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Rivoluzione digitale: la carta diventa web

Financial Times: il cartaceo taglia 35 cronisti, il sito ne assume 10. Per il Fatto Quotidiano presto come edizione principale l'online diretto da Peter Gomez.

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Desk

24 Gennaio 2013


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Il mito F.T. Anche il Financial Times si converte al digitale. A differenza di Newsweek, la svolta sarà parziale: il quotidiano finanziario londinese non abbandona del tutto la carta. Sarà “digital-first”, prima il digitale: l’edizione online farà da traino a quella cartacea. Una rivoluzione, definita dallo stesso Barber “un grande cambiamento culturale”. Il contrario di quanto si credeva dovesse accadere sino a ieri.

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Il Financial Times prevede di tagliare 35 giornalisti, inizialmente attraverso incentivi all’uscita volontaria. Per il rilancio della testata saranno poi assunti dieci nuovi colleghi, specializzati sull’online. Risparmi di 1,6 milioni di sterline solo nel 2013. Le abitudini di fruizione stanno cambiando rapidamente, e lo provano i numeri: il 25% del traffico sul sito viene effettuato attraverso i dispositivi mobili.

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Da anni il numero dei lettori online del Financial Times è andato aumentando, fino a superare nel settembre 2012 il numero degli abbonati all’edizione cartacea. Sul fronte dell’accesso ai contenuti, il quotidiano finanziario inglese ha sposato la linea del pagamento “metered mode”: un metodo a consumo, che permette di registrarsi gratis e leggere un numero limitato di articoli, massimo otto, senza pagare.

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Scelta simile a quella del New York Times, che ha introdotto un sistema di pagamento per i contenuti online, che mette a disposizione gratuitamente i primi dieci articoli. Un altro grande quotidiano, il Guardian, ha scelto di continuare a offrire tutti gli articoli sul sito in forma gratuita. Il suo diretto concorrente, il Times, ha scelto di far pagare per tutti i contenuti. Più lettori ma ancora scarsa raccolta pubblicitaria online.

Italian style. Il Fatto quotidiano presto con meno copie in edicola. Le vendite sono in calo del 30,9%, gli abbonamenti giù del 55,5%. E la testata di Padellaro punta sul web. Anche Il Fatto, unico vero successo dell’editoria cartacea italiana degli ultimi anni, deve fare i conti nel 2013. E presto l’edizione cartacea e quella online dovranno collaborare sempre più strettamente. La ragione sta nei numeri. Vendite e pubblicità.

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Per vendere 49 mila copie -spiegano- il Fatto ne ha stampate più del doppio. Lo spreco di carta e un sistema distributivo che non permette di fare invii mirati fanno sì che l’azienda non guadagni più come una volta. Utile 2012 stimato, circa 4 milioni di euro. Buono ma in calo rispetto ai 4,5 milioni del 2011 e ai 5,8 milioni del 2010. Da qui l’idea di un abbonamento direttamente in edicola, per abbassare le rese, prima di passare gradualmente all’online.

Ma anche il Web costa -rileva Lettera 43- Il sito del quotidiano costa circa 2,5 milioni di euro all’anno e ha prodotto ricavi pubblicitari lordi per 800 mila euro nel primo semestre 2012. Scelta obbligata quella di mettere a pagamento parte dei contenuti. E questo nonostante sia già stato deciso il cambio di concessionaria, puntando a raggiungere quest’anno i 2,5 milioni di inserzioni. Partita che, dato il mercato, resta difficile.

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Secondo la Nielsen il mercato pubblicitario è “ancora in picchiata nella rilevazione del mese di Novembre. Nel penultimo mese dell’anno è stato del -23% portando la variazione complessiva rispetto al 2011 al -14%. Negli 11 mesi del 2012, gli investimenti in televisione registrano una flessione del -15,3%. Internet si conferma in crescita (+7,1%) ma con un ritmo più contenuto rispetto alla prima parte dell’anno.

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