Critiche al logo di Italia Viva, i grafici rispondono: "Si sentono tutti esperti"

"Tutti sono convinti di saper fare il nostro lavoro" lamentano i grafici, ma il loro post suscita solo altre critiche: "Il logo è inguardabile"

Italia Viva
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23 Ottobre 2019 - 15.08


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Le critiche non piacciono a nessuno, ma il bravo professionista sa che deve accettarle di buon grado e andare avanti. È anche vero che viviamo in un mondo in cui ognuno si sente autorizzato a dire la propria. Sarà stato questo pensiero che ha spinto i grafici di Proforma, ideatori del logo del nuovo partito di Matteo Renzi, Italia Viva, a rispondere alla pioggia di prese in giro che sono cadute su quella ‘V’ colorata di rosa che ricorda – come è stato fatto notare – il noto detergente intimo femminile Vagisil.

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“Il nostro progetto per il simbolo di Italia Viva ha scatenato, come prevedibile, la solita gara di critiche sui social – scrive la società nella sua pagina Facebook -. Alcune spassose, alcune forse un po’ ingenerose. Tutto nella regola, intendiamoci, fa parte del gioco. Del resto, chi sceglie di fare il nostro meraviglioso mestiere sa che c’è sempre una controindicazione: sono tutti convinti di saperlo fare, un po’ come il commissario tecnico della nazionale. E allora – continua la società – mettiamo da parte aerei e creme, e proviamo a spiegare in poche parole la genesi di questo lavoro”. Per farlo, Proforma divide il post in 6 capitoletti.

In quello chiamato ‘Il Brief’, la società spiega: “L’obiettivo era chiaro: trovare un simbolo che segnasse una discontinuità con il passato della politica italiana. Un marchio-logotipo che risultasse originale, non riconducibile a matrici ideologiche tradizionali e capace di parlare a tutti”. Poi si passa al ‘Segno’ dove, si legge, “abbiamo provato a fondere tre idee in una. 1) Una spunta. Quella che si mette sulle ‘cose fatte’. Per evocare l’idea di concretezza. 2) Due ali in volo. Perché in politica si deve essere concreti sì, ma bisogna sempre volare alto, per non smarrire la dimensione ideale. 3) La V. Banalmente, l’iniziale di Viva. In basso – si legge ancora -, nella versione ‘elettorale’ del simbolo, abbiamo aggiunto una sezione di sfera, per suggerire una dimensione spaziale che riuscisse a esaltare l’efficacia visiva del volo”.

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Per quanto invece riguarda ‘I Colori’, Proforma spiega che “tutti sono o sono stati già utilizzati da precedenti partiti o movimenti politici. Abbiamo provato a innovare, ‘scegliendo di non scegliere’ un solo colore ma un gradiente dai toni caldi, che partendo dal giallo arrivasse a un rosa-fucsia molto deciso. In combinazione, nel nome, con l’azzurro-nazionale. In omaggio a una regola che Italia Viva si è data per la sua organizzazione: per ogni carica ci saranno sempre una donna e un uomo”, sottolineano dall’azienda.

Quindi ‘Il Carattere’, con la scelta “caduta su un font sobrio, senza grazie, moderno e pulito. Con un gioco maiuscole-minuscole che garantisce compattezza e leggibilità ma in una formula più distintiva, meno anonima”. Poi ‘La Composizione’, con il marchio che “non nasce direttamente per essere inquadrato in un cerchio. È stato concepito – spiega Proforma – con un respiro più ampio, come un brand capace di adattarsi a declinazioni diverse (merchandising, coordinato d’immagine, web) mutando nella composizione, senza perdere riconoscibilità ed efficacia”. Ultima, ma non ultima, la ‘Giuria Popolare’: “Il nostro simbolo – rivendica Proforma – è stato scelto dai militanti in una rosa che comprendeva altre due proposte concorrenti, realizzate da altre agenzie, attraverso una votazione online aperta ai militanti”.

Tutto chiarito? Non proprio. Da ieri infatti – insieme ai complimenti e ai ringraziamenti per la spiegazione – si moltiplicano nei commenti nuove critiche al simbolo e alla decisione di dedicare addirittura un post alla questione. “Fare un post piccato in difesa di un logo – scrive ad esempio Serena – è già di per sé un’ammissione. Un logo forte e davvero innovativo non ne ha bisogno. E la gradazione cromatica – punta il dito – è la stessa di Instagram…”. Ringraziamenti ‘speciali’ arrivano invece da Marco, che la prende con una certa ironia: “Io vi ringrazio – scrive -, sia perché il logo è – a mio avviso – inguardabile, sia perché avete prodotto materiale comico e meme per farci stare tranquilli altri sei mesi almeno. Quindi, tutto sommato, grazie”.

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