Il paese de La7 meraviglie

Racconto semi-serio ma molto informato di una vendita in un Paese dove si compra senza soldi. Ma nel paese delle meraviglie tutto può accadere. [Miriam Vicinanza]

Desk 8 marzo 2013
[b]di Miriam Vicinanza[/b]



Care bambine e cari bambini, oggi vi racconterò la favola della vendita senza soldi! Non vi sembra possibile, vero? Ma nel paese delle meraviglie tutto può accadere. Sedetevi qui attorno, fate i bravi e ascoltate...



C’era una volta, in un paese lontano, lontano una televisione nazionale. Non era una grande televisione, ma era nazionale. Per questo, quella televisione nazionale era di proprietà della Grande Azienda dei Telefoni nazionale. Lo era da tanto tempo, ma gli affari non erano mai andati bene, tanto che negli ultimi anni a tutti i lavoratori di quella televisione nazionale erano stati ridotti gli stipendi ‘a causa della crisi’. Era stata un’idea del Sommo Tagliatore che a dispetto del nome era un ometto grasso e buffo, incaricato però di far quadrare i conti, perennemente in rosso.



Purtroppo, dopo avere risparmiato tutto il possibile sugli stipendi dei lavoratori, l’ometto pensò che era arrivato il tempo di spendere qualcosa: chiamò un nuovo Direttore dei programmi che era stato messo in naftalina dalla tv pubblica, chiamò un manipolo di star decotte insieme a tutti i loro piccoli eserciti di collaboratori, elargì alcuni appalti milionari (e davvero spropositati!) alle più importanti case di produzione del paese e, magicamente, il deficit di quella televisione nazionale passò in pochi anni da 120 a 240 milioni di euro, mica noccioline!



Il Capo della Grande Azienda dei Telefoni perse allora la pazienza e disse che non si poteva più andare avanti così. Tagliò il Sommo Tagliatore, non prima di avergli elargito una buonuscita di 1,2 milioni di euro per i suoi inutili (anzi, dannosi) servigi. Quindi decise che la televisione nazionale andava ormai venduta, a tutti i costi. Nel vero senso della parola, cari bambini! Nessuno infatti voleva prendersi carico di quella televisione nazionale così indebitata, anche per colpa del Sommo Tagliatore.



Nessuno, tranne il Furbo Editore Concessionario, il quale vendeva già in esclusiva la pubblicità della televisione nazionale e tratteneva per sé 30 centesimi per ogni euro di incasso.



E fu così che nel paese delle meraviglie, la televisione nazionale, valutata 90 milioni di euro (senza i trasmettitori, che pure sarebbero obbligatoriamente previsti dalla legge di quel paese lontano!), venne venduta al prezzo di UN milione!



A voi non sembrerà possibile, ma non è tutto! Il Furbo Editore Concessionario pretese ed ottenne anche che la Grande Azienda dei Telefoni pagasse a lui ‘cash’ ben 88 milioni di euro, oltre a cedergli, ovviamente, il patrimonio della televisione nazionale, pari ad altri 138 milioni. Per farvi capire bene, è come se un concessionario di automobili, per convincervi a comprare un certo modello che consuma molto vi dicesse: “questa macchina costa 20 mila euro, ma se tu me ne dai 100, te la prendi e io oltre all’auto ti regalo anche 12 mila euro”. Chi di noi non sarebbe tentato?



Ma una storia del paese delle meraviglie non può essere completa se non si aggiungono dei particolari ancora più incredibili! Infatti, i dirigenti della televisione nazionale – laddove sarebbero dovuti essere tutti da tempo licenziati per manifesta incapacità – vennero invece premiati addirittura, chi con 100, chi con 200, chi con 250 mila euro. E non crederete mai che perfino il Sommo Tagliatore, già licenziato, venne remunerato per quella ‘vendita’ con ben 600 mila euro! In totale i premi per la vendita furono molto più del doppio del famoso milione pagato dal Furbo Editore Concessionario… Senza contare che dopo la vendita il valore in borsa della televisione nazionale crollò miseramente. Quindi, in definitiva, i dirigenti presero un premio per danneggiare la loro stessa società!



E ancora non è finita, cari bambini che mi ascoltate. Pochi giorni prima della vendita, infatti, il numero dei dirigenti della televisione nazionale venne ulteriormente incrementato con tutta una serie di nomine che prevedevano, oltre agli ovvi aumenti di stipendio, persino l’assegnazione di costose auto aziendali ai neo nominati. Tutto, ovviamente, alla faccia dell’enorme deficit della televisione che probabilmente farà perdere il posto a più di cento lavoratori nell’immediato, ma in futuro, chissà a quanti altri.



Questa è la storia incredibile e meravigliosa della televisione nazionale di un paese lontano, lontano, che venne venduta ma che, a pagarla, fu il venditore.
Per sapere come andrà a finire poi, dipenderà dai piccoli azionisti della Grande Azienda dei Telefoni, che si dovranno spiegare come mai hanno perso in modo tanto bizzarro un pezzo della azienda della quale essi stessi sono proprietari.