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Scuola di giornalismo tecnologico

Lo chiamano aggiornamento professionale. Anche per i giornalisti. Nuove tecnologie per rivoluzionare un mestiere. Ma anche l'italiano non guasta.

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Redazione

21 Settembre 2012


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Dal prossimo anno sarà obbligatoria la formazione anche per i giornalisti professionisti. Era ora, dirà qualcuno, con il governo tecnico, un guardasigilli come la Severino e un presidente dell’ordine come Jacopino direi che era un passo inevitabile. Anche i ‘pennivendoli’ italiani saranno così obbligati a imparare ad usare le nuove tecnologie. Peccato che finora chi le usa, tra i giornalisti, sono i giovani costretti al precariato in redazione, considerati dei paria della casta, sottopagati e super utilizzati per aggiornare anche di notte, scusate il gioco di parole, i siti dei ‘giornaloni’, Corriere e Repubblica online in testa.

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Il bello è che ormai gran parte dei tg, specie in Rai, viene costruito proprio basandosi su queste prime pagine affidate a giovani precari, persino i titoli dei tg vengono spesso copiati letteralmente parola per parola da articoli on line ! Ma il peggio viene ora: torniamo alla questione iniziale, quella della formazione. L’associazione stampa romana con la Regione Lazio hanno organizzato due master in giornalismo per i colleghi. Il primo dedicato al giornalismo generato dagli utenti, il ‘citizen journalism’ che oramai è la base delle notizie nel mondo anglosassone, basti pensare alla vicenda Romney e il suo fuorionda nel quale disprezza la metà degli americani assistiti dallo Stato.

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Il corso per la parte pratica si terrà nella redazione online del gruppo Repubblica-Espresso. Il secondo corso, che intende insegnare ad usare i social network per creare informazione e programmi di informazione televisivi, prevede, invece uno stage a Sky, che in tema di uso della tecnologia è sicuramente il gruppo più moderno anche perché legato ad un contesto internazionale e multinazionale. E qui sta proprio la differenza tra il nostro paese e il resto del mondo. La Rai con l’allora direttore generale, Lorenza Lei, disse che un master in Rai non era fattibile. Eppure la Rai ha una scuola di Perugia che sforna giornalisti e a breve anche il (forse Ndr) prossimo segretario del sindacato Usigrai.

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Il giovane Di Trapani rappresenta proprio questo gap tecnologico tutto italiano nel giornalismo di servizio pubblico. Una scuola che l’azienda Rai non utilizza mai per la formazione dei suoi dipendenti giornalisti e che non è in grado di creare competenze e aggiornare i colleghi, come fa, invece il prestigioso Bbc College of Journalism, dove si paga per imparare di tutto e di più: dalla scrittura al montaggio video, fino all’uso più avanzato di tutte le tecnologie web. La scuola di Perugia, invece, è affidata a direttori in pensionamento, o trombati, e viene considerata una sorta di limbo in attesa di essere assunti, prima, o poi, in una delle tante testate Rai.

E allora appare tutto chiaro anche in questa vicenda del master organizzato negli studi Sky, il ritardo, forse incolmabile accumulato dalla Rai e dai suoi giornalisti nei confronti di quanto avviene ormai non solo nel resto del mondo, ma anche in Italia.

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