Bologna, il Coronavirus raccontato dagli 'Umarell' del condominio

Claudio Visani racconta il Coronavirus visto dagli 'umarell', i vecchietti di Bologna, che commentano l'avanzata del virus in Italia

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Claudio Visani Modifica articolo

13 Marzo 2020 - 21.39


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Il condominio e il coronavirus. Primi casi a Codogno e Vo’. Scatta l’allarme in Italia.
Umarell in lettura.
Bruno: “Oh, guarda un po’ qua. Il Carlino dice che è arrivata la cinese”.
Tonino: “Beh, ti sei messo a leggere gli annunci dei centri massaggi anche tu, come Giovanì? S’et avù un’ereziò stanot?”.
“Mannò, c’sa dit. Non le cinesine. La cinese, l’influenza”.
“Quella che hanno chiuso in casa tutti i cinesi?”.
“Quella”.
“Ah, beh, allora. Tanto qua siamo sempre chiusi in casa. Influenza più influenza meno, cambia poco. Fammi vedere cos’ha fatto il Bologna, va”.
Giuseppe: “Mah, io non ci credo che è un’influenza. Chissà cosa c’è dietro?”.
Seconda settimana, il coronavirus si diffonde. Codogno, una decina di comuni limitrofi e Vo diventano zone rosse. Primi morti.
Bruno: “Dicono che l’ha portato uno che era andato a cena con un altro che era tornato dalla Cina”.
Tonino: “Quello che ha la moglie incinta al nono mese?”.
“Quello”.
“Secondo me, lui non poteva più scopare a casa ed è andato a farsi fare un massaggino dalle cinesi”.
Giuseppe: “Sé, la cena, il massaggino. Mi meraviglio di voi che ci credete. Non è mica venuto da lì, il virus”.
Tonino: “Ah, no. E da dov’è venuto secondo te, sentiamo”.
“Avete presente l’Area 51?”.
“L’Area 51? Che roba è l’Area 51?”.
“Dai, quella della Cia, in Arizona. Dove gli americani hanno nascosto i marziani che avevano catturato. Non sapete proprio niente. Gnuranti”.
Bruno: “E cosa c’entra con la cinese?”.
“Lì fanno anche gli esperimenti segreti. Le armi chimiche”.
“E allora?”.
“Eh, lo sapete o no che la Cina si sta comprando l’America? Che è diventata la superpotenza numero uno? E che i cinesi sono un miliardo e mezzo?”.
“Allora?”.
“Allora avranno inventato il virus per diffonderlo in Cina, ridurli di un bel po’ e mandare in crisi la loro economia. Poi si vede che qualcosa gli è scappato, o che hanno calcolato male, ed è arrivato anche qua”.
Bruno: “Boh. Sarà. Comunque qua si fa gnara”.
Tonino: “Dai, passami il Carlino che voglio vedere lo sport”.
Terza settimana. Il coronavirus è diventato un’emergenza nazionale. Prima si è diffuso nel piacentino, poi nel resto della regione e in tutta Italia. Primi contagi e primi morti anche nel bolognese. Tutta l’Emilia occidentale e Rimini diventano zone rosse. A Medicina gli umarell hanno continuato ad andare a giocare a bocce, uno aveva il virus e ha infettato tutta la bocciofila. L’epidemia dilaga. Il governo chiude l’Italia. L’ordine è: state in casa. La saletta del condominio si svuota. Le umarelle non si vedono quasi più, fuori. Gli umarell sì. Tra chi esce, alcuni indossano la mascherina. Si ascoltano dialoghi surreali. “Dove vai?”.
“A prendere il pane e bere un bicchiere”.
“Guarda che l’osteria è chiusa”.
“Anche l’alimentari?”.
“Anche quello”.
“Che due maroni. Allora vado all’alimentari in fondo alla via, che lì hanno anche il vino buono”.
“Ce l’hai il lasciapassare?”.
“Che lasciapassare?”.
“L’auto certificazione. Ci vuole l’autocertificazione per andare in giro”.
“Ma vado a piedi”.
“Anche a piedi”.
“Cos’è sta storia? Cosa siamo in guerra? Nella dittatura? È tornato il Duce?”.
“È il virus. Bisogna stare in casa. Non l’hai sentito Conte? È nel giornale. Nella saletta ci sono i moduli. Non si può andare in giro senza il lasciapassare. Se ti fermano i vigili ti fanno la multa”.
“Cui vegna un’azident. Al virus, a Conte, ai vigili. E anche all’oste”.
Bruno sta nel cortile, in piedi. Cappello da cacciatore, calzoni di fustagno, giaccone. Accende il toscano, si gira intorno, guarda il cielo con aria pensosa. “At l’eva dit. Te l’avevo detto che si faceva gnara”.
Tonino: “Mi tocca darti ragione”.
“Mé a’iò sempre rasò”.
“Hanno chiuso tutto. La gente s’è presa paura. Non vedi che non c’è più nessuno in giro. Passerà”.
“Mah. Sgond a me. Secondo me sto cazzo di virus è nell’aria. Come la nube di Cernobyl. An so miga se pasa”.
Giuseppe: “Se arriva dall’Area 51…”.
“Ma va a fer del pugnett, te e l’Area 51”.
Nota. Mi scuso per aver deturpato il bolognese, che non so. Il racconto, naturalmente, è tutto inventato.
Quasi.

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