Emergenza Covid: serve un governo di capaci per la promozione di un agire in concordia

Anche il pianeta in questo momento lancia segnali inequivocabili a una specie che dovrebbe imparare a stare nel mondo senza ricorrere o giacere su una flatulente carica di conflittualità.

Coronavirus

Coronavirus

Fiorenza Loiacono 28 ottobre 2020

Al momento presente l'esplosione di contagio da covid-19 nel mondo sembra aver di fatto mostrato un fatto lampante: la qualità (scadente) di una parte della politica in vari paesi, come la Russia, la Cina, la Francia, gli Stati Uniti – e per quanto riguarda i paesi latinoamericani – del Brasile. 

Uno stato come l'Italia, ad esempio, data sinora la modalità di gestione dell'evento (da febbraio-marzo con brevi sprazzi di lucidità) mostra a livello governativo ma anche regionale la necessità evidente e improcrastinabile di essere bonificato quanto prima non solo rispetto alle condizioni ambientali (come nel caso delle regioni pianeggianti settentrionali) ma anche sul piano  della formazione collettiva e individuale, che al fine di fronteggiare qualsiasi evento entro i ranghi  del diritto garantito dalla Costituzione, necessiterebbe di un maggiore sostegno. Specialmente per quanto riguarda quei ruoli in special modo di carattere rappresentativo e estremamente utili al progresso. Purché tutti si migliorino

In molti, di fatto, recentemente, hanno mostrato di non essere all'altezza di questo compito, sia tra la rappresentanza senza tralasciare la cittadinanza, per quanto riguarda l'omissione di possibili scelte, sul piano della partecipazione, del rinfocolamento della dispersione produttiva e/o addirittura della non procrastinazione di provvedimenti come la chiusura dei cinema e dei bar, oltre che del comparto ristorazione riguardanti attività e settori che sarebbero invece utili a controbilanciare il degrado e l'ansietà molto spesso sollecitata dai media televisivi/web.

In questo caso, in generale, si tratta spesso di interventi preordinati rispetto a una seria, emancipata e profonda valutazione dei diritti e delle necessità di esistenza della cittadinanza. Si vuole o no considerare, ad esempio, il rafforzamento della salute (attraverso l'esercizio fisico) oltre che del sistema immunitario? 

Chiunque possegga nozioni non raffazzonate sul piano della biologia, della chimica e del corpo umano può rendersi conto di quanto un pensiero sulle risorse dell'umano al momento non venga affatto considerato – se non in privato come appare evidente da molti casi – al fine di ripristinare uno stato non di “larvalità” o di carattere narcisistico ma piuttosto di affermazione esistenziale. Che sia in grado cioè di riportare l'individuo al senso della sua esistenza sul pianeta attraverso il rifocillamento e il ripristino della vogliadi vivere con l'utilizzo della propria dotazione, rafforzata, di mente e di corpo. Evitando dunque il ricorso all'esercizio inutile, “espettorante” della violenza.

     

Un ruolo politico propriamente detto, che sia in grado di riconoscere, impiegare e sollecitare l'utilizzo delle doti dell'anima in Italia e altrove, al fine di svolgere considerevolmente il proprio lavoro al servizio e non a detrimento della cittadinanza dovrebbe imparare dunque a muoversi nel solco del riconoscimento inoppugnabile del diritto. Purché ovviamente, a propria volta, la cittadinanza sia coadiuvata e impegnata a sostenerlo. Data la presenza di una carta costituzionale in cui tutti i componenti di una comunità politica dovrebbero identificarsi, come nel caso dell'Italia, questo genere di riconoscimento in quella Carta dovrebbe essere atto a garantire ottime/adeguate condizioni dal punto di vista economico-civile e culturale attraverso la promozione di un agire in concordia. Senza distruggere quanto dovrebbe, al fine di coesistere in pace (La banalità del male, Arendt, 1963), valere per tutti.

Al tempo presente quanto vediamo invece in atto nel caso del rapporto con l'emergenza covid sembrerebbe un mix di imprudenza e “generalità” non adatto a farsi progressivo portatore di un'uscita solida – più che di “sprofondamento” – in  una simile emergenza.

La cittadinanza, in tal senso, insieme ai suoi rappresentanti, dovrebbe imparare a muoversi al fine di collaborare, agire in concert (Arendt, anni '50), per vivere, tirar fuori le proprie risorse  per evitare di soccombere a fatti che si dovrebbero affrontare progressivamente anche e soprattutto attraverso l'inventiva luminosa e non spicciola. 

La guida dunque di uno Stato dovrebbe spettare ai più capaci – i cosiddetti “aristoi” – mentre nel pieno rispetto dei diritti, in assenza di pena e mortificazione sociale, tutti imparano a  non “caracollare” in questa breve-lunga traversata riguardante l'esistenza.

Oltre a alcuni sbagli commessi è verosimilmente anche il pianeta in questo momento a lanciare segnali inequivocabili a una specie che dovrebbe imparare a stare nel mondo senza ricorrere o giacere su una flatulente carica di conflittualità.