La democrazia arretra nel mondo: aumenta l'autoritarismo, diminuiscono i diritti

L'associazione Freedom in the World nel suo rapporto annuale descrive una situazione drammatica: da tredici anni le democrazia si sta erodendo in tutto il mondo

Freedom in the World

Freedom in the World

globalist 5 febbraio 2019
Nel suo annuale rapporto "Freedom in the World", l'associazione Freedom House fotografa una situazione preoccupante: una lenta ma costante erosione della democrazia iniziata nel 2005 e che continua, senza sosta, da 13 anni. Eccezion fatta per le grandi democrazie del nord Europa, Svezia, Finlandia e Norvegia, che mantengono una quota di 100 punti su 100, seguite a ruota da Canada e Olanda, nel resto del mondo si assiste a una drammatica recessione che ha visto scendere al 44% il numero dei "paesi liberi" e di salire al 26% quello dei paesi "non liberi". 
Al fanalino di coda troviamo la Siria (0/100), il Tibet (1/100), Turkmenistan (2/100), Sud Sudan ed Eritrea. Sono comunque considerati 'non liberi' anche la Cina (11/100), il Venezuela (19/100) e la Russia (20/100).
L'Italia resta in alto, ma nel report si sottolinea un'ondata negativa di populismo e di odio verso i migranti. 
Il report sottolinea la situazione negli Stati Uniti, dove il livello di libertà è calato di otto punti percentuali (dal 94 all'86%) negli ultimi otto anni. Tra i problemi citati la polarizzazione politica, la perdita della mobilità economica, l'influenza di interessi speciali e l'aumento dei media di parte. È sempre un Paese "libero" ma sta arretrando dietro Gran Bretagna, Canada, Francia, Italia, Australia, Germania e Giappone. Il presidente Donald Trump "esercita un'influenza sulla politica americana che sta mettendo sotto pressione i nostri valori di base e testando la stabilità del nostro sistema costituzionale".
Tra gli altri Paesi segnalati dal report l'Ungheria che è stata declassata da "libera" a "parzialmente libera", il Nicaragua che è passato da "parzialmente libero" a "non libero", la Serbia, declassata a "parzialmente libera", l'Uganda riclassificata a "non libera" e lo Zimbawe che è salito di un gradino, da "non libero" a "parzialmente libero". 
Secondo il report, un punto cruciale della perdita di terreno della democrazia risiede nel trattamento dei migranti: "Leader antiliberali e populisti hanno demonizzato in maniera crescente immigrati e richiedenti asilo e li hanno trattati in maniera discriminatoria, usandoli come capro espiatorio per emarginare i rivali politici che li difendono - prosegue - approcci punitivi verso i migranti hanno come risultato abusi dei diritti umani da parte di democrazie come l'Australia, con il confino a tempo indeterminato dei migranti nel campo dell'isola di Nauru, la separazione dei minori dai loro genitori migranti negli Stati Uniti, la detenzione dei migranti da parte della milizia libica per ordine dell'Italia" che ciò nonostante ha 89 punti su 100 nella classifica globale.