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#KuToo: il #MeToo in Giappone tra tacchi a spillo e repressione politica

L'attrice Yumi Ishikawa è la guida del Movimento KuToo che nasce contro l'obbligo delle donne in Giappone di indossare i tacchi sul luogo di lavoro

L'attrice Yumi Ishikawa
L'attrice Yumi Ishikawa

globalist

6 Giugno 2019 - 14.23


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Il #MeToo è arrivato anche in Giappone, con il nome di #KuToo (un gioco di parole difficile da rendere in altre lingue: la protesta in Giappone è nata dalla ribellione delle donne alla regola di presentarsi in tacchi sul posto di lavoro. ‘Tacchi’ o ‘scarpe’ in giapponese si dice kutsu, ma il suono ricorda anche kutsuu, che vuol dire ‘dolore’) ma in una società tradizionalista come quella giapponese, nonostante la protesta abbia preso piede, sta incontrando la ferma opposizione della politica. Tanto che il Ministro del Lavoro Takumi Nemoto ha definito l’indossare le scarpe alte a lavoro come una ‘prassi necessaria e appropriata’.
A guidare il Movimento è l’attrice Yumi Ishikawa e le firmatarie hanno già proposto una legge che abroghi l’obbligo delle scarpe alte. Nonostante non si tratti di un obbligo scritto per legge, infatti, molte aziende la considerano una norma consolidata e Ishikawa specifica che “la richiesta dei tacchi è una discrmininazione sessuale, oltre che una forma di molestia”. 
Il Ministro però si è opposto radicalmente, ma è stato proprio il suo rifiuto a generare un’ondata di indignazione che ha spinto il Movimento KuToo fuori dai confini del Paese. 

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