Con il Coronavirus il gioco d’azzardo online è ancora più insidioso

L’emergenza ha un fortissimo impatto: i casinò virtuali, leciti e illeciti, sono disponibili sempre favorendo le patologie. E i minori possono mentire sull’età

Gioco d’azzardo online
Gioco d’azzardo online
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14 Aprile 2020 - 10.04


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Da Gianluici Fioriglio, della Officina Informatica del CRID Centro ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità dell’università di Modena e Reggio Emilia – Unimore, riceviamo e pubblichiamo questo intervento sull’impatto del gioco d’azzardo online mentre le sale slot sono chiuse.

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di Gianluigi Fioriglio

L’emergenza dovuta al Coronavirus ha un fortissimo impatto anche sul settore del “gioco” d’azzardo, a causa del forzato stop alle sale slot e alle altre tipologie di gioco ‘materiale’. Ciò non significa, però, che non si giochi più: tutt’altro.
Già prima della diffusione del Covid-19, infatti, all’azzardo “tradizionale” si è accompagnato quello online. Moltissimi giochi d’azzardo “tradizionali” hanno ormai la loro controparte digitale con l’apertura di veri e propri casinò virtuali (in cui spendere denaro reale), sia leciti sia illeciti: roulette, blackjack, poker, slot machine, scommesse, ecc.
Le misure di distanziamento sociale, che impongono di ridurre al massimo gli spostamenti, comportano – quale inevitabile conseguenza – che molti giocatori ‘tradizionali’ passino al gioco online.
Purtroppo, il gioco d’azzardo online è molto insidioso: ad esempio, è possibile giocare in qualsiasi momento, da qualsiasi luogo e con una molteplicità di dispositivi; i pagamenti sono digitali e vi è quindi una sorta di deresponsabilizzazione e minor consapevolezza di quanto si spende; l’oscurità dei codici informatici rende impossibile un reale controllo; i minori possono avvicinarsi al gioco d’azzardo mentendo sulla propria età e sfruttando sistemi di pagamento anonimi.

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Intuitivamente, la maggiore facilità di accesso ai giochi d’azzardo ne agevola la componente patologica: il giocatore, infatti, può trovarsi ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette in un casinò seppur virtuale, trovando un limite solo nella propria disponibilità finanziaria (e debitoria).
Non a caso, questo fenomeno era già in crescita negli anni scorsi (per il solo gioco lecito, si è passati da una spesa globale di circa 21 milioni di euro nel 2016 a oltre 36 milioni di euro nel 2019, come riportato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sez. sui dati sul gioco lecito in Italia).
I dati del 2020, presumibilmente, saranno di molto superiori a causa dell’attuale emergenza.
Vi è di più.
Da un lato, all’aumento del gioco d’azzardo – fiorente industria che fattura miliardi – consegue un aumento della sua degenerazione patologica.
Dall’altro, sono ben note le infiltrazioni criminali nel settore, ancor più difficilmente controllabile da parte delle autorità competenti (nel caso dell’Italia, la Guardia di Finanza), che bloccano milioni di connessioni verso siti e servizi che offrono illecitamente (ossia al di fuori del circuito legale) la possibilità di giocare d’azzardo mediante la rete Internet.

Si tratta di una situazione molto complessa, dunque, che vede le istituzioni più attente ai nuovi fenomeni di vulnerabilità e rischio in costante e proficua lotta per arginare queste nuove frontiere dell’azzardo (per un approfondimento si segnala il Report “Le nuove frontiere dell’azzardo patologico: il gioco online” , redatto a cura del CRID – Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità dell’Università di Modena e Reggio Emilia – esito di un seminario nazionale tenuto il 27 novembre 2019 presso il Dipartimento di Giurisprudenza UniMoRE con il contributo e il patrocinio del Comune di Modena: clicca qui).
Già normalmente, del resto, le fasce più vulnerabili cadono con frequenza nella rete della ludopatia e dell’azzardopatia: c’è il rischio che, sfruttando le conseguenze derivanti dalla necessità del lockdown, si accresca a dismisura l’ambito del gioco d’azzardo online, vanificando le importanti azioni di contrasto all’azzardopatia che vengono svolte soprattutto su base locale cercando di bloccare l’apertura di nuovi luoghi dedicati al gioco d’azzardo o comunque l’installazione di macchinari a ciò adibiti anche mediante l’imposizione di distanze minime rispetto a luoghi e strutture ‘sensibili’ (ad es., le scuole).
Purtroppo questa è solo una delle molteplici ricadute, sul piano sociale, del Conoravirus su soggetti già vulnerabili.

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