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Donne sognano di prostituirsi: Ozon esagera e il web si scatena

Le femministe, e non solo, del web su tutte le furie per la frase del regista francese. Il suo film a Cannes parla di una 17enne che si prostituisce.

Donne sognano di prostituirsi: Ozon esagera e il web si scatena

Desk2

22 Maggio 2013 - 19.17


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«Molte donne sognano di prostitursi». Una frase infelice che sta scatenando reazioni a catena sui social network. Il regista francese Francois Ozon, in lizza per la Palma d’Oro al Festival di Cannes con “Jeune et jolie”, parla così in un’intervista al magazine americano Hollywood Reporter.

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«Tutte puttane. Mister Ozon potrebbe, per favore, tenere per sé le proprie fantasie sessuali e non attribuircele», ha scritto sul suo profilo Twitter la portavoce del Partito socialista, Laurence Rossignol. Mentre l’associazione femminista Femen propone di insignire Ozon con «la Palma d’oro dello scemo 2013». Su internet i commenti impazzano: da «psicologia da supermercato», a «banalità» e «luoghi comuni» o ancora «opinioni da uomini».

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Nell’intervista, pubblicata ieri, la giornalista, Rhonda Richford, aveva chiesto al regista di spiegare perché, secondo lui, le donne avessero opinioni così contrastanti sul suo film che parla di una ragazza diciassettenne (interpretata dalla modella Marine Vacth) che si prostituisce per suo piacere.

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«Credo che le donne possano davvero essere in sintonia con questa ragazza perché molte donne sognano di prostituirsi – ha risposto Ozon -. Non vuol dire che lo facciano, ma essere pagate per una relazione sessuale è qualcosa di presente nella sessualità femminile».

E ancora: «Volere essere un oggetto sessuale, essere desiderata, essere usata, è qualcosa di molto diffuso. È il genere di passività che le donne cercano». Per Ozon questa «è la realta. Basta parlare con le donne o con gli psicologi, tutti lo sanno».

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Per spegnere la polemica, oggi il regista ha fatto marcia indietro su Twitter: «Le mie affermazioni – ha spiegato – sono state mal interpretate e mal comprese. Ovviamente non volevo parlare delle donne in generale, ma dei personaggi del mio film».

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