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La macchina del bosone di Higgs si riposa due anni

Il superacceleratore del Cern a riposo fino al 2015. Il direttore del centro di Ginevra: Sapremo la verità sul bosone di Higgs entro metà 2013

La macchina del bosone di Higgs si riposa due anni

Desk

15 Febbraio 2013 - 09.37


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di Federico Tulli

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Il Large hadron collider (Lhc) del Centro europeo per la ricerca nucleare (Cern) di Ginevra si prende un po’ di riposo. La più grande macchina per la scienza mai costruita dall’uomo, tra le grandi star del 2012 per essere riuscita a confermare l’esistenza del bosone ipotizzata nel 1964 fa dal fisico teorico scozzese Peter Higgs, ha iniziato a chiudere le attività durante la mattinata di giovedì 14 febbraio. Ed entro sabato prossimo si fermerà del tutto fino al 2015. In questo periodo di pausa, Lhc sarà sottoposto a controlli e manutenzioni, per ripresentarsi agli scienziati e ai tecnici del Cern ancora più potente di oggi, passando da 8 a 13 Tev. Le ultime collisioni tra particelle subatomiche sono terminate questa mattina, l’ultimo fascio di elettroni, protoni e neutroni, circolerà all’alba di sabato 16 febbraio 2013. La ricerca sul bosone di Higgs comunque non si ferma. Nei giorni scorsi, Rolf Heuer, il direttore del Cern, aveva affermato che entro la metà di quest’anno il mondo saprà con certezza se la particella subatomica scoperta nel 2012 dagli scienziati che lavorano sui dati di Lhc è il bosone teorizzato 40 anni fa, ovvero la cosiddetta “particella dio” che permetterebbe di scoprire un segreto cardine dell’origine dell’universo. Il numero uno del Cern ha paragonato il bosone di Higgs a «un fiocco di neve speciale, da identificare nel mezzo di una tempesta di neve e con dei mucchi di neve sullo sfondo». Secondo Heuer il modello standard della fisica nucleare descrive solo il 5 per cento dell’universo originato dalla enorme esplosione del Big Bang, come spiega la teoria dominante.

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Per spiegare come si compongono le particelle subatomiche, il fisico scozzese negli anni sessanta immaginò un campo di energia dove le particelle interagiscono con una particella chiave, il bosone di Higgs. L’idea è che più ‘particelle dio’ ci sono più la massa viene attratta. «Se viene scoperta una deviazione in una delle proprietà di questo bosone di Higgs, significa che potremmo aprire una nuova finestra sulla parte dell’universo oscuro, quel 95 per cento ancora sconosciuto», ha dichiarato Heuer confermando quanto raccontò lo scorso 4 luglio a [url”Babylon Post“]http://babylonpost.globalist.it/Detail_News_Display?ID=27504&typeb=0&04-07-2012–Margherita-Hack-[/url] l’astrofisica Margherita Hack nel commentare la notizia che il superacceleratore del Cern aveva riprodotto la particella agognata. «La teoria di Higgs – osserva Hack con la sua proverbiale chiarezza – spiega molto bene i fenomeni che si osservano e gli esperimenti che si fanno con le particelle e ipotizza la necessità che esista una particella molto più pesante del protone (appunto il bosone di Higgs) in grado di spiegare come tutte le altre particelle vengono create, cioè si formano e prendono massa. Questo bosone sembrava fantomatico. Ci sono stati molti anni di ricerca senza riuscire a scovarlo. Ora sembra certo che esista e quindi la teoria sarebbe confermata». La Hack come è noto, è atea, pertanto alla nostra domanda se fosse d’accordo con chi definisce il bosone di Higgs la particella di dio, si mise a ridere esclamando con una battuta delle sue (che molti non compresero…): «Io lo chiamo addirittura dio! Poiché è la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto – le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani – questa particella è veramente dio: è la particella-dio».

Se è giusta o sbagliata la teoria di Higgs lo sapremo, come dice il direttore del Cern entro pochi mesi, ma per avere la conferma alla fine ci sono voluti circa 50 anni. In ogni caso si tratta di un grande risultato per la fisica delle particelle che avrà ricadute anche nel campo dell’astrofisica avendo viaggiato quasi a braccetto. Archiviato o meno il bosone, quale sarà la prossima scoperta? «Intanto – precisa Hack – c’è il problema di sapere cosa è la materia oscura e cosa è l’energia oscura. Probabilmente anche il bosone di Higgs gioca un ruolo in questi due elementi. Poi bisogna cercare di capire perché l’universo è fatto di materia e non di antimateria. Oggi l’astrofisica riesce a vedere direttamente come era fatto l’universo 400mila anni dopo l’inizio dell’espansione. Dalle temperature e dalla densità della materia in quel momento, come i fisici, anche noi possiamo risalire ai valori di temperatura e densità della materia a frazioni infinitesimali di secondo dopo il Big bang. Ora la fisica particellare ha verificato l’esistenza di una particella che ne genera altre elementari che conosciamo solo in parte. Un passaggio chiave per distinguere gli ingredienti della zuppa di materia presente un attimo prima dell’espansione dell’universo».

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Federico Tulli

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