La metafora di Bergoglio: l'adorazione è la maturazione interiore che ci dà il metterci in viaggio

Cosa vuol dire credere in Dio? Qual è la differenza tra il credere e il non credere? E’ questo il punto sul quale viene naturale riflettere leggendo l’omelia pronunciata da Francesco per l’Epifania.

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 6 gennaio 2021

Cosa vuol dire credere in Dio? Qual è la differenza tra il credere e il non credere? E’ questo il punto sul quale viene naturale riflettere leggendo l’omelia pronunciata da Francesco per la festa dell’Epifania. Il punto riguarda tutti, ovviamente, credenti e non credenti. E la sostanza della risposta di Francesco ruota attorno al concetto di adorazione. 

Termine arduo, inconsueto per chi non pratica. Ma concetto accessibile a tutti e che può portarci al punto indicato da Francesco all’inizio di questo anno che si annuncia molto importante, per tutti noi. Allora proviamo a trasferire il termine nella vita comune, di ogni giorno, di ciascuno di noi. C’è chi potrà dire di adorare tante cose, per esempio le motociclette veloci, e così via. Abbiamo così un’idea più nostra, vera, vissuta, dell’adorazione. L’idea sulla quale Francesco ci ha invitato a riflettere è che se noi adoriamo Dio è un conto, se adoriamo il successo, il denaro, il benessere, l’affermazione, le belle donne, o i begli uomini, ci costruiamo degli idoli, seguiamo o inseguiamo degli idoli. 
No, non siamo davanti a chissà quale novità, ma la semplicità è importante, il concetto è espresso in modo a tutti accessibile e allora si capisce perché Francesco abbia posto un aut-aut che può apparire forzato: o si adora Dio o si adorano idoli. Ma perché? Perché bisognerebbe per forza “adorare”? Nel suo discorso Francesco ha fatto al riguardo un’affermazione importante: “Come i Magi, anche noi dobbiamo lasciarci istruire dal cammino della vita, segnato dalle inevitabili difficoltà del viaggio. Non permettiamo che le stanchezze, le cadute e i fallimenti ci gettino nello scoraggiamento. Riconoscendoli invece con umiltà, dobbiamo farne occasione per progredire verso il Signore Gesù. La vita non è una dimostrazione di abilità, ma un viaggio verso Colui che ci ama. Noi non dobbiamo in ogni passo della vita far vedere la tessera delle virtù che abbiamo; con umiltà dobbiamo andare verso il Signore. Guardando al Signore, troveremo la forza per proseguire con gioia rinnovata”. 
Dunque l’adorazione di Dio ci consentirebbe di accettare cadute, di riconoscerle, di elaborarle, non ci imporrebbe di dover necessariamente “far vedere la tessera delle virtù che abbiamo”. E’ difficile immaginare un’espressione più concreta di una differenza evidente. E’ difficile vivere senza un obiettivo? Certamente l’obiettivo è importante nella vita di tutti, ma Francesco spiega: bisogna saper vedere ciò che non passa... E così emerge il punto decisivo del suo ragionamento: “ Da questo punto di vista, i fallimenti, le crisi, gli errori possono diventare esperienze istruttive: non di rado servono a renderci consapevoli che solo il Signore è degno di essere adorato, perché soltanto Lui appaga il desiderio di vita e di eternità presente nell’intimo di ogni persona. Inoltre, col passare del tempo, le prove e le fatiche della vita – vissute nella fede – contribuiscono a purificare il cuore, a renderlo più umile e quindi più disponibile ad aprirsi a Dio. Anche i peccati, anche la coscienza di essere peccatori, di trovare cose tanto brutte. “Ma io ho fatto questo...ho fatto...”: se tu lo prendi con fede e con pentimento, con contrizione, ti aiuterà a crescere”. 
Beh, questa utilità dell’errore per la crescita appartiene a una visione dell’uomo che non nasce soltanto nella religione, ma certo è difficile dire che questa omelia non abbia colto un punto che oggi è importante per tutti capire davanti al 2021: torneremo come prima? E’ possibile? O dobbiamo evitarlo, perché avevamo preso una strada molto pericolosa, seguendo degli idoli? Non è lecito il sospetto che tornare indietro oltre che impossibile sarebbe anche nocivo, pericoloso?  E cosa potremmo fare per cambiare cammino? “Il viaggio implica sempre una trasformazione, un cambiamento. Dopo un viaggio non si è più come prima. C’è sempre qualcosa di nuovo in chi ha compiuto un cammino: le sue conoscenze si sono ampliate, ha visto persone e cose nuove, ha sperimentato il rafforzarsi della volontà nel far fronte alle difficoltà e ai rischi del tragitto. Non si giunge ad adorare il Signore senza passare prima attraverso la maturazione interiore che ci dà il metterci in viaggio.”



Questa omelia ha molto da dirci su quanto accade in queste ore, intorno a noi, e su quel che noi possiamo fare, adesso.