Dopo i rosari e le zucche di Halloween, prepariamoci alla sceneggiata sovranista sul presepe

Ci aspettiamo da un momento all'altro Salvini e la Meloni a fare il presepe vivente e Gesù bambino con la felpa 'Betlemme'

Salvini e il presepe

Salvini e il presepe

Giuseppe Cassarà 30 novembre 2019

Calendario alla mano, dall’inizio dell’anno possiamo essere sicuri, con un margine minimo di errore, di quale polemica i sovranisti si tireranno fuori. Sotto pasqua, in area di resurrezione, torna più o meno puntuale la querelle sul crocifisso nelle aule, anche se a onor del vero quello è un evergreen che va bene per tutte le stagioni. Dopo la pausa estiva, con l’avvicinarsi di settembre si comincia ad armarsi contro la satanica festa di Halloween, ma ormai quella è una battaglia che è stata affidata alle retrovie: non sono certo i pesi da 90 a occuparsi di demolire le zucche intagliate, queste scenette le lasciamo a quelli come Mario Giordano, che svolge la funzione del giullare che intrattiene il pubblico mente dietro le quinte si prepara lo spettacolo. Che va in scena, puntualmente, da dicembre in poi: signori e signore, siamo arrivati a quel magico periodo dell’anno in cui si ricomincia a parlare del presepe.


Già Salvini è comparso con una natività tra le mani e già la Meloni oggi ha approfittato dell’attentato a Londra per ribadire come i terroristi stiano colpendo perché siamo vicini a Natale. Fra pochi giorni assisteremo a tutto il repertorio, speriamo con qualche ghiotta novità. Per esempio un presepe vivente dove Salvini e la Meloni interpretano Giuseppe e Maria (genitore 1 e genitore 2), Simone Pillon e Lorenzo Fontana il bue e l’asinello, Berlusconi un pastorello spaventato e forse il bambino Gesù può essere interpretato da un bambolotto con la felpa ‘Betlemme’ o la divisa della polizia. Ancora non è chiaro.


La verità è che questo quadretto non è lontano dalla realtà. Le sceneggiate della destra ormai sono pantomime, spettacolini per intrattenete il pubblico pagante e votante. Che si aspetta proprio che questi cavalieri crociati scendano spada alla mano per difendere la Sacra Famiglia. Dimenticando un dettaglio fondamentale, anzi essenziale: Gesù fin dalla nascita rappresenta esattamente il contrario di tutto ciò in cui questa gente crede.


Gesù nacque in una stalla (o una grotta, a seconda delle interpretazioni) in povertà assoluta, scaldato dal fiato degli animali. Nacque straniero in terra straniera, povero tra i poveri, migrante come i suoi genitori. Costretto a fuggire pochi giorni dopo la nascita per l’editto di Erode. La storia di Gesù è una storia di persecuzione e il presepe rappresenta, o dovrebbe rappresentare, proprio l’umiltà del figlio di Dio che si fa uomo nella sua veste più povera. Non, come invece vorrebbero questi fanatici, la difesa della famiglia tradizionale o una crociata contro l’islam.


Il presepe è una tradizione cristiana e italiana. E la sinistra non vuole demolire le tradizioni. Vuole invece rispettarle, ribadirle, spiegarle. Perché fare il presepe non diventi un atto automatico, ma un gesto con un significato. E soprattutto per non permettere alla destra di impossessarsi di una tradizione che è di tutti e che nulla ha a che fare con la retorica sovranista.