Buon anno a tutti gli italiani, peggiori nemici degli italiani stessi

Un tempo, essere ignoranti non era esattamente una colpa. Oggi che viene dileggiato chi ha studiato o chi riesce soltanto a padroneggiare il congiuntivo, la colpa è grave.

L'area accanto al Colosseo invasa dall'immondizia

L'area accanto al Colosseo invasa dall'immondizia

David Grieco 1 gennaio 2019
Auguri di Buon Anno a tutti gli italiani, nella speranza che nel 2019 si possa incominciare ad uscire dall'abisso di ignoranza e di autolesionismo in cui siamo precipitati tutti insieme, come ha auspicato con parole e sagge e trasparenti il Presidente Mattarella nel suo discorso di Fine Anno.
Perché il problema è sempre lo stesso. Il problema siamo noi. Tutti noi. Noi italiani siamo da sempre, ma senz'altro oggi più che mai, i peggiori nemici di noi stessi. E i dementi che abbiamo mandato al governo del paese sono purtroppo i migliori rappresentanti del nostro attuale degrado morale e materiale.
Siamo indiscutibilmente i campioni del mondo in quella disciplina sportiva fantozziana che consiste nel darsi la zappa sui piedi.
Abbiamo portato in trionfo i populisti, e i populisti stanno rifilando al popolo tasse e ingiustizie mai viste prima d'ora.
Abbiamo acclamato i sovranisti xenofobi e l'Italia risulta oggi meno sovrana che mai. Quel povero invasato di Matteo Salvini annuncia che "l'Italia ha ripristinato i suoi confini". Ma appena oltre i nostri confini tutti ci disprezzano, ci scaricano migranti senza pensarci un attimo come i romani scaricano l'immondizia per la strada, e al momento nel mondo godiamo delle stesse simpatie di cui si fregiava la scellerata Italia di Benito Mussolini.
Per non parlare poi dei nostri confini interni, che sono tanti e poi tanti. Tra le Regioni, le Provincie, le Città, i Piccoli Comuni, le Frazioni, i Condomini. Anche qui, tutti contro tutti. Tutti strenuamente impegnati in una quotidiana guerra medievale fatta di odi atavici di cui nessuno conosce più la vera origine, di rancori mai sopiti e divenuti ormai surreali, di recriminazioni ottuse e sempre più insensate.
Nel 2018 ho trascorso molto tempo a Matera, che tra pochi giorni sarà consacrata Capitale della Cultura Europea. Nel 2019, Matera diverrà certamente la Capitale Europea più celebrata e più visitata di tutti tempi. Lo è già da anni. Per motivi evidenti. Perché a Matera molti turisti vengono da ovunque a cercare Gesù Cristo. Anche grazie a Pier Paolo Pasolini ("Il Vangelo Secondo Matteo") e Mel Gibson ("La Passione"), tanti oggi credono che Cristo sia nato, vissuto e morto a Matera.
A Betlemme e a Gerusalemme non riescono a farsene una ragione.
Matera è un grumo straordinario di Storia dell'Umanità. Come e più di Roma, di Venezia, di Firenze, di Napoli, di Torino, tutte città straordinarie, tutti simboli dell'incredibile cammino dell'Uomo, giunto fino ad oggi nonostante l'ansia distruttiva di tanti dittatori o aspiranti tali.
Questi luoghi contengono tesori di valore inestimabile che non meritiamo neppure un po' perché l'unico valore che noi italiani stiamo propagandando con protervia è proprio l'ignoranza.
Un tempo, essere ignoranti non era esattamente una colpa. Oggi che viene dileggiato chi ha studiato o chi riesce soltanto a padroneggiare il congiuntivo, la colpa è grave. Se come accade ora l'Ignoranza diventa un Valore, meglio estinguersi.
A Matera sono tutti incazzati per come viene gestita quest'occasione storica. Ma sono tutti incazzati in modo diverso e per motivi diversi, un'infinità di modi e motivi che alimentano un caos inutile e vergognoso, che forse nasconde malefatte che grazie a questo caos non verranno mai individuate. Tutti colpevoli, nessun colpevole. È questo, del resto, l'obiettivo sporco e vero del populismo e del sovranismo.
Intorno a Matera, in Basilicata e anche in Puglia, se si parla di Matera molti sentono il bisogno di premettere di essere "non materani". Un lapsus freudiano che tradisce un'ostilità campanilistica, un "che palle, sempre 'sta Matera..." che irrita gli abitanti di altre città e borghi belli quasi quanto Matera. Perché dire di essere "non materani" non ha proprio senso. E come dire "noi non viterbesi", o "noi non aretini".
Noi "non materani" siamo svariati miliardi. Gli unici materani, fino a prova contraria, sono le sessantamila persone che ci abitano e quelli che vi sono nati ma oggi vivono altrove.
Vorrei infine spezzare una lancia anche per i venditori ambulanti di Matera, che come i venditori ambulanti di Venezia, Roma, Firenze o Napoli vendono orribili souvenir e osceni pupazzetti Made in China. Buon Anno anche a loro. Perché gli sciocchi turisti che comprano queste cianfrusaglie forse proprio grazie ad esse si ricorderanno, e racconteranno un giorno a figli e nipoti, di essere stati in tutti questi straordinari luoghi che l'Italia possiede.
Anni fa, nel deserto dell'Arizona, incontrai un Navajo che viveva in una tenda e possedeva una piccola riproduzione della Torre Eiffel. Non era mai stato a Parigi, ovviamente. Pensava che la Torre Eiffel si trovasse a Roma. Ma la venerava come un totem.
Buon Anno anche a lui, che ha visto cose che noi umani non possiamo neanche immaginare.