Vaccini, Trump e Kennedy sfidano la scienza: negli Usa la salute dei bambini diventa una battaglia negazionista

l nuovo orientamento porta a restringere il numero delle malattie contro le quali la vaccinazione viene raccomandata universalmente ai bambini: il riferimento è a un passaggio da 18 a 11.

Vaccini, Trump e Kennedy sfidano la scienza: negli Usa la salute dei bambini diventa una battaglia negazionista
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11 Agosto 2026 - 14.10


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La parola più inquietante, questa volta, non è “vaccino”. È “metà degli anni Novanta”.

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È lì, secondo Robert F. Kennedy Jr., che qualcosa sarebbe cambiato nella salute dei bambini americani. Qualcosa che avrebbe aperto la strada a una presunta esplosione di malattie croniche e autismo. Una tesi che il segretario alla Salute dell’amministrazione Trump continua a mettere al centro del dibattito sulla sanità americana, proprio mentre la Casa Bianca accelera lo smantellamento del tradizionale impianto delle vaccinazioni infantili.

Il 10 agosto Donald Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo destinato a modificare profondamente il calendario vaccinale federale. Il provvedimento arriva dopo quello del 29 maggio, con il quale il presidente aveva già ordinato al CDC e al suo comitato consultivo, l’ACIP, di rivedere le raccomandazioni americane confrontandole con quelle di altri Paesi sviluppati.

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Il nuovo orientamento porta a restringere il numero delle malattie contro le quali la vaccinazione viene raccomandata universalmente ai bambini: il riferimento è a un passaggio da 18 a 11. Altre vaccinazioni vengono invece ricondotte a decisioni individuali tra medico e famiglia oppure riservate a determinate categorie considerate a rischio.

Ma il provvedimento non arriva in un vuoto scientifico. Arriva nel mezzo di uno scontro senza precedenti tra l’amministrazione Trump-Kennedy e una parte larga della comunità medica americana.

La teoria degli anni Novanta

Il punto più controverso riguarda l’autismo.

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Kennedy sostiene da tempo che l’aumento delle diagnosi di autismo nasconda una causa ambientale non adeguatamente studiata e ha indicato nella seconda metà degli anni Novanta una sorta di spartiacque. La sua amministrazione ha quindi aperto nuovi programmi di ricerca, presentandoli come una necessaria ricerca della “vera” causa dell’autismo. Il Dipartimento della Salute ha istituito nel gennaio 2026 un nuovo Interagency Autism Coordinating Committee, sostenendo di voler portare la ricerca sull’autismo verso quella che definisce “gold-standard science”.

Il problema è che la ricerca scientifica disponibile non ha trovato una relazione causale tra vaccinazioni e autismo.

La vecchia storia da cui tutto è partito è quella di Andrew Wakefield e dello studio pubblicato nel 1998 su The Lancet, successivamente ritirato. Da allora sono stati condotti numerosi studi epidemiologici su popolazioni enormemente più ampie e con metodologie molto più solide. Nessuno ha confermato l’ipotesi secondo cui il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia provocherebbe l’autismo.

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Anche il tema del thimerosal, spesso riproposto nella narrazione di Kennedy, non ha prodotto la dimostrazione di un rapporto causale con l’autismo.

Il problema, dunque, non è che la scienza abbia “chiuso la porta” alla ricerca. È l’opposto: l’autismo viene continuamente studiato. Ma una ricerca scientifica non parte dal presupposto che una teoria sia vera perché una figura politica la considera plausibile. Parte dalle evidenze e accetta anche il risultato negativo.

Ed è proprio qui che lo scontro con Kennedy diventa politico.

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I pediatri contro Kennedy

L’American Academy of Pediatrics e numerose altre organizzazioni mediche americane hanno contestato le modifiche introdotte dall’amministrazione.

La questione è arrivata in tribunale. Nel marzo 2026 un giudice federale ha bloccato l’attuazione del nuovo calendario vaccinale federale mentre procede la causa promossa dall’AAP e da altre associazioni. La decisione ha inoltre messo in discussione la legittimità della nomina dei nuovi componenti dell’ACIP scelti dopo la rimozione dell’intero precedente comitato da parte di Kennedy.

La contestazione non riguarda soltanto il contenuto delle nuove raccomandazioni. I medici accusano il governo di aver modificato la politica vaccinale senza seguire le procedure previste e senza una base scientifica adeguata.

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L’AAP continua infatti a sostenere un proprio calendario vaccinale basato sulle evidenze, che nel 2026 raccomanda la protezione dei bambini contro 18 malattie. Più di 100 organizzazioni mediche, sanitarie e di tutela dei pazienti hanno contestato alcune delle scelte dell’amministrazione Kennedy, mentre una coalizione di oltre 230 organizzazioni ha espresso sostegno al calendario dell’AAP.

È una frattura istituzionale enorme: da una parte il governo federale, dall’altra una parte consistente della medicina organizzata americana.

Gli studi utilizzati da Kennedy e il caso Wakefield

C’è poi un altro elemento che rende particolarmente controversa la posizione del segretario alla Salute.

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Nel giugno 2026 il BMJ ha esaminato tre studi utilizzati da Kennedy per sostenere la necessità di rivedere le politiche vaccinali e ha riferito che tutti erano stati ritirati oppure erano oggetto di indagine da parte delle riviste che li avevano pubblicati. Uno degli studi, pubblicato nel 2010, sosteneva addirittura un aumento di tre volte del rischio di diagnosi di autismo nei bambini maschi vaccinati contro l’epatite B nel primo mese di vita. È stato poi ritirato per “fondamental flaws” metodologici e per le dimensioni estremamente ridotte del campione, appena 31 bambini.

È un elemento difficile da ignorare.

Perché il problema non è impedire a qualcuno di formulare una nuova ipotesi scientifica. Il problema nasce quando studi metodologicamente fragili, ritirati o sottoposti a contestazione vengono utilizzati da un ministro della Salute per mettere in discussione un insieme molto più vasto di evidenze.

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È esattamente il meccanismo che aveva già prodotto il caso Wakefield.

“Dracula all’Avis”: le reazioni che avevano anticipato lo scontro

La reazione degli scienziati a Kennedy, però, non nasce oggi.

Già nel novembre 2024, quando Trump aveva annunciato la scelta di Kennedy per il Dipartimento della Salute, Roberto Burioni aveva sintetizzato la propria posizione con una battuta diventata rapidamente celebre: nominare Kennedy alla sanità americana sarebbe stato come mettere “Dracula alla direzione dell’Avis”.

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Ancora più duro era stato Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’Università del Salento, secondo il quale affidare a Kennedy un ruolo nella sanità americana sarebbe stato come nominare “Erode a protettore dei diritti dell’infanzia”. Lopalco definiva Kennedy un complottista con “idee bislacche” sulla salute e parlava di una “iattura di portata globale”.

Quelle dichiarazioni non sono, dunque, reazioni al discorso di ieri. Ma oggi assumono un significato diverso: erano l’anticipazione di uno scontro che adesso è diventato politica sanitaria ufficiale degli Stati Uniti.

E non furono soltanto gli italiani a lanciare l’allarme.

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Nel dicembre 2024, 77 premi Nobel firmarono una lettera al Senato americano chiedendo di respingere la nomina di Kennedy a segretario alla Salute. I firmatari denunciarono la sua opposizione a vaccini salvavita, le sue posizioni su istituzioni scientifiche come CDC, FDA e NIH e la mancanza, a loro giudizio, di esperienza adeguata per dirigere il Dipartimento della Salute.

Il rischio è che la sfiducia diventi politica pubblica

Lo scontro non riguarda più soltanto le convinzioni personali di Kennedy.

Quando una teoria controversa viene sostenuta da un cittadino o da un attivista, resta una teoria. Quando entra nel Dipartimento della Salute, nei comitati che orientano il CDC e nei provvedimenti della Casa Bianca, diventa politica pubblica.

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Ed è questa la vera novità americana.

Il caso dei vaccini è particolarmente delicato perché le conseguenze non sono individuali. Una riduzione della copertura vaccinale non riguarda soltanto chi decide di non vaccinarsi: può aumentare la circolazione di malattie infettive e colpire soprattutto i bambini troppo piccoli per essere vaccinati, le persone immunodepresse e chi non può ricevere determinati vaccini.

Gli Stati Uniti hanno già sperimentato quanto rapidamente il morbillo possa tornare quando la protezione collettiva diminuisce.

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Il nuovo ordine di Trump non significa che domani scompariranno i vaccini dagli studi pediatrici americani. E non significa neppure che tutte le vaccinazioni escluse dalla categoria delle raccomandazioni universali diventino improvvisamente proibite. Il governo federale mantiene l’accesso ai vaccini e il sistema sanitario americano resta diviso tra competenze federali, statali e private.

Ma il segnale politico è inequivocabile.

Per la prima volta da decenni, la controversia sui vaccini non è più soltanto una battaglia tra scienza e disinformazione sui social network. È entrata direttamente nella stanza dei bottoni della sanità americana.

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E la domanda che resta non è soltanto cosa pensi Robert F. Kennedy Jr. dei vaccini.

È se un governo possa modificare una delle più importanti politiche di prevenzione sanitaria di un Paese sulla base di ipotesi che la letteratura scientifica disponibile non ha confermato.

La risposta della comunità scientifica americana, dei pediatri e dei giudici, almeno per ora, è sempre la stessa: la politica sanitaria deve seguire le prove, non precederle.

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