L'ultima storia del Newsweek

Su uno degli ultimi numeri cartacei il giornale americano racconta l'odissea di una giovanissima violentata da minori. E sotto accusa finisce lei... [Marika Borrelli]

L'ultima storia del Newsweek
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5 Gennaio 2013 - 17.21


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La storia è stata raccontata sul penultimo numero cartaceo del Newsweek, tre settimane fa. È la storia di Savannah Dietrich, una ragazza del Kentucky. All’epoca dei fatti, circa due anni fa, Savannah è una sedicenne che un bel giorno invita alcuni amici ad una cena, durante l’assenza del padre.

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Tra gli amici, ci sono due studenti del college cattolico di Louisville. Bravissimi ragazzi.

Portano birra, vodka e whiskey, come tutti i bravi ragazzi. Succede che la ragazza si ubriaca assai e perde conoscenza. Loro, i bravissimi ragazzi, cosa fanno? La portano sul letto, la spogliano e infilano le dita nella sua vagina. Fotografando ogni istante con i loro cellulari e diffondendo le foto.

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Savannah scopre il tutto mesi dopo, quando i pettegolezzi su ‘certe foto’ si fanno insistenti. Cerca di capire cosa possa essere successo durante la sbornia e scopre dalle ammissioni brave degli stessi bravissimi ragazzi tutta la vicenda. Decide di denunciarli e si va al processo. I ragazzi patteggiano, ma alla ragazza viene nel contempo vietato di parlare con chicchessia della violenza. I ragazzi sono minorenni ed il loro recupero potrebbe essere vanificato da eventuale pubblicità.

Savannah non ci sta: ma come, io sono la vittima e sono loro ad essere più tutelati?

Dalla fine di giugno 2012 (epoca della sentenza) la ragazza è un fiume in piena su Twitter. Sa che rischia il carcere per aver contravvenuto ad un’ordinanza giudiziale, ma non se ne importa. Arriva puntuale la denuncia da parte dei legali dei due bravissimi ragazzi. Savannah ricusa il primo giudice del nuovo processo perché anche questo le vieta di parlare di questo nuovo giudizio (ed è una violazione del diritto di libertà di parola), così come ricusa anche il secondo giudice, molto legato al college frequentato dai due bravissimi ragazzi.
Succede che Savannah ottiene ragione, i bravissimi ragazzi vengono condannati ad una pena più aspra e viene negata loro la possibilità di una piena riabilitazione giudiziale futura.

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Non è una storia a lieto fine per una serie di motivi, secondo me.
Il primo è per la violenza perpetrata sulla ragazza.
Il secondo è perché i ragazzi hanno patteggiato e la vittima non sapeva che il giudice stesso aveva proposto il patteggiamento ai legali dei ragazzi.
Poi, la solita storia che una ragazza non è mai creduta ed è dura difendersi nelle aule dei tribunali. Più e più volte è stato chiesto alla ragazza se davvero non era consenziente. E come poteva esserlo una ragazza ubriaca e priva di sensi? Come è stato chiesto ai ragazzi se non fosse stata Savannah stessa a chiedere loro di infilare le dita nella sua vagina.
Ancora, l’incredibile tutela (sancita finanche da sentenza) della privacy dei ragazzi, i quali – poverini – avrebbero potuto risentire dei pettegolezzi e dell’attenzione morbosa della comunità e dell’opinione pubblica. Ma le foto scattate dai ragazzi e fatte circolare non hanno rappresentato un aggravante alla violenza perpetrata a Savannah?
Anche il coraggio della ragazza è stato adombrato di sospetto e di esagerazione, laddove una ragazza che subisce violenza dovrebbe starsene buona e tranquilla, se non proprio cambiare città.
Insomma, i ragazzi usano il cellulare per estendere il danno della violenza e Savannah non può parlare di ciò che le è accaduto. Savannah decide di usare Twitter per comunicare al mondo la sua ingiustizia ed i giudici intendono perseguirla legalmente.

Il NewsWeek ha anche commentato sulla stupidità giovanile nell’utilizzo delle tecnologie, così facili ed invitanti, senza distinguere se la stupidità fosse in capo ai ragazzi o alla ragazza.

E secondo voi, oltre che in certi giudici del Kentucky, in chi si annida la stupidità?

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