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Sesso, quando a cercare scuse è lui

Gli stragemmi più utilizzati dagli uomini per sottrarsi all'intimità. Spesso a motivare il rifiuto è la paura delle defaillance.

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Desk

30 Gennaio 2013


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Il rifiuto delle attenzioni sessuali non è una prerogativa femminile, anche gli uomini hanno il loro ventaglio di stratagemmi per evitare i momenti d’intimità con la propria partner.

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La scusa principe utilizzata dai maschietti per sfuggire alla sessualità è la stanchezza, seguita, nella classifica dei no mascherati, dalla sensazione di “non essere in vena”. C’è poi chi utilizza come scusa il programma preferito in tv, la necessità di portare il cane fuori o l’ennesima partita con i videogame. Non manca chi dice di aver mangiato troppo. A rivelarlo è una ricerca promossa dal sito LloydsPharmacy Online Doctor.

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Dall’indagine, che ha coinvolto quasi 2.000 persone, si è scoperto che dietro le scuse si possono nascondere, nel 7% dei casi, problemi di disfunzione erettile, ma anche che ad accorgersi del disturbo è solo il 16% delle donne.

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La ricerca, pubblicata in occasione della diffusione in Gran Bretagna del primo spot televisivo per promuovere informazioni utili per chi soffre di disfunzione erettile, ha svelato che quasi il 17% degli intervistati ha ammesso di aver pensato subito dopo l’inizio dei preliminari di non essere in grado di avere un’erezione. Inoltre la metà degli uomini ha sottolineato come, per loro, il campanello d’allarme di una possibile defaillance è quando nei primi cinque minuti dei preliminari non c’è alcun tipo di erezione. Infine, quasi un maschio su quattro confessa di non fare più sesso, un dato che sale al 42% per chi ha più di 55 anni.

Anche se il 47% degli uomini ha ammesso di rivolgersi a un medico nel momento del bisogno, solo il 24% affronta il problema con la partner. E ben il 21% ha risposto che non si sente a proprio agio con nessuno a parlare della disfunzione.

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Secondo Tom Brett, autore della ricerca, il disturbo sessuale «può colpire qualsiasi uomo, in qualsiasi fase della vita, ma non deve tradursi nella fine dell’intimità».

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