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Talenti diversi: disprassia, questa sconosciuta

Si apre domani a Roma un convegno sulla disprassia in età evolutiva, disturbo specifico dell’apprendimento. L'esempio di Daniel Radcliffe, alias Harry Potter.

Talenti diversi: disprassia, questa sconosciuta

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15 Marzo 2013 - 18.05


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di Maria Luisa Forenza

Il classico “imbranato” che sbatte dappertutto, che si muove in maniera poco agile, che cade, corre pesantemente, che non sa giocare con la palla, non sa andare in bicicletta, non sa soffiare sulle candeline, non sa disegnare, non sa tenere in mano una matita, non sa scrivere, ha una pessima calligrafia, che non sa ritagliare con le forbici, che non sa incollare un foglio dritto, che non è ordinato, che non sta mai fermo, che si distrae in continuazione, che ha i quaderni tutti stropicciati, che non partecipa, che si sporca la maglia quando mangia, che non riesce a vestirsi o ad abbottonarsi la camicia, e che anche quando ci riesce lo fa in maniera goffa e approssimativa… – In questo modo Letizia Sabbadini, neuropsicologa e psicoterapeuta, Presidente dell’Associazione Aidee, descrive il bambino con ‘disprassia’, disturbo specifico dell’apprendimento o Dsa.

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E continua: – Invece è un bambino assolutamente intelligente, vivace, curioso, spesso con un’ottima dialettica (salvo i casi in cui prevale la disprassia verbale) ed un’eccellente memoria; un bambino che impara con piacere, un bambino motivato che ha voglia di riuscire, un bambino coraggioso e pieno di risorse, che non aspetta altro che qualcuno lo aiuti a mettere a frutto tutte le sue potenzialità.-
Daniel Radcliffe, era un bambino con problemi di espressione verbale e comportamentale (non riusciva neppure ad allacciarsi le scarpe!) quando i suoi genitori (agente letterario l’uno e di casting l’altra) presero la decisione, non serena, di provare a farlo recitare. In due anni divenne l’eroe protagonista della Warner Bros debuttando nel 2001 nella saga di Harry Potter e conquistando la fama internazionale. Pochissimi sanno che era un disprattico. Di recente Radcliffe ha voluto pubblicamente raccontare le sue difficoltà nell’infanzia, così come altri professionisti, a cominciare dallo stesso Daniel Pennac con le sue confessioni in Diario di scuola.

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Il concetto di handicap in passato si riferiva a lesioni o sindromi gravi. Oggi è esteso ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, che includono dislessia, disgrafia, discalculia. La crescente frequenza del malessere, fra bambini e adolescenti, supera oramai la percentuale del 15% nella scuola dell’obbligo. I problemi di disturbi “specifici”, che non si risolvono spontaneamente, diventano nel tempo più gravi con il conseguente sovrapporsi di complicanze di tipo psicologico e comportamentale. E’ questo l’inquietante allarme lanciato dall’Associazione Italiana Disprassia dell’Età Evolutiva (www.aidee.it) che nei giorni 16 e 17 marzo (sabato e domenica), in collaborazione con i Gruppi Regionali e territoriali dell’AIDEE presenti sul territorio nazionale, riunisce in un Workshop a Roma gli esperti per divulgare le esperienze cliniche di valutazione, diagnosi e trattamento del disturbo attraverso la condivisione di casi clinici. Verranno discussi, inoltre, i criteri utili a definire le Linee Guida per la caratterizzazione della disprassia evolutiva, da poter condividere nel Convegno Nazionale del prossimo gennaio 2014.

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In tempi recenti si è ampiamente parlato di ‘dislessia’, ma poco conosciuta, e il più delle volte non riconosciuta in fase di diagnosi, è la disprassia che colpisce una importante percentuale dei bambini con DSA. Circa il 10%, della popolazione infantile pare esserne affetta, ma di questa tre quarti non riceve mai una diagnosi. I disprattici presentano un Q.I. nella norma, anzi, pur avendo un profilo molto disomogeneo, possono spesso risultare superiori alla norma. Si tratta di un deficit dei movimenti volontari in assenza di vistosi deficit motori, intesi come deficit della coordinazione motoria ed in assenza di deficit cognitivi. Si ipotizza che all’origine della disprassia ci sia un rallentamento nell’organizzazione e proliferazione delle reti neurali o che manchi un pieno collegamento tra le aree anteriori e posteriori del cervello. Pur non conoscendo in modo preciso la causa di questa difficoltà, c’è un accordo generale nel considerarla un disturbo specifico dello sviluppo neurobiologico. E’ di fondamentale importanza una diagnosi precoce. Purtroppo la disprassia viene spesso identificata tardivamente, negando al bambino la possibilità di riconoscere e valorizzare i propri punti di forza, individuare specifiche modalità di apprendimento in sintonia con le sue peculiari caratteristiche, sostenere la propria autostima, stipulare un patto di alleanza con i suoi genitori.

Conclude la dott.ssa Sabbadini: – Talento non vuol dire che si debba diventare grandi artisti o scienziati. Mettere in luce del talento significa avere la possibilità di liberare la nostra natura, la nostra essenza. In un mondo di gente ed individui che tendono ad essere tutti uguali, il talento rappresenta la nostra “diversità”. In ogni individuo c’è del talento: obiettivo e vero compito di chi si occupa di bambini e ragazzi deve essere quello di cercarlo, trovarlo, lasciarlo emergere nella sua unicità.- (I talenti diversi di Sabbadini, Razzano, Leonetti in AA.VV. “Mettere a frutto i talenti”, Franco Angeli, Milano 2013)

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AIDEE, Associazione Italiana Disprassia dell’Età Evolutiva (www.aidee.it)
tel. 06.64.78.11.45 – email: [email protected]

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