Risultati Invalsi: l'unica vera invasione in Italia è quella degli analfabeti

Oltre un milione di studenti italiani non è in grado di comprendere un testo in italiano. La differenza tra Nord e Sud è abissale. Cosa stiamo facendo per i nostri figli?

Studenti

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Giuseppe Cassarà 11 luglio 2019

Presi come siamo dall’invasione dei migranti, ci siamo distratti. Impegnata a scrivere insulti alla tastiera contro le zecche rosse del Pd, l’Italia ha trascurato i suoi figli. Si è ricordata di loro solo in occasioni di tragedie: Corinaldo, per esempio, che dà la stola alle filippiche dei bravi padri di famiglia su quella musica che “rincritinendo i bimbi”, parafrasando Andrea Pazienza, oppure la terribile teoria del Gender che si mangia i bambini e li condanna all’omosessualità.
Ma è il caso di dirlo: qualcuno pensi ai bambini. Qualcuno. Chiunque, basta che lo faccia.


Perché tra una Sea Watch e un Russiagate, ieri è uscita una notizia che è stata molto trascurata. Forse perché ce ne vergogniamo o forse, e la prospettiva è da brividi, perché in fondo non ci interessa.


Sono usciti i risultati dei test Invalsi 2019: secondo quanto è venuto fuori, oltre il 40% degli studenti italiani non è in grado di comprendere un testo base in italiano. Insomma, direte voi, il rimanente 60% è in grado, è la maggioranza, niente di grave. Ma parliamo di numeri reali, e non in percentuali: come si legge nel comunicato stampa del test Invalsi presentato alla Camera dei Deputati, le rilevazioni hanno coinvolto: oltre 1.100.000 allievi della scuola primaria (classe II e classe V); circa 570.000 studenti della scuola secondaria di primo grado (classe III); circa 540.000 studenti della classe II della scuola secondaria di secondo grado; circa 475.000 studenti della classe V della scuola secondaria di secondo grado. In totale, quindi, 2.685.000 studenti. Il 40% di questa cifra è 1.074.000. Oltre un milione di studenti italiani non sarebbe in grado, secondo questi risultati, non soltanto di leggere un libro senza figure (cosa che non sa fare, probabilmente, anche un considerevole numero di adulti), ma di mandare una mail, compilare un curriculum, riempire le caselle di un modulo alle poste. Non si tratta di attività intellettuali, ma di basilari conoscenze per vivere nel consesso civile. Al di sotto di quello, c’è la primissima infanzia, quella in cui ogni bisogno primario è soddisfatto da un vagito o un capriccio. Per metà degli studenti italiani, in un età compresa tra i 8 e i 18 anni, quel periodo non è mai terminato.


Non solo: la differenza abissale tra Nord e Sud porta a dire, senza remore, che il ciclo delle scuole medie in Sicilia, Campania, Calabria e Sardegna è completamente inutile e che gli studenti del Sud sono incredibilmente più ignoranti di quelli del Nord. Come ha sintetizzato Roberto Ricci, direttore generale dell’Invalsi, “un anno di scuola in Veneto vale come due al Sud”. Questo è atroce.


È atroce perché questo governo sta insistendo sull’autonomia differenziata, una mossa che aumenterà a dismisura l’abisso già esistente e che spacca in due il paese, precipitando il Sud ancora di più nella povertà, materiale e intellettuale. È atroce perché il Ministro dell’Istruzione Bussetti, “per le scuole del Sud non servono più soldi ma più sacrifici”. Una frase talmente sbagliata, razzista (verso gli italiani) e odiosa che in qualsiasi paese serio questo signore starebbe già a zappare la terra, e non su una poltrona del Ministero più sacro di tutti.


E la verità è che non ci interessa: guardiamo a una notizia di ieri, quella dei leghisti che non sanno sillabare la parola ‘Toscani’. Sono dettagli, ma sono importanti per comprendere la mentalità da peracottari che ormai imperversa nel paese: chi tentava di giustificare questo errore d’ortografia scriveva che “non l’ha detto nessuno che si sillaba così, siamo liberi di scrivere una lettera per maglietta se vogliamo S-V-E-G-L-I-AAAAA” oppure “i soliti radical sinistri che guardano solo alla forma ma non alla sostanza”. Sono due commenti veri, reali, ruttati da quella ‘pancia’ del paese cui questo governo si fregia di parlare. Commenti come questi portano davvero a chiedersi se ne valga la pena di perdere tempo con questa gente. Ma poi bisogna ricordarsi che a farne le spese, di tutta questa miseria, sono i figli dell’Italia.


Perché, come sempre, si dimentica di pensare ai bambini e ai ragazzi. Che navigano in un mondo ovattato di ignoranza, assorbendo la violenza e l’odio come spugne. E diventando un pericolo per l’Italia di domani.