Che cos'è lo Ius Culturae, oltre la (falsa) propaganda della Lega

Domani in aula si torna a parlare della riforma per l'acquisizione della cittadinanza italiana: si parla di ius culturae, che non è - come dice la Lega - la versione soft dello Ius soli

Ius Culturae

Ius Culturae

globalist 2 ottobre 2019
Si è finalmente tornati a parlare di riformare la legge per l'acquisizione della cittadinanza italiana: domani, 3 ottobre, alla Camera riparte l'esame della Legge che introduce il principio dello ius culturae, ossia il procedimento che lega l'acquisizione della cittadinanza italiana al completamento di un ciclo di studi. La legge 91/92 attualmente in vigore (e che si fonda sullo ius sanguinis, cioe' sul diritto di discendenza da un italiano) prevede che chi nasce e /o cresce in Italia possa chiedere di diventare cittadino al compimento del 18° anno di età. Nel caso venisse introdotto il nuovo principio, la cittadinanza non sarebbe comunque concessa in maniera automatica, ma la famiglia del minore potrà anticipare la richiesta di qualche anno, senza aspettare la maggiore età. C'è da capire se il ciclo scolastico si riterrà concluso ai 13 anni di età ( scuola primaria e secondaria) o basterà un solo ciclo di 5 anni, quindi già alla fine delle elementari. 
Nelle scuole italiane la multietnicità è già una realtà consolidata: Nell'anno scolastico 2017/2018 gli alunni stranieri erano 841.719 (9,7% della popolazione scolastica totale), in aumento di 16 mila unita' rispetto all'anno scolastico 2017/2018. I dati attestano, inoltre, che ben il 63,1 per cento degli alunni stranieri (con cittadinanza non italiana) in realta' e' nato in Italia (circa 307mila).
Lo ius culturae non è, come sostiene la Lega, una versione soft dello ius soli: in realtà, la situazione non cambierebbe poi tanto, semplicemente si riconoscerebbe il diritto di cittadinanza ai figli di quelle famiglie che sono in Italia da anni e che da anni lavorano e mandano i figli a scuola in Italia. Parliamo di oltre cinque milioni di persone che attualmente devono aspettare per fare la richiesta che i figli compiano il 18esimo anno di età. 
E la famosa islamizzazione della società? Stiamo ai numeri: secondo le più recenti stime, al 1° gennaio 2019 i cittadini stranieri musulmani residenti in Italia risultano 1 milione e 580 mila ( in aumento del due per cento rispetto al 2018), mentre, nel loro complesso, i cittadini stranieri cristiani residenti in Italia si stimano in 2 milioni e 815 mila (-4% rispetto al 2018) e mantengono ancora il ruolo di principale appartenenza religiosa tra gli stranieri residenti in Italia. In fortissima crescita risultano gli stranieri atei o agnostici, stimati in piu' di mezzo milione. Fra i cristiani in Italia 1 milione e 560mila sono ortodossi, 977mila cattolici, 183mila evangelici, 16mila copti e 80mila fedeli di altre confessioni cristiane. Principali comunita' straniere musulmane risultano quella marocchina e quella albanese, mentre fra i cattolici troviamo quella romena e quella filippina.