La mappa dell'odio su twitter: Milano e Roma capitali dell'intolleranza

Vox- Osservatorio Italiano dei diritti ha realizzato una mappa degli hater in Italia per capire dove sono più concentrati: le grandi città del nord al primo posto

La mappa di Vox

La mappa di Vox

globalist 25 giugno 2018

Il Vox-Osservatorio Italiano dei diritti ha realizzato un'utile 'mappa dell'odio' su twitter, per tracciare in quali zone d'Italia il numero di haters che sparge quotidianamente veleno sul social network - preferito da Trump e Salvini, guarda caso - è più alto. 


Dall'analisi di oltre 6milioni e mezzo di tweet tra marzo e maggio 2018 con sei parole chiave - donne, omosessuali, immigrati, diversamente abili, ebrei e mussulmani - è risultato evidente che i tweet contro i migranti sono aumentati di parecchio: dal 32% di tweet d'odio nel 2017 si è passati al 36%, che vuol dire che un italiano ogni tre twitta con una certa regolarità odio contro gli immigrati, ebrei e mussulmani.


Va un po' meglio per gli omosessuali: dai 35.000 tweet intolleranti ai 22.000 nel periodo preso in esame, dato che il Vox interpreta come conseguenza del passaggio della legge sulle unioni civili. 


Particolarmente interessanti sono le 'mappe termografiche', ossia delle mappe che indicano in rosso dove è maggiore la concentrazione di hater: l'area di Milano è rosso fuoco, seguita da Roma, Firenze, Torino, Bologna e Genova, a conferma che è nelle grandi città del nord che l'odio trova terreno fertile. Secondo Vox, dalla mappa risulta che lì dove c'è una maggiore concentrazione di migranti l'intolleranza diminuisce, a dimostrazione che esiste una correlazione inversa tra presenza sul territorio e l'insorgere dei fenomeni d'odio. Conoscere il problema, insomma, aiuta a far diminuire l'intolleranza. 


Male la situazione per le donne: i tweet misogini sono ancora al top della classifica degli argomenti preferiti degli hater. 


La mappa evidenzia anche che a un aumento dei tweet violenti corrisponde però una diminuzione dei profili Twitter, il che, per i ricercatori, "parrebbe indicare una sorta di estremizzazione online dell'odio". Ci sono meno twittatori, ma sono però in grado di "monopolizzare e viralizzare l'intolleranza via social, con un pugno di odiatori seriali e professionali in grado di ottenere un effetto pervasivo sulle comunicazioni e le interazioni in rete".