Anche una moneta restituita può far crollare l'odio e i pregiudizi

Una breve storia, anzi due, raccontate da Onofrio Dispenza, sull'importanza dei piccoli dettagli del quotidiano che restituiscono speranza nell'umanità

Anche una moneta restituita può far crollare l'odio e i pregiudizi

Anche una moneta restituita può far crollare l'odio e i pregiudizi

Onofrio Dispenza 19 marzo 2019

Non mi stancherò mai di dirlo anche se sono consapevole che il mio invito troverà molta distrazione: per capire il mondo bisogna saper leggere le piccole cose che ti passano sotto agli occhi. 


E' martedì mattina, vado a lavare l'auto da ragazzi nord africani, vicino casa. Sono in tre e per un'auto prendono dieci euro. Lavano a mano e fanno in fretta. Quindi, per ciascuna auto lavata ognuno di loro, tolte le spese, diciamo che guadagna due euro ad auto. Finito il lavaggio salgo sull'auto e nel portaoggetti trovo una moneta di due euro che uno di loro probabilmente aveva trovato sotto il tappetino, una moneta cadutami rientrando o scendendo dall'auto, come spesso capita. Ecco, in quella moneta ritrovata e fattami trovare nel portaoggetti, c'è tanto.                      Viviamo tutti quanti, me incluso, di pregiudizi e di paure. Poi c'è chi su questi pregiudizi dettati dalle nostre fragilità, e sulle paure ben alimentate, ci gioca e ci fa le fortune, anche politiche. Ecco, quella moneta restituita smonta paure e pregiudizi, restituendo a noi tutti l'immagine vera di un mondo dove c'è il bene e c'è il male. E il bene e il male sono ben distribuiti, oltre ogni frontiera, reale o criminalmente costruita.


Questo piccolissimo episodio è venuto all'indomani di una fortunata serata che ho avuto in regalo. Vissuta all'interno di una famiglia pakistana. Invitato a cena da una giovane coppia con due splendidi figli che, arrivati in Italia, hanno imparato perfettamente la loro nuova lingua in tre, quattro mesi. Per fare festa alla mia presenza, avevano invitato altri parenti, e preparato una cena come si fa nelle feste. Uomini, donne e bambini, una casa dignitosa e allegra. Le donne coi loro colori della festa, i bambini composti che passavano dall'italiano all'inglese per finire alla lingua dei genitori e dei nonni rimasti sulle alte montagne del Pakistan. Una cena magica, a parlare di presente, di futuro, di padri, di figli, dell'Italia, del Pakistan, delle cose che ci feriscono, di quelle che ci fanno felici. Il giovane accanto a me, custode di un grande magazzino di abbigliamento, laureato in Informatica a Islamabad. I tre capifamiglia, per recuperare qualcosa in più per i figli, a fine settimana si mettono in cucina e preparano cene per chi fa festa in casa, per chi si riunisce attorno ai tavoli di burraco. 


Solo questo volevo raccontare, nient'altro da aggiungere. Perché il resto è un laido politico che sequestra la vita e il futuro di uomini, donne e una manciata di ragazzini. Ma questa è un'altra storia e l'abbandono subito, per non sporcare le mie due piccolissime storie di vita.