Accadde in Europa. Immagini dall'inferno

Due immagini, tra presente e passato potrebbero rispecchiare nel mondo contemporaneo il dramma: l'adolescente deportata ad Auschwitz e Claudia anestesista in un ospedale di Bergamo durante il covid-19.  

Czesława Kwoka, quattordicenne polacca deportata a Auschwitz

Czesława Kwoka, quattordicenne polacca deportata a Auschwitz

Fiorenza Loiacono 4 novembre 2020

Due immagini, tra presente e passato potrebbero rispecchiare nel mondo contemporaneo il dramma evidentemente non assorbito – la catastrofe – che tanta parte della storia ha occupato a metà del XX secolo e nel tempo che ci troviamo a vivere oggi.

In particolare, l'immagine ritraente Czesława Kwoka, appena quattordicenne, di origine polacca, scattata durante la permanenza a Auschwitz, dal volto visibilmente emaciato e assiderato (in alto) e quella riportata sul quotidiano «la Repubblica», in prima pagina, il 4 aprile 2020 dove appare il volto di Claudia, anestesista – come indicato – in un ospedale di Bergamo nel corso dell'emergenza covid-19. (Qui sotto)

   

In particolare, considerando quest'ultima ma anche l'altra non si può non pensare al significato di pressione devastante o di stress. Da fatica, da lavoro, da patimento. Basti pensare, a tal proposito, a quanto una filosofa sensibile come S. Weil scriveva nel suo breve ma intenso saggio l'«Iliade» o il poema della forza (1940) in cui approfonditamente riflette sulla brutalità che gli esseri umani esercitano, talvolta senza alcun freno, su altri appartenenti alla medesima specie.

 

Claudia appare esplicitamente esausta, affaticata, degna di supporto da parte della dirigenza. Czesława certamente dimenticata.

Entrambe sembrano “soverchiate” da un peso massiccio – ovvero quello di un mondo che appare non attento ai suoi abitanti e/o che su questi infierisce con crudeltà. 

Quando si parla di “stress” – e questo rappresenta il primo rimando nel caso di Claudia ma anche in misura estremamente devastante nel caso di Czesława – un corpo e un apparato psichico possono ritrovarsi trascinati verso abissi che alla prossimità della morte non sfuggono, in ragione di condizioni “perfettamente” disequilibranti per l'ecosistema a causa di un'assenza di tutela nei confronti degli individui che in quel luogo si trovano.

Weil specificamente parla di forza che sottomette (F.R.R.Luciani, 2007) e soprattutto di anima che verrebbe continuamente “modificata”, “piegata” da simile costrizione. Un'anima che per questo potrebbe infine dissolversi, poiché – detto in altri termini – non rifocillata e privata della libertà di sussistere senza risultare imprigionata. In particolare, una condizione di considerazione rappresenterebbe oggi come nel passato una delle basi portanti della civiltà.

È significativo che qualche anno fa l'artista brasiliana Marina Amaral, con l'intento di sensibilizzare il pubblico e “avvicinarlo” al dramma di Czesława,  abbia deciso di conferire colore, come si può notare, a quelle immagini ur-ticanti scattate presso una struttura di sterminio.

Entrambe le immagini dovrebbero essere in grado di suscitare, alla luce del confronto con il male e i suoi riflessi, un enorme scuotimento civico. In particolare tra chi di temi fondamentali, rimandanti all'annientamento dell'umano, si occupa. Una cosiddetta “dimenticanza” dell'umano, a largo raggio, non è ancora ammissibile. In quali condizioni è stata lasciata Claudia ?

Basti osservare i due volti per rendersi conto del grigiore e del vilipendio a cui spesso   molte vite vengono per “omissione o commissione” (Levi, 1960) consegnate. Spesso nell'indifferenza e più che arbitrariamente nel distacco dalla realtà da parte dei carnefici.

Questo genere di disattenzione in democrazia non è affatto accettabile così come la scelta di guerre o/e misure illiberali che travolgono o non rispettano secondo giusto calibro l'investimento necessario, a fini evolutivi, dell'esistenza. Quasi sempre i grandi conflitti sono sospinti da “vuoti” disperanti non sapientemente gestiti da un esercizio produttivo e benefico da parte della politica.       

Nel caso di Czesława questo genere di forza è esercitata da una forma di governo totalitaria (Arendt, 1966), criminale, di matrice nazista; nel caso di Claudia ci si potrebbe riferire a ragione a un diritto in democrazia con ogni evidenza tralasciato. Come se molti politici non fossero in grado di riconoscerlo e di farsi garanti di un ordine costituzionale che dovrebbero obbligatoriamente rappresentare.

L'immagine di Claudia chiama in causa la necessità di riferirsi a una rete di significati e scopi riguardanti la vita in democrazia che dovrebbero condurre a considerare destituibili e perseguibili i responsabili, sul piano delle azioni, di disastri riguardanti la preservazione dell'umanità anche in caso di emergenza. Basti pensare al caso degli anziani “scaricati” nelle RSA e considerati ancora da una certa parte politica come “non indispensabili”.

Simili scempi, in seguito alla Shoah, dovevano necessariamente essere considerati inammissibili, o quantomeno era opportuno che il cittadino europeo possedesse al fine del progresso una cognizione di essi al fine di ovviare forme rinnovate di crimini, per volontà, indebolimento o caos,  contro l'umanità. Crimini che andavano sventati una volta per sempre. Di questi si è avuto in passato ampio esempio attraverso il nazismo, le scorribande fasciste, la dittatura staliniana e maoista.

I volti sopra riportati accendono, se riconosciuti, un faro sull'importanza dell'emancipazione  da sistemi irresponsabili e trascuranti rispetto a cittadinanze che inizialmente a fin di bene intendono rappresentare. Con le conseguenze più devastanti possibili.

Per la specificazione di “Ur” si rimanda qui a U. Eco, Il fascismo eterno, edito da La nave di Teseo nel 2018.