Sveglia ragazzi che la Rai affonda

Apprendistato concesso ai nuovi vertici Rai, azienda sull'orlo dell'abisso e piccole operazioni contabili. TG (Tarantola-Gubitosi) battete un colpo. [Ennio Remondino]

Ennio Remondino 9 novembre 2012
[b]di Ennio Remondino[/b]


[b]“Sgottate”, che la nave affonda. [/b]Il tempo di conoscere, valutare, pensare alle soluzioni lo hanno avuto. La signora Anna Maria Tarantola, Presidente e banchiera, sta portando un po' di compostezza nel porsi televisivo della parte femminile, e ciò è buono. Ma non rilevante. Il giovane manager Luigi Gubitosi, nonostante l'età, pare meno scattante del previsto. Aggiustamenti finanziari, a partire dalla cassaforte pubblicitaria Sipra. Ricollocazione di un po' di usato insicuro, e un po' di arruolamenti esterni per posizioni non tutte strategiche. E poi? Chi si aspettava severità alla Fornero, si deve accontentare, al momento, di un po' di Spending Review. Risparmiucci da trasferta con varie eccezioni -vedi l'incontenibile missione elettorale americana- e il resto tace. O almeno non è noto pubblicamente. E l'immagine, impressione superficiale e maligna -vogliamo sperare- è quella di uno Schettino che, di fronte allo squarcio nella chiglia della Concordia, dia l'ordine all'equipaggio di usare i secchi per evitare l'affondamento.



[b]La nuova tv è marziana. [/b]I fatti reali sono altri. Parlano i numeri e ci dicono di una crisi editoriale dell'intero sistema radio televisivo italiano, pubblico e privato, di fronte a tre elementi che sono inamovibili, come gli scogli dell'isola del Giglio. 1) La caduta per crisi produttiva dei gettiti pubblicitari, comunque destinati, anche in caso di ripresa, ad una redistribuzione meno monopolista per in settore televisivo. 2) La digitalizzazione e lo sparpagliamento degli ascolti con un superamento progressivo ma inarrestabile delle reti e testate generaliste. 3) La sfida del Web che già si sta mangiando i giornali stampati e che presto farà anche buona televisione. Dati di fatto che impongono scelte strategiche innovative. E rapide. Scelte di politica aziendale. Scelte editoriali da valutare e da far avallare dal Consiglio di amministrazione, rimasto apparentemente nel limbo della sua sostanziale impotenza, a fronte dell'ordinaria amministrazione delegata con maggiori poteri ai due “Tecnici”. Cari TG, la politica incombe!



[b]Tecnici impolitici? [/b]Scegliere una politica editoriale di indirizzi per le tre reti generaliste, ad esempio. Che non può essere più quella delle appartenenze di partito. Scegliere il modello di offerta diversificata (per contenuti e interessi di ascolti), e dei direttori all'altezza. Insomma, gentile direttore generale Gubitosi, deve decidersi a sporcare le sue eleganti scarpe nella fanghiglia della sotto politica di clienti, servi e presunti padroni in decadenza. Fosse mai vera l'illazione giornalistica di un suo stop al cambio ai vertici della ReteUno per intervento del capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, ne saremmo tutti sconvolti. A) Per la dignità del suo ruolo. B) Perché dare retta a Cicchitto (fosse anche attraverso la sua portavoce reggi microfono), sarebbe come credere che Ruby era nipote di Mubarak. Fuori tempo massimo. Quindi, se l'operazione RaiUno andava fatta, si faccia, o attraverso nuova fiducia a Mazza o attraverso un nuovo Leone. Basta ordinaria amministrazione e fuori gli attributi, professionali.



[b]Direttori basso costo cercansi. [/b]Le cronache, se anche arricchite di qualche aggettivo di troppo, sono precise e impietose. C'è un intero staff di direttori di rete e testata da rinnovare. Prossima fine della proroga pensionistica per Alberto Maccari al Tg1. La sfiducia al direttore dei giornali radio Antonio Preziosi pende come una mannaia. Guerriglia quasi siriana al Tg3, con precipizio di consensi auditel. RaiNews24 in tensione perenne, in attesa di una “mission” aziendale precisa e di risorse adeguate. Il dopo Mineo, insomma. Poi Tg2 e Tgr. Riforma strutturale dicevamo. Di indirizzi editoriali prima che di persone. Anche se resta poi il rebus del riciclo degli ex. Scadendo per un attimo anche noi nei “si dice”, ne esce una giostra inestricabile. Antonio Di Bella al Tg1, ad esempio, con la garanzia di un suo moderatismo collaudato. Con l'opzione scomoda della caratteriale Bianca Berlinguer alla ReteTre. Ex vice trombati ora direttori protagonisti forse al Tg3 e a Rai News. Corrispondenza estera per chi resta fuori.



[b]Risorse interne come obbligo. [/b]Probabilmente, ad avere frenato sino ad oggi alcune scelte editoriali operative, è stato il limite non scritto ma vincolato da buon senso e buon gusto. Difficile giustificare un costoso arruolamento esterno -la vicenda Minzolini ancora brucia- a fronte di oltre mille 900 giornalisti tra cui scegliere. 300 di loro già impegnati in un ruolo dirigente. O porti via il direttore alla Bbc, o ti adatti alla scelta interna. La migliore professionalmente. E su quel fronte non vi sarebbero problemi di carenze. In Rai -nonostante tutto- sono molti i giornalisti bravi cui dare fiducia. A meno che non si chiedano valutazioni diverse da quelle strettamente professionali. Forse il problema vero, quello non dichiarato, riguarda proprio la politica della “vicinanza” che si vorrebbe negare. Scegliere sapendo di scontentare qualcuno. La politica dei partiti -ad esempio- che però esprime direttamente il Consiglio di amministrazione, la politica che comunque, attraverso Monti, ha scelto l'attuale vertice. Senza concorso.



[b]Sindacato di lotta o di governo?[/b] Mentre i tecnici al comando temporeggiano, pausa elettorale all'interno del potente sindacato giornalisti Usigrai. Lascia il segretario Carlo Verna, noto radiocronista di eventi sportivi e mediatore per vocazione. Un passaggio di consegne e di destino: dal sindacato della cogestione al sindacato di lotta, se le linee di governo aziendale si avvicineranno minimamente agli indirizzi severi del governo Monti. Due concorrenti alla successione nella stessa lista unitaria: Giorgio Balzoni e Vittorio Di Trapani. Congresso dal 20 al 23 novembre a Sorrento col limite di una scelta sindacale da fare rispetto ad un interlocutore che non si è ancora svelato adeguatamente. Come la partita pre elettorale delle alleanze in Parlamento, non conoscendo ancora le nuove regole del dopo Porcellum. Gestione contrattuale o gestione più politica? Dipenderà appunto da che porcellum i lavoratori Rai si troveranno ad affrontare. Consapevoli che la strategia del rinvio potrà favorire qualche carriera ma non la Rai.






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