Parla Ruby: "Io e Imane eravamo simili: volevamo solo un'altra vita"

Non vuole più essere chiamata Ruby, ma Karima perché ha cambiato vita e ha il diritto, come tutti, di lasciarsi il passato alle spalle. Su Imane dice che erano simili, volevano solo un'altra possibilità, un'altra vita

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19 Marzo 2019 - 08.55


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Karima El Mahroug vorrebbe che nessuno più la chiamasse ancora Ruby Rubacuori. Vive a Genova e ha il desiderio principale di “lasciarsi tutto alle spalle, vivere con il mio compagno e mia figlia”.
Ma la storia delle cene eleganti e dei processi a carico di Silvio Berlusconi torna ciclicamente prepotente, ora con la vicenda di Imane Fadil, la modella marocchina sulla cui morte sospetta indaga la Procura di Milano.
“Povera Imane, provo pena per lei, che fine terribile” dice Karima in un colloquio con il Fatto Quotidiano in cui afferma che “io e Imane eravamo simili: volevamo solo un’altra vita”.

“Non mi ricordo di averla conosciuta personalmente. Mi sembra una storia surreale, non voglio contribuire alla spettacolarizzazione. Spero che si faccia chiarezza su quello che è successo”.

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C’è un filo che lega Karima “Ruby” El Mahroug e Imane Fadil: l’origine marocchina, le luci di Arcore, il Bunga Bunga, il buio che arriva dopo, il desiderio di voltare pagina.
Oggi Karima parla di sè come di un’altra donna, un’altra Karima.
“Voi giornalisti mi cercate soltanto per parlare di Berlusconi. Non vi interessa niente che io vi racconti la mia nuova vita, le attività che sto cercando di mettere in piedi. Io sono diventata una persona diversa, ho il diritto di non essere cercata solo per parlare del passato”.
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