Totonomine Rai tra sorprese e follie

Alla fine il Dg Gubitosi ammette che bisogna cambiare quasi tutto ai vertici di reti e testate. Le anticipazioni fanno tremare. Speriamo sia soltanto gossip. [Ennio Remondino]

Ennio Remondino 12 novembre 2012
[b]di Ennio Remondino[/b]



[b]Amministrare con decenza.[/b] Non conosco, o meglio, non considero pertinenti né frequentabili, i criteri di selezione di attitudini a responsabilità aziendali affidate ai Consigli di amministrazione. Responsabilità diverse ed etica -temo- variabile. Tra noi giornalisti di strada -da distinguere da quelli di gerarchia e di carriera- le valutazioni di affidabilità sono di fatto elementari. 1) Bravo/a, non bravo/a. 2) Affidabile sulla notizia. 3) Leale o carogna su spazi di lavoro condiviso. 4) Coerenza comportamentale e di idee. 5) Quantità di opportunismo carrieristico. Facile facile. Provo ora a tradurre per la possibile chiave di lettura di chi dovrebbe progettare editorialmente il futuro Rai.



[b]Bravo/a a fare che?[/b] La bravura dei singolo reporter è materia articolata e complessa (detta alla Nuccio Fava). Uno/a può essere eccellente cronista sui fatti e pessimo narratore o divulgatore in diretta tv. Oppure, essere bravo/a a condurre un telegiornale e non aver mai percorso una strada non asfaltata del mondo. La percezione della complessità degli elementi che si nascondono dietro i fatti e la capacità di farli intendere nella sintesi di un pezzo da Tg fa la differenza di quello che Roberto Morrione chiamava il “pescaggio”. Quanto uno riesce ad andare sotto la superficie della notizia. La tuttologia rivendicata di materie e competenze, tra noi di strada, è allarme rosso di poca affidabilità.



[b]La notizia è sempre elastica.[/b] La notizia, come la obiettività, è virtù teologale per il giornalista. L'onestà è il solo vero obbligo da pretendere. Sempre di più, in vicende politiche o eventi internazionali anche di conflitto, il “fatto”, ciò che è accaduto e che sta accadendo risulta esso stesso incerto. Se vuoi incassare l'attenzione del momento, il clamore, lo proponi come “fatto”, se sei onesto parli di “ipotesi”. Distinguo chiave e discrimine, soprattutto se l'autore/autrice dovesse mai un domani assumere ruoli di comando e coordinamento del lavoro altrui. La prima bomba su Baghdad o Romey vincente con l'1 per cento di schede scrutinate è giornalismo alla Emilio Fede.



[b]La lealtà non è più una virtù.[/b] Le redazioni sono una micro società di lavoro dai meccanismi complessi. Collaborazione come regole, concorrenza personale come vocazione. La mediazione tra atteggiamenti opposti distingue il collega “buono/a”, dalla “carogna”. L'amicalità formale è la regola, la diffidenza è la sopravvivenza. La valutazione ed il distinguo tra Bravo collega e Carogna è ovviamente soggettiva, ma il giudizio complessivo di una redazione difficilmente sbaglia. Nella storia del giornalismo gli esempi di discrasia di giudizio tra editore e redazione sono infiniti. Sempre la storia dimostra che alla fine, pagando prezzi inusitati, aveva sempre ragione la redazione.



[b]La rosa dei Venti.[/b] Visto che parliamo di Rai, la cosiddetta “affidabilità” politica del giornalista diventa punto chiave. Meglio affidabile che bravo, pensano ancora in molti che governano le carriere. Su questa voce (punto 4, Coerenza comportamentale e di idee), le variabili sono infinite, spesso regolate da come tira il vento. Vocazione velista di certo giornalismo. Mai di bolina, ma sempre vento in poppa. Comportamenti personali e coerenza politica solitamente si muovono in parallelo. L'umile che diventa prepotente col grado, già ti dice della predisposizione al successivo passaggio dalla salsiccia proletaria delle feste dell'Unità al Tea Party di rigido modello americano.



[b]L'ambizione di qualità. [/b]Il giornalismo è un mestiere di grinta e di ambizione. Con molte differenze al suo interno. La più netta è tra chi per prima cosa insegue la notizia e chi invece cerca di sistemasi soprattutto la carriera. L'ambizione, nei limiti di una coerenza professionale, è valore che distingue la capacità di eventuale leadership. La prepotenza a gomitate -ove mai fosse- prepara soltanto situazioni di conflitto redazionale distruttivo per la testata e difficilissimo, successivamente, da recuperare. E' per questo che non invidio il CdA Rai chiamato (oltre il tempo massimo), a decidere molti cambi al vertice di reti e testate. Sperando che certe anticipazioni siano solo uno scherzo.






{{*ExtraImg_61727_ _140x90_}}  LA QUESTIONE RAI













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