Se potessi avere 10 lire al mese: i simboli elettorali tra conferme e bizzarrie

Un tempo i partiti erano rappresentati con i simboli che raffiguravano quasi in modo pedagogico la loro ideologia o il loto credo. Ma adesso...

Se potessi avere 10 lire al mese: i simboli elettorali tra conferme e bizzarrie
Panzironi
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Maurizio Boldrini Modifica articolo

14 Agosto 2022 - 10.09


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Toh, chi si rivede! Il mitico Adriano Panzironi, che era scomparso alla mia vista poiché hanno sfrucugliato con le nuove regole del digitale i canali regionali – quelli che vanno dal 10 al 19, per intenderci- è improvvisamente riapparso. Con una sua lista per le prossime elezioni. Una setta già ce l’aveva ma ora ha, nei fatti, fondato un partito, inventando un simbolo e uno slogan coerente con la sua lunga e stravagante milizia per il benessere alimentare dei cittadini: “Per la Rivoluzione Sanitaria”. 

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Adoravo il controverso giornalista. E pur non facendo parte della setta, seguivo i suoi consigli alimentari: mi piaceva il modo in cui affrontava lo schermo dei suoi canali comprati, o affittati, con la vendita delle sue magiche bottigliette; godevo quando lanciava i suoi strali contro la dieta mediterranea proponendo, in alternativa, grandi e collettive grigliate e sognavo che la sua cura mi avrebbe guarito da tutte le malattie, come nella canzone di Battiato. Mentre nei talk impazzavano esperti di pandemie e riottosi no vax, lui pascolava nel mondo fantastico dei quasi miracoli. 

Macché! Ora si butta in politica anche lui e così mi delude perché volevo rivederlo come divo televisivo, magari protagonista assoluto in uno dei suoi incontri con i magnifici malati che di volta in volta lo circondavano. Adorandolo.  Ora mi diventa uno dei tanti simboli che stanno facendo impazzire i funzionari che devono vagliarli. Tanta merce, molta da gettare nel cestino. 

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Un mondo di simboli impazziti. Un tempo i partiti erano rappresentati con i simboli che raffiguravano quasi in modo pedagogico la loro ideologia o il loto credo: lo scudo crociato, la falce e martello, il garofano, l’edera. Poi venne la seconda repubblica, fatta di cieli azzurri, di uomini soli al comando, di slogan tratti dal gergo sportivo e di musichette pensate come spot pubblicitari. E dall’altra parte c’erano rigogliosi ulivi con tante fonde, forse troppe. 

Vennero poi le terze, le quarte e chissà quante altre repubbliche mentre i simboli dei partiti o dei movimenti che magari duravano solo una stagione, seguivano questo impazzimento generale generando animali (ricordate il povero asinello?) o piante come una quercia che aveva occupato il posto dell’ulivo per poi esser scomposta in una sigla tricolore, frutto della fusione a freddo di due cose così diverse che metterle insieme era proprio impossibile. Dal punto di vista della grafica, naturalmente. E ancora: le liste con i nomi dei leader di turno fatti da computer grafica, adattabili all’uso dei social, che sostituiva progressivamente il gusto e lo stile dei simboli disegnati dai talentuosi grafici di quella generazione che va da Albe Steiner ad Andrea Rauch.  

Ora siamo ai cerchi magici. Sì, perché ogni simbolo deve, in genere, contenere più simboli: le formazioni che all’ultima curva deciso di correre insieme, frutto della portentosa legge elettorale con la quale andiamo a votare. Uno più uno è il cerchio più ricorrente: è il caso di Calenda e Renzi ma anche di Bonelli e Fratoianni. C’è chi presenta con il simbolo già conosciuto ma con qualche piccola aggiunta: il Pd ha un sotto-marchio (Italia Democratica e Progressista) che indica che in quel cerchio convive un’alleanza larga e variegata o Forza Italia dove, sempre nel cerchio, Berlusconi si fa incorniciare dalla scritta Partito Popolare Europeo. La Meloni va sul classico e, fregandosene, delle critiche mantiene viva la sua fiamma tricolor mentre i Cinque Stelle, per smarcarsi dagli altri hanno deciso di non mettere in mostra il nome del proprio candidato, che (dovrebbe esser o è) Conte, e puntano sul ” rosso cuore” (la definizione è loro) per far capire che pencolano un po’ a sinistra.

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 Cos’è rimasto dei vecchi simboli, comunque camuffati: il nuovo Psi di Stefano Caldoro recupera il garofano, ad esempio mentre i partiti centristi hanno smesso di massacrare, come nel recente passato, lo scudo crociato.  E poi una sfilata di simboli di piccole formazioni: da “Esseritari”al “Movimento tecnico per la pace”, dal “Quarto Polo delle Piccole e Medie Imprese” (con effigiate le 10 lire), al “Partito Federalista italiano”.

Pierluca Dal Canto ha definito il suo come il peggior simbolo tra quelli presentati. E non ha tutti i torti. Alcune scritte in nero campeggiano su fondo bianco: “No alla cassa forense”, “no cavie”, “no carta digitale”, “no moneta elettronica”. L’ultima scritta merita attenzione per l’alto valore culturale: “Viva i poeti d’azione”. La bizzarria regna sovrana. Ma per fortuna che c’è Panzironi. Se ce la fa a essere eletto, potrà sedersi, magari, accanto a Gina Lollobrigida. Se sarà eletta.  

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