, c'è da vedere come finirà con la soluzione di pessimo gusto pensata dai vertici Rai, quella striscia informativa affidata alla direttora allontanata dal Tg3. Striscia a ridosso del suo ex Tg e che al Tg porterà ogni sera. Pessimo gusto, soluzione destinata a fare scintille. Anche perché sulla striscia convergono tre caratterini non male: Bignardi, Santoro, Berlinguer. Ne vedremo delle belle. Se non lo hanno fatto apposta, non capiscono di Rai e va ripensata l'idea di chi li ha messi lì.