Le superpagelliadi: Klose nel ricordo di Chinaglia

Promossi e bocciati della stagione di rimpianti. [Francesco Troncarelli]

Le superpagelliadi: Klose nel ricordo di Chinaglia
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Francesco Troncarelli Modifica articolo

18 Maggio 2012 - 18.33


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di Francesco Troncarelli

Con 62 punti la Lazio migliora il quinto posto dell’anno passato (66 punti), occupando la quarta posizione, ma per il secondo anno consecutivo non agguanta il sogno Champions, per un niente. Un girone di ritorno disastroso con troppe sconfitte in trasferta e scialbi pareggi in casa (Lecce, Siena), non le permette infatti di compiere il tanto atteso salto di qualità.

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Del resto i 41 infortuni (più muscolari che traumatici), un record incredibile, hanno influito pesantemente sull’andamento del campionato della squadra e non hanno permesso al mister di poter disporre sempre dell’organico migliore che è stato addirittura indebolito col mercato di gennaio. In ogni caso al di là dei rimpianti legittimi c’è da sottolineare che finalmente si torna a vincere il derby sia all’andata che al ritorno (dopo 15 anni) e che con otto trasferte vinte la Lazio targata Edy Reja eguaglia quelle ottenute da Eriksson, Mancini e Delio Rossi.

Tra i sempre presenti Ledesma (l’ha fermato solo l’arbitro Celi), Marchetti, Gonzalez, mentre Hernanes è stato il calciatore più sostituito della serie A (22 su 28 presenze).

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18 partite vinte (l’anno scorso 20) 12 perse e 8 pareggi, 56 reti fatte e 47 subite. Miro Klose nonostante il grave infortunio che lo ha bloccato a lungo, ha siglato 13 gol, 8 il Profeta, 5 Rocchi che ha portato a 105 i gol in maglia biancoceleste, 4 Kozak, Mauri e Lulic, 3 Candreva e Ledesma, 2 Sculli e Cana, 1 Diakitè, “Matusa” e Scaloni.

Vediamo allora i promossi e i bocciati di questo campionato appena archiviato.

10 alla Gente laziale

E’ stata la grande protagonista di questa stagione. Sempre presente e sempre pronta a scatenarsi col tifo, ha regalato alla squadra entusiasmo e “coreografie” imponenti dimostrandosi così ed ancora una volta il dodicesimo uomo in campo, nel vero senso del termine. Da notare poi che in occasione dei grandi pienoni, leggi partite col Napoli e con l’Inter, ha sfatato finalmente il luogo comune che dice “tifoso occasionale, porta male”. No, se viene anche questo e tifa col cuore, porta bene, eccome.

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10 ad Olympia

Imponente, imperiale, immensa, ha bissato con la sua presenza il successo d’immagine dell’anno scorso, facendo parlare bene di Lazio in tutto il mondo. Anche testate autorevoli come il New York Times infatti si sono occupati di lei e di noi, applaudendo l’ iniziativa. E ciò, naturalmente suscita invidia, crea malumore in chi non può sfoggiare un simile simbolo identitario e dal ascino irresistibile. Ma come disse il poeta, non ti curar di loro, perchè Olympia vola, ma tutto il resto… striscia.

10 a Giorgio Chinaglia

Il più amato di tutti. Lo abbiamo constatato quando è arrivata dagli States la brutta notizia. Tutti abbiamo pianto il campione che ha trasformato col suo orgoglio e la sua grinta la Lazietta in una squadra da temere. Tutti abbiamo partecipato all’emozionante pre gara del sabato di Pasqua contro il Napoli dedicato a Lui, emozionandoci e salutandolo per l’ultima volta nel suo Olimpico con lo slogan entrato nella leggenda come lui stesso: Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia. Ieri come oggi, oggi come domani. Per sempre.

9 a Klose dell’altro mondo

Il Panzer de noantri è stata la rivelazione del campionato, la certezza assoluta, il mito da applaudire ad ogni circostanza. Spesso nella latitanza del gioco e della concentrazione dei suoi compagni, ha vinto le partite da solo, siglando peraltro gol bellissimi, primo fra tutti quello segnato alla roma al 93° nel derby d’andata. Una rete stratosferica che solo un campione come lui, ultimo a lasciare il campo di allenamento e disponibili pure a raccogliere di palloni come un magazziniere qualsiasi, poteva segnare. E meno male che come dicevano i saccentoni schierati con l’altra sponda che “è vecchio”.Forse, di sicuro ha una caratteristica che tanti palloni bori non hanno: è meraviglioso.

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8 e mezzo a Tomic-Seric-Luic, l’evoluzione della specie

E’partito in sordina, dalla panca, entrando in corso d’opera, il tempo di farsi conoscere e di prendere le misure e via, non si è più fermato. Trottolino giocoso du du du-da da da è passato dai piedi fucilati dell’esordio a quelli buoni del prosieguo dimostrandosi un jolly eccezionale, da utilizzare ovunque e comunque. Lo stop che l’ha tenuto fermo per tanto tempo è coinciso col calo della squadra nello sprint finale. Vorrà dire qualcosa?

8 a Carlos Monzon Ledesma

Er Lumaca è uscito dal guscio e ha macinato chilometri. Un caterpillar. Col suo gioco poco appariscente ma concreto, vero e proprio Mastro Lindo del gioco sporco, ha dato un senso agli schemi rejani con le sue verticalizzazioni e soprattutto i suoi cross con le punizioni e i corner, rivelatisi vincenti. Serio quant’altri mai,quando riderà a 32 denti e de gusto, vorrà dire che avremmo vinto qualcosa d’importante. E daje allora.

7 e mezzo a candrEva Herzigova

Fischiatissimo come Pupo al festival di Sanremo, ha superato critiche e diffidenza per il peccato originale che ha commesso da ragazzino, dando il fritto in campo. E così ha ricevuto solo applausi. Il suo impegno ha pagato. Ora deve pagare pure Lotito però, perchè va riscattato. Lo merita.

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7 e mezzo a Scaloni dell’Inps: con la riforma Monti si lavorerà vita natutal durante

Un po’ Walker Texas Ranger, molto Nando Moriconi, nel fort Apache Biancazzurro è quello che si arrende per ultimo. Ce la mette tutta e tira dritto dando sempre il meglio di sè. Calcioni, spallate, tentativi di dribbling, tentativi di gioco, tentativi di allungo. Tentativi insomma, proprio come noi, mezze seghe al sugo dominatori dei tornei fra scapoli e ammogliati al Tibidabo quando caliente el sol là su la playa, che in lui vediamo il giocatore che avremmo voluto essere con la nobile maglia indosso. Come dire, Scaloni, uno di noi. Eroe nel derby di ritorno, ha finito in crescendo, con tunnel e assist da paura segnando anche un gol. A questo punto il coro è unanime, il vero Lionel è lui, mica quel nanetto…

7+ a Nonno Reja

Ha fatto miracoli, ma non “il” miracolo. Gran signore dai modi affabili, ha però il record delle espulsioni, una sorta di antitesi vivente cioè, come Umberto Bossi che da Roma ladrona ha arraffato senza alcun imbarazzo. Lui ha acchiappato solo punti ma non abbastanza, complice qualche errore tecnico tattico e un abbandono da parte della società al momento del bisogno. Ora è’ arrivato al capolinea della sua avventura a Formello dopo tante dimissioni rientrate e questa volta che uscirà di scena definitivamente, va comunque ringraziato. Dalla salvezza all’Europa, non è poco. Arrivederci mister.

7 a Speedy Gonzales

Uno, nessuno, centomila. Pirandello? No, S.o.S. Tata, mica quella de La 7, il nostro. E ho detto tutto.

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6 e mezzo a Marchetto Marchetti

Dice, a far dimenticare Muslera ce voleva poco, beh, in effetti, non è che fosse un’impresa tipo quella di Nicola Savino all’Isola dei Famosi al posto della Ventura. Certo è che il capellutto portiere è stato spesso e volentieri determinante al contrario del castoro dal volto umano, mai decisivo se non in quella famosa finale di Coppa al momento dei rigori. Ma Musly è il passato mentre il presente si chiama semplicemente portiere. Come dire, c’era una volta un citofono. Adesso è in Turchia.

6 e mezzo a sculli sculli bane bane

Pronto e flessibile come un precario in era Fornero, il calabrotto più che in campionato, si è superato soprattutto in coppa. A giudicare dalla panza in fuorigioco che si ritrova, anche con la soppressata. In ogni caso ha dato il suo, ogni volta che è stato chiamato. Come Carlo Conti per Rai Uno.

6 e mezzo a zibidì-zibidè-diakitè

Ogni tanto qualche attaccante gli è sfuggito, bisogna ammetterlo. Poi però, il malcapitato c’ha rimesso, perchè lui l’ha inseguito come un gorilla imbestialito. L’Homer Simpson all black insomma ha dominato l’area piccola coi piedi, con le mani, con lo sguardo. A volte infatti è bastato solo quello per intimorire gli avversari.

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6 e mezzo a Rocco Rocchi

Il bomber ha colpito ancora. Quando è stato abile e arruolabile, s’intende. E’ arrivato infatti a quota 105 scalando posizioni su posizioni nella classifica dei marcatori laziali di tutti i tempi. Gli anni non gli pesano, e potrebbe dare ancora molto, come Pippo Baudo, un esempio di professionalità e attaccamento alla “casa” proprio come il Ghepardo. Provaci ancora Tommy.

6+ a bello Mauri!

Molto Rocco Tarocco, assai Dolce e Banana, il modello che non deve chiedere mai come quel dopobarba della pubblicità, ha sfilato su tutti i campi d’Italia badando a non scapigliarsi il capello fermato dal mitico cerchietto e a non scomporsi più di tanto. Quando poi si è ricordato anche di essere un calciatore ha fatto vedere qualche numero d’autore (la rovesciata coi napoletani ad esempio), che lo ha riscattato da un certo menefreghismo da passerella. Poteva dare di più e meglio, come Max Giusti ai Pacchi, ma tant’è e mentre resta come noi tutti in attesa degli eventi, potrà dedicarsi tranquillamente alla presentazione della nuova collezione primavera estate di intimo e costumi da bagno.

6+ al Tenente Kozak

Sembrava andato. Finito. Impacciato e legnoso più che mai. Poi nel rush finale, i guizzi vincenti e i gol. Come un anno fa. Ma dovrebbe maturare per crescere sui campi di periferia. Mandiamolo in esilio come hanno atto con Teo Mammucari, poi si vedrà.

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6 a Brocchi Bilboa

Ha cominciato alla grande, ha terminato in stampelle. Il classico testimonial di un’annata no in termini di infortuni e soprattutto recuperi da infortuni. Manco al Policlinico li “trattano” così. Per quello che ha fatto vedere comunque, è stato il solito piccolo grande uomo del centrocampo biancoceleste. Il problema ora è sapere, appunto, se è stato tout court. Ai posteri.

6 a Matusalemme lemme lemme

Spesso se l’è presa comoda. Tipo Marino Bartoletti, che sembra ti faccia un favore quando parla in televisione. A volte infatti è entrato in vestaglia e pantofole direttamente dalla camera da letto. Poi però, si è ricordato anche di dare del tu al pallone ed è stato Francelino-samba-e-vino.

6+ ad Albano dei Castelli romani Bizzarri

Lo davano per arrugginito. A sentire certi uccelli del malaugurio con lui in porta ne avremmo presi tre o quattro alla volta, e invece è stato “bizzarro” nello smentirli, facendosi trovare all’occorrenza pronto. Bravo.

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6- a er Nano

Superata abbondantemente la cinquantina di presenze con l’Aquila sul petto, il Profeta non ha tradito le aspettative offrendo sempre alla platea il suo numero migliore, quello che Silvan insegue da na vita: la sparizione. Ma si sa, lui è così, c’è ma non si vede, non si vede se c’è. Uomo ombra vero. Un fenomeno dell’illusionismo, che trae in inganno anche lo speaker che annuncia le formazioni che lo chiama alla ribalta a casaccio, non sapendo se poi il brasiliano si vedrà o meno in campo. Insomma, alta scuola di magia. Sim salabim carioca. Altro che Silvan.

6- a Oronzo Canà

Molto oronzo e ancora di più canà all’andata, ha recuperato sul finale il tempo perduto coi film di serie B. Lasciasse perdere Lino Banfi e se ne può riparlare.

6- ad Anticoli Corradu

Annataccia pure per il più romano dei rumeni. Bloccato anche lui nell’infermeria societaria. Qualche sprazzo positivo però l’ha fatto vedere, come ai bei tempi. Quelli per intenderci dell’esordio felice in biancoceleste, insieme al compagno di merende e di debutto Artipoli che dette vita al mitico calembour, Anticoli Corradu e Artipoli co’radu. Acqua passata.

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5 e mezzo a konko de mamma

E’ il malato immaginario della squadra. Ipocondriaco al massimo, anche se sta bene, si sente male, come Carlo Verdone e perciò non vuole giocare. Il guaio è che spesso sta male davvero. Ma tanto non gioca lo stesso.

5 e mezzo a c’era una volta la Grande Muraglia

El Cabezon e il Cocchiere. Il cameriere e Ligabue. Franco e Ciccio. Ric e Gian. De Sica e Boldi. Ficarra e Picone. Inseparabili nella buona come nella cattiva sorte i due centrali che l’anno scorso spazzavano via gli avversari, quest’anno sono stati spazzati via da gol a raffica. Nervoso a vanvera Dias, a vanvera tout court Biava, in due non ne hanno fatto uno buono. Il mezzo punto in più infatti è per la simpatia che proviamo per loro, spesso protagonisti con le loro amnesie di irresistibili puntate di “Oggi le comiche”.

4 e mezzo a garrido pe nun piagne

Come il “Nero Wolfe” di Pannofino. Abbaia ma non morde.

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4 a Stankovic Stankevicius

Inutile. Come Luca Argentero alle “Iene”.

4- a dinoZauri

Rispolverato dalle cantine di Formello dopo anni passati in letargo, si è ritrovato inconsapevolmente titolare senza colpo ferire. Ed è stato subito show. Ha fatto più danni lui, che Lele Mora, Emilio Fede e Lavitola messi insieme a Berlusconi. Con lui in campo insomma è stato un trionfo. Per gli altri.

3 e mezzo ad Al Bano senza Romina Carrizzo

E’ come quella rubrica della Settimana Enigmstica, “Incredibile ma vero”: Sì perché se con noi non ha mai parato una fetecchia de tiro, passato al nemico, dopo aver nell’unica esibizione con la maglia biancoceleste a Siena rimediato due pappine ( le altre 2 Bizzarri prima dell’espulsione), ha fatto il fenomeno. Tranquilli però, quando tornerà a fine stagione dal prestito rientrerà tutto nella normalità. Come Rocco Papaleo dopo Sanremo.

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3 a ce fa o Cissè?

Accolto in pompa magna come la Madonna del Carmelo alla Festa de noantri a Trastevere, dopo qualche sprazzo iniziale, si è afflosciato come Claudio Lippi alla “prova del cuoco” di Antonella Clerici. Da macho vero tutto tatoo a manichino imbalsamato stile Enzo Miccio di Real Time. Lento, impacciato, cacasotto davanti agli avversari, prevedibile come Fabrizio Frizzi quando presenta un programma, ha raggiunto il massimo quando in una partita ha lisciato prima la palla e poi è ruzzolato da solo per terra tra le risate generali. Insomma è passato nel volgere di un attimo, dalle stelle alle stalle. Come un Trota qualsiasi.

2+ al ristorante “Al Faro” a Fiumicino

Né carne né pesce. Semplicemente né.

1 a Mazinga Makinwa

Sì, c’era anche lui anche se non lo sapeva nessuno. Non ha mai giocato e non poteva essere diversamente, ma va comunque lodato, perché convocato d’urgenza per la delicata trasferta di Udine stante penuria di attaccanti, si è infortunato scendendo la scaletta del pullman. Grandissimo!

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