La psicoterapeuta Parsi: “Lo Ius Soli? Fondamentale per inserire non solo i bambini, ma anche le loro famiglie”

La psicologo e saggista: " Possiamo costruire una società che sarà multietnica, multireligiosa, aperta ai cambiamenti e alle prospettive che un mondo come il nostro non può rimuovere e baipassare.

Maria Rita Parsi
Maria Rita Parsi
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1 Giugno 2021 - 14.49


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di Antonello Sette

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Maria Rita Parsi, stiamo forse finalmente uscendo dall’incubo che ha sconvolto per quindici mesi la nostra vita. I bambini e gli adolescenti ne hanno subito, io credo più di altri, il peso e l’oppressione. Che ne sarà di loro? E’ una cicatrice che si potrà rimarginare?

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Sono rimasti – spiega la psicologa rispondendo all’Agenzia SprayNews – all’interno di famiglie, molte delle quali afflitte da problemi economici e di lavoro o da conflittualità di coppia. Sono rimasti come in gabbia. La scuola, vorrei sottolinearlo, era quella che dava loro ritmi e contenimento. Tutto questo è venuto improvvisamente a mancare.  I rapporti di svago e di divertimento, che potevano essere legati al contatto con la natura o allo sport, sono stati tranciati di netto. E’ quello che io chiamo il Covid 20. I ragazzini e, soprattutto gli adolescenti, avranno ora bisogno di sfogarsi, e non sempre avverrà in modo positivo. Tutto quello che non hanno fatto lo faranno tutto insieme. Altri, invece, rimarranno a casa avendo stabilito nei mesi di clausura un rapporto di dipendenza dal virtuale. La rabbia accumulata o si orienta verso qualche cosa di positivo o può indirizzarsi e sfogarsi verso qualche cosa di conflittuale. I topi, chiusi in casa e percorsi da una scarica elettrica, hanno evidentemente bisogno di azzuffarsi. Una volta usciti fuori, quella zuffa può essere rovesciato sul sociale: bullismo e gang. Un’ultima domanda non marginale. Ma ci rendiamo conto di quello che hanno visto e sentito con la televisione sempre accesa in tutti questi mesi? Io credo che una mano sulla coscienza chi ha avuto, e continua ad avere, il potere di decidere sui programmi televisivi dovrebbe mettersela. Sono arrivati dentro le case messaggi devastanti che vanno dai quotidiani bollettini di guerra sul Covid ai film a sfondo criminale, fra sparatorie e accoltellamenti. Un cocktail colpevole e pericoloso quando, in un momento così traumatico ci sarebbe stato bisogno di messaggi positivi di accoglienza, di speranza, di bellezza, di allegria e di fiducia. Ha prevalso, invece, una programmazione assolutamente deplorevole.

Restando ai bambini, come sa, non si riesca a trasformare in una legge lo Ius Soli, ovvero la possibilità per i bambini figli di cittadini stranieri, ma nati in Italia e che in Italia, vanno a scuola, di essere considerati, alla stregua dei loro compagni, a tutti gli effetti italiani. Quanto sarebbe importante l’approvazione dello Ius Soli?

Lo Ius Soli non è importante. E’ decisivo in un Paese che oltretutto ha problemi di denatalità, perché questi bambini, possono essere integrati e inclusi e con loro i loro genitori. Possiamo costruire, grazie allo Ius Soli, una società che sarà multietnica, multireligiosa, aperta ai cambiamenti e alle prospettive che ormai un mondo come il nostro non può rimuovere e baipassare.

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E’ ancora difficile nell’anno di grazia 2021 far accettare l’idea che le coppie gay possano avere liberamente dei figli. Lei come spiega questa resistenza?

Io sono del parere che le coppie gay possono adottare dei bambini. Sono perfettamente in grado, e mi stupisco se qualcuno ne dubita, di essere positive e contenitive come le coppie eterosessuali e molte volte l’accoglienza può essere ancora maggiore e più attenta. L’unica cosa che io considero inaccettabile è l’utero in affitto. Le coppie composte da due donne possono avere dei figli non solo adottandoli perché una di loro può partorire. Per quanto riguarda, invece, le coppie composte da due uomini, io le pregherei vivamente di non ricorrere all’utero in affitto. Lo dico a tutti, anche alle coppie eterosessuali. I bambini hanno bisogno di essere accolti e accompagnati nel passaggio dal grembo alla vita dalla propria madre. 

Le donne in politica sono sempre sull’orlo di una crisi di identità. Alle elezioni comunali di Roma il Pd ha proposto come presidenti di circoscrizione quattordici uomini e una sola donna. Alle primarie che devono scegliere il candidato sindaco sono tutti uomini. Quanto è in salita la strada che porta a una parità reale? Quando le donne entreranno nelle stanze dei bottoni, anziché accontentarsi di essere qua e là cooptate dai colleghi maschi? E quando potranno essere se stesse, senza l’obbligo loro imposto di imitare l’aggressività maschile o di dover ricalcare lo stereotipo della bambolina?

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Credo, a differenza di quello che lei fa intendere, che l’avanzata delle donne sia ormai inarrestabile. Le donne che studiano e si inseriscono a vari livelli sono sempre di più e dovendo molto spesso contrastare il loro ruolo deputato di madri, di mogli e di compagne, perché gli uomini esigono tutto e le donne portano sulle loro spalle il mito di Atalanta: la casa, i figli, l’istruzione, la possibilità di cercare e di mantenere un rapporto sentimentale per se. Io credo che in prospettiva sempre più le stanze dei bottoni si riempiranno di donne. Innanzi tutto perché le donne sanno che cosa fare. 

Samantha Cristoforetti sa come andare sulla Luna e anche come indirizzare e dirigere le prospettive degli esseri umani proiettati nell’universo. Certo qualcosa di vero in quello che lei ha detto c’è e io, a questo proposito, consiglio a quelle donne,  che pensano sia utile adottare i comportamenti dei maschi o fare le bamboline, di riflettere sul fatto che tanti uomini hanno raggiunto dei risultati proprio perché si sono comportati in maniera maschilista e folle, mentre tante donne non si sono qualificate riconoscendosi qualità e diritti, proprio perché certi passaggi sono stati obbligati o li hanno accettati come obbligati. Credo, però, che il futuro che si sta preparando è un futuro in cui le donne con tranquillità, con fermezza e anche con l’aiuto di tanti uomini le stimano e le vogliono bene, ce la potranno fare ad arrivare nelle stanze dei bottoni e in un numero sempre più crescente. Mi dispiace per l’oggi perché proprio delle donne il Paese avrebbe in questo momento bisogno.

Prima di concludere voglio condividere con lei un pensiero per Sana Cheema, la ragazza pakistana. Che viveva in Italia, uccisa e fatta sparire dalla sua famiglia perché non aveva accettato un matrimonio combinato. So che la sorte di Sana l’ha particolarmente turbata tanto che è diventata la protagonista di una sua coraggiosa battaglia. E’ accettabile che i suoi assassini possano ora girare liberamente nel loro Paese di origine, come se avessero assolto a un obbligo tribale?

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Non siamo di fronte a responsabilità ascrivibili alla comunità musulmana. Qui siamo di fronte a una realtà familiare criminale perché questi sono dei criminali. L’onore non c’entra nulla. C’entra una falsa supremazia legata al mondo maschile. Quella che ad esempio non consente alle madri di essere madri e di difendere i loro figli, maschi o femmine che siano, lasciando i maschi diventare il braccio armato della loro vendetta e magari andare a morire chissà dove, mentre le femmine devono, a rischio della vita, patire quello che loro hanno patito. Persone e storie che appartengono, non dobbiamo dimenticarcelo, a tutte le religioni. Dobbiamo ostacolare questi comportamenti in modo sistematico e preventivo e dicendo alla donne che, una volta uscite da una certa intollerabile situazione, non ci devono tornare per cercare a posteriore un consenso impossibile e neppure inseguire la protezione di qualche parente.

Lo Stato dovrebbe chiedere con forza determinazione l’estradizione degli assassini di Sana, come, ad esempio, ha recentemente fatto per i brigatisti da mezzo secolo esuli in Francia?

 Assolutamente sì e senza aspettare mezzo secolo, ma dicendo a chi rappresenta il Pakistan o i Paesi musulmani ma non solo, dove accadono queste cose, che si devono vergognare. Nel 2021 ancora non hanno gli strumenti per capire che stanno portando il mondo alla rovina, umiliando dentro il nucleo familiare chi dà forma concreta alla vita e che può trasmettere la felicità ai propri figli fin da quando sono nel loro grembo. Quando questo non avviene, la loro infelicità la seminano nel mondo, negli atti dei loro figli e delle loro figlie.

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