La Chiesa non può barattare la speranza per inseguire orgoglio, patria e sicurezza

Moldi parlano di un nuovo partito cattolico ma quello di cui c'è bisogno è di un Sinodo dei cattolici su e per l'Italia

Papa Francesco

Papa Francesco

Riccardo Cristiano 10 novembre 2019
Si parla molto in questi giorni di partito cattolico. Molto meno di sinodo della Chiesa in Italia. Strano. E’ davvero un partito cattolico quel che serve, o i cattolici non avrebbero bisogno di un sinodo su e per l’Italia, quello che non stranamente molti vescovi non vogliono proprio fare? Pochi giorni fa su Avvenire il direttore de La Civiltà Cattolica, è stato citato per questa affermazione, virgolettata, fatta ad Assisi: “Questo è il tempo in cui i nodi di almeno due decenni stanno venendo al pettine, grazie a un pontificato che fa del discernimento la sua cifra fondamentale. Il discernimento aiuta a riconoscere il boccone avvelenato che ci viene servito nel menu di oggi (anche con l’endorsement di clero e prelati): il baratto della virtù della speranza per il Paese con parole d’ordine quali orgoglio, patria, sicurezza”.
E’ chiaro che siamo davanti a qualcosa di importante, che ruota attorno a due parole: discernimento e speranza. Il discernimento più o meno sappiamo tutti cosa sia: ma quando si parla di un papa gesuita e del discernimento, frutto importantissimo della loro spiritualità, occorre essere umili e soffermarsi. Spadaro ci dice che questo papato fa perno sul discernimento di Ignazio di Loyola. Non vorrà dire soltanto essere prudenti, pensarci bene, fare attenzione. Credo significhi cercare di capire bene cosa stiamo facendo, chi ci sta spingendo, che sirena stiamo ascoltando. Stiamo ascoltando chi ci spinge a godere di un godimento che poi ci lascerà vuoti, o svuotati, o stiamo ascoltando chi ci chiede di rinunciare nel nome di una rinuncia che poi ci riempirà, ci appagherà? Andando a guardare ho capito molto meglio: “ Quando vai di male in peggio il messaggero cattivo di solito di propone piaceri e godimenti, perché tu persista e cresca nella tua schiavitù. Il messaggero buono adotta il metodo opposto: ti punge e rimorde la coscienza per farti capire il tuo errore”. E’ questa la prima regola del discernimento indicata da Ignazio di Loyola. Lineare. Ma non è tutto semplice, lineare: l’angelo cattivo, scrive al riguardo degli esercizi spirituali, sa insinuare pensieri buoni e santi, conformi a quell’anima retta, e poi a poco a poco procurare di uscirne, trascinando l’anima nei suoi inganni occulti e perverse intenzioni. Sono solo due piccoli punti per capire un po’ meglio di cosa parliamo parlando di discernimento.
Dunque, per fare un esempio, l’angelo cattivo potrebbe presentarsi all’anima retta, e cattolica, con l’idea di fare il bene della Chiesa per poi trascinarla nella ricerca di privilegi che sembrano bene, ma non lo sono, e allontaneranno dalla Chiesa molti non privilegiati. Veniamo alla speranza. Qui siamo davanti a una parola che potrebbe ingannare. Non è la speranza che domani sia bel tempo La speranza cristiana, so dai tempi di scuola, non ha a che fare con la fortuna, ma con la vita eterna intesa come felicità. Ma nel catechismo della Chiesa cattolica si legge al punto 1820 : “la speranza cristiana si sviluppa fin dagli inizi della predicazione di Gesù nell’annuncio delle beatitudini. Le beatitudini elevano la nostra speranza verso il cielo come verso la nuova terra promessa.” Rinfrescare la memoria sulle beatitudini è sempre opportuno: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti,perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.”
Ecco che questo passaggio citato da Avvenire mi sembra aprirci gli occhi su cosa differenzi la recente intervista del cardinale Camillo Ruini dal pontificato di Papa Francesco. Iscritto nel codice del discernimento il pontificato di Papa Francesco si preoccupa del privilegio, per fare il mio esempio, temendolo come possibile spia della presenza nascosta dell’angelo cattivo. I non credenti che non amino questo linguaggio e preferiscano Platone pensino al cavallo nero della sua famosa biga, dove quello nero ci porta giù e quello bianco su. E venendo all’apertura a Salvini operata dal cardinale questo testo sembra dire che sostituisce la speranza che Cristo ha annunciato con le beatitudini con il linguaggio nuovo, da cui il discernimento metterebbe in guardia ritengo, dell’orgoglio nazionale, della sicurezza nazionale, del prima gli italiani. Sono infatti soluzioni illusorie per i problemi reali di un Paese che ha bisogno però di solidarietà e non di orgoglio: ma come farà ad avere solidarietà nelle e per le periferie se non ha solidarietà nei e per i porti? Sì, questo paese ha bisogno di legalità più che di sicurezza, è la legalità quella che manca e che causa tanta insicurezza, non solo per strada, anche insicurezza del futuro. Insomma questo Paese ha bisogno di armonia con vicini riottosi e problematici più che di illusioni primatiste. In definitiva Spadaro ha tracciato con poche parole problematiche che la Chiesa dovrebbe urgentemente affrontare in un sinodo per l’Italia, che molti però non vogliono fare.
Il vescovo statunitense McElroy ha dichiarato in questi giorni che la chiesa americana è alla deriva e un sinodo sulla situazione dei cattolici statunitensi sarebbe urgente. Le sue parole si adattano bene, a mio avviso, anche alla situazione italiana. Dove però sui giornali si parla di più dell’opportunità di un partito cattolico piuttosto che di un sinodo sulla situazione del cattolicesimo italiano. Ma davvero qualcuno in Italia avverte l’esigenza di un partito cattolico? Tutto sommato nello stesso manifesto di Zamagni e altri non si parla di partito solo di cattolici. Resta invece che la situazione della nostra vita civile non brilli. Si potrebbero fare infiniti esempi: serve? Non serve, credo. Serve però dire che se la nostra vita civile non brilla e questo ovviamente riguarda anche la Chiesa italiana. Non sarebbe un sinodo della Chiesa in Italia la sede migliore per affrontare questi problemi, per vedere cosa serva e cosa manchi? Ci sono davvero i segni di un qualche smarrimento? E da cosa deriva la difficoltà vocazionale? In alcuni ambienti cattolici italiani poi sta entrando davvero il virus dell’etnonazionalismo? E’ importante parlare con qualche politico famoso o aprire anche su questo una riflessione ecclesiale, sinodale? Sentire i giovani cattolici, i disoccupati cattolici, gli imprenditori cattolici, le donne cattoliche, le donne casalinghe e cattoliche, le donne divorziate e cattoliche, le vittime del maschilismo cattolico e cattoliche, i meridionali cattolici, gli studenti cattolici, le studentesse cattoliche e altro ancora; no? Forse non servirebbe ad alcuni vescovi italiani, quelli che non hanno voluto neanche eleggere direttamente il loro presidente come li ha scongiurati di fare il Papa. Al riguardo: quasi nessuna conferenza episcopale ha un segretario vescovo, ma quella italiana sì. Se la Chiesa cattolica in Italia vuole ridare un po’ di speranza cristiana all’Italia, più che un partito dovrebbe fare un sinodo.