Se il Coronavirus è dichiarato "socialmente morto" ma morto non è

Dalla ripresa degli aperitivi e delle movide, alle spiagge affollate, al ritorno del calcio. Ma la fine della pandemia è soltanto "sociale", non scientifica. I dati lo dimostrano

Movida ai tempi del Coronavirus

Movida ai tempi del Coronavirus

Claudio Visani 21 giugno 2020

Dal terrore al liberi tutti. In Italia il primo è stato il professor Zangrillo, col suo "il virus non c'è più". Poi sono arrivate le riaperture generalizzate e una campagna di comunicazione a dir poco disastrosa a decretare la morte apparente del Covid. A distinguersi nei cattivi esempi sono stati, ancora una volta, Salvini, Fontana e Gallera. Il primo si è tolto la mascherina chirurgica prima di un collegamento tivù, ha indossato quella tricolore, e con quella usata si è pulito gli occhiali. Gli altri due sono stati beccati a Roma in mezzo alla folla senza mascherine, intimando poi al fotografo di cancellare le foto. Ma non sono stati i soli.

I risultati sono quelli che possiamo vedere tutti: dalla ripresa degli aperitivi e delle movide, alle spiagge affollate, al ritorno del calcio. Ma la fine della pandemia è soltanto "sociale", non scientifica. In sostanza la stanchezza e i disastri per il lungo lockdown, il bisogno dei governi di far ripartire le economie e quello dei cittadini di riprendersi la loro quotidianità, hanno portato - in Italia come in gran parte del mondo - ad abbassare la guardia, a non avvertire più il rischio e la paura, e di conseguenza a vivere sostanzialmente come se la pandemia non fosse più tra noi. La realtà, però, è un po' diversa. Breve riepilogo.


Nel mondo. I casi di Covid confermati sfiorano i 9 milioni con oltre 450mila morti.


In America. Gli Stati Uniti sono il paese più colpito con 2 milioni e 250 mila casi e 120mila morti. Trump, il leader mondiale dei negazionisti, è arrivato ieri a chiedere di rallentare i test perché "il loro aumento porta un incremento dei casi".


In Brasile. Superato il milione di contagi, solo 14 test per 100.000 abitanti. Per gli esperti i casi reali potrebbero essere sette volte di più. Bolsonaro, come Trump, continua a minimizzare e dice che l'impatto dell'isolamento sociale sull'economia è peggio del virus.


In Europa. I casi sono oltre 2,5 milioni e i morti poco meno di 200mila. La Russia il paese più colpito con quasi 600mila contagi, seguita dal Regno Unito dell'altro negazionista della prima ora, Boris Johnson, con 300mila.


In Germania. Nuovo focolaio nel più grande mattatoio d'Europa, nel NordReno-Vestfalia, dove gli operai polacchi e romeni lavorano e vivono in condizioni di massimo sfruttamento, alloggiati in massa in dormitori insalubri dove non viene rispettata alcuna misura sanitaria o di sicurezza. Più di mille i contagi, si ipotizza un nuovo lockdown nell'area interessata.


In Cina. Nuovi focolai nel Paese da dove l'epidemia è partita e che è stato il primo a fermarla. I nuovi casi sarebbero di importazione europea, sempre collegati agli allevamenti intensivi e ai mercati di animali. Il regime ha deciso di sottoporre a test l'intera popolazione di Pechino.


In Italia. Siamo a 240mila contagiati ufficiali e 34.600 morti. Domenica 21 giugno 224 nuovi casi e 24 morti, il minino dall'inizio. Nonostante la "bomba Lombardia" mai disinnescata, nonostante assembramenti ed eccessi diffusi, il virus sembra contagiare molto meno. Anche se qua e là (tra cui Bologna) si cominciano a vedere inversioni di tendenza, nuovi casi frutto con ogni probabilità delle recenti riaperture. A mettere in guardia dai facili ottimismi arriva il professor Crisanti, il virologo che per primo ha capito la pericolosità e la portata della pandemia, aiutando la Regione Veneto a contrastarla meglio di tutte le altre: "Una sciocchezza dire che il virus si sta spegnendo - dice - chi parla di minore infettività del virus non sa quello che dice. Nessuno sa qual è la dose infettiva del Covid. Senza numeri e senza studi non è scienza, sono solo chiacchiere. Se la curva non va a zero, in autunno ci sarà una seconda ondata".