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Gaeta, pesca miracolosa: le reti catturano due dolie giganti

Il peschereccio Attila II è rientrato in porto con due reperti di epoca romana, davanti Punta Stendardo

Dolie ritrovate
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globalist

16 Marzo 2017 - 21.24


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ll rientro al porticciolo dei pescatori, stavolta, ha assunto dimensioni storiche per il peschereccio Attila II. L’imbarcazione capitanata da Giacomo Spinosa ha imbrigliato, nelle proprie reti, due reperti di epoca romana: si tratta di immensi recipienti in terracotta perfettamente conservati, che si trovavano adagiati nel fondale a poche miglia dalla costa a Punta Stendardo. Le dolie rinvenute mercoledì 16 marzo a Gaeta entreranno probabilmente a fare parte del patrimonio storico e archeologico della cittadina del golfo: le operazioni di trasbordo sono state particolarmente complesse viste le dimensioni dei vasi che, nell’antichità, erano utilizzati per il trasporto di vino avendo una capienza sino a duemila litri. «E’ stata un’emozione immensa- ha detto il comandante del peschereccio. Mi era capitato una seconda volta, trent’anni fa». Evidentemente la rotta era particolarmente battuta in passato, ed il ritrovamento dei vasi potrebbe far presagire nuove ed interessanti scoperte.

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Come sempre è uscito in mare per ritornare con il consueto pescato, Giacomo Spinosa, il pescatore di Gaeta che, invece, è rientrato al porticciolo di Gaeta a bordo della sua Attila II compiendo una vera e propria pesca miracolosa: due orci giganti di epoca romana. Recipienti immensi in terracotta, che secondo gli esperti possono essere classificate come dolie: orci generalmente privi di anse, chiusi da un coperchio di terracotta erano usati soprattutto per il trasporto di vino. Potevano raggiungere due metri di altezza con un diametro di un metro e ottanta.

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Erano conservati e adagiati sul fondale, a poche miglia dalla costa a Punta Stendardo. Le dolie rinvenute entreranno probabilmente a fare parte del patrimonio storico e archeologico della cittadina del golfo. Le operazioni di trasbordo sono state particolarmente complesse viste le dimensioni dei vasi che, nell’antichità, erano utilizzati per il trasporto di vino avendo una capienza sino a duemila litri. “E’ stata un’emozione immensa- ha detto il comandante del peschereccio. Mi era capitato una seconda volta, trent’anni fa”.

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Scoperta che potrebbe essere il preludio ad altri ritrovamenti simili nell’area e nelle vicinanze.

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